Consiglio di Stato: Rettore di Milano ha agito contro il buon andamento dell’ateneo.Trame:si dimetta

Ne avevamo parlato in più di un comunicato di "Trasparenza e Merito" (si vedano i documenti 1 2 3, una specie di telenovela) e, nello specifico, se n’era letto in articoli di giornale ("Corriere" e "Repubblica" di Milano) e scritto nel libro Mala università (Chiarelettere), in un capitolo dedicato ai rettori "dittatori".

Lo ricordate quando da bambini si giocava al pallone in strada o nei campetti di periferia e ad un certo punto della partita qualcuno, quasi sempre il più bullo, se la sua squadra subiva una goleada oppure se commetteva un "fallaccio" - di solito in queste partite non c'era mai l'arbitrio - ad un tratto prendeva in mano il pallone e se lo portava via per non fare più giocare gli altri, per dispetto. Ecco, in sintesi, scherzandoci su, è proprio quello che ha fatto il rettore dell'ateneo di Milano. Peccato sia stato pizzicato dalla nostra associazione, dalla stampa, e infine, per fortuna, anche dai giudici. E quindi ha dovuto mollare il pallone che si era portato via.

Oggi ci arriva notizia, infatti, della sentenza del Consiglio di Stato (n. 7043 del 2021) nella quale si condanna nuovamente l’ateneo (università statale) di Milano che aveva fatto appello dopo l’avversa sentenza del Tar Lombardia a pagare 5 mila euro di spese di lite in favore del ricorrente (appellato), il professore Luca Fantacci, oggi docente in servizio, felicemente, all'università Bocconi. Riepiloghiamo i fatti, per chi non li conoscesse.

Il concorso in questione era per una posizione di professore di seconda fascia nel settore di Storia economica presso il Dipartimento di Studi storici, diretto dal prof. Antonio De Francesco. La commissione del concorso aveva dichiarato Luca il candidato più meritevole ma, a seguito di un esposto al rettore Elio Franzini della quarta classificata, Silvia Conca, quest’ultimo, con avallo dal dipartimento in questione, non ha approvato gli atti della commissione ed ha piuttosto nominato un “collegio di verifica”, con docenti non inerenti allo stesso settore scientifico, che ha riesaminato i titoli e le pubblicazione dei candidati ed ha proposto una nuova graduatoria con prima classificata, si dà il caso, proprio la candidata che si era rivolta al rettore. Cosa divertente da menzionare è che la commissione dei saggi esperti che avrebbero dovuto verificare i giudizi della commissione erano tutti di un altro settore scientifico rispetto al concorso messo a bando, ovvero di storia moderna. E' bene ricordare i docenti di questo collegio di verifica erano tutti "pensionati", cioè emeriti o "senior": Salvatore Ciriacono, Guido Pescosolido, Marta Petrusewicz.

La commissione originaria del settore non ha recepito la censura del "collegio dei saggi" ed ha riconfermato la vittoria a Fantacci ma a questo punto il rettore, abusando del proprio potere, come scriveranno successivamente i giudici del Tar, ha annullato il precedente concorso ed ha nominato una nuova commissione per rifarlo, suscitando le accese polemiche della società scientifica degli economisti (SISE). La nuova commissione, tuttavia, non ha accettato la nomina, dimettendosi in blocco, e rifiutandosi di espletare il concorso. Preso atto di ciò, con un ulteriore abuso di potere, il rettore ha revocato definitivamente il concorso (il famoso pallone portato via). Fantacci, che può vantare un importante profilo scientifico con pubblicazioni su riviste nazionali e internazionali (si veda qui), a questo punto, ha fatto ricorso al Tar Lombardia. I giudici del tribunale amministrativo, con la sentenza n. 192 del 2021, hanno annullato il decreto del rettore, il quale però, dispettoso, non si è dato per vinto ed ha proposto appello al Consiglio di Stato. Tanto il ricorso mica lo paga lui personalmente.

Ed ecco che giunge, oggi, il contenuto della sentenza del CdS che ha respinto l’appello del rettore, condannandolo a rifondere le spese di lite, con danno erariale per l’ateneo, visto che in realtà quei soldi non li metterà né lui, né il dipartimento, né il collegio di verifica, ma li metteranno tutti i cittadini. Secondo i giudici “la condotta dell’università (e quindi nella fattispecie del rettore) appare sintomatica del riscontrato vizio di sviamento rispetto al fine che la procedura di concorso deve perseguire, ponendosi in evidente contrasto con i principi di buon andamento, efficienza ed efficacia che devono ispirare l’agire dell’amministrazione”. E ancora “l’Università, nonostante le previsioni programmatiche adottate, ha revocato un atto attuativo delle stesse, senza dare conto delle ragioni per cui dovevano esserne disattese le previsioni, e senza motiva in merito all’interesse pubblico perseguito con l’esercizio del potere di autotutela (…) Revocare una procedura, per poi eventualmente bandirne un’altra per soddisfare le medesime esigenze di programmazione, si pone in tensione con i principi di economicità e di efficacia dell’azione amministrativa”.

In altre parole, i giudici bacchettano pesantemente e censurano il rettore e l’ateneo perché ha ingerito nella libera decisione di una commissione che ha operato con una valutazione comparativa nel merito, perché ha abusato del proprio potere nominando un collegio esterno, in modo tale da eludere l’operato della commissione preposta, e perché ha agito abusivamente annullando una procedura già messa in programmazione, soltanto perché il candidato risultato vincitore della stessa era evidentemente inviso allo stesso rettore e al dipartimento. Tutto questo ha prodotto, inoltre, ed è questa probabilmente la cosa più grave, un evidente danno erariale per il pagamento delle spese delle sentenze amministrative che sono poste a carico dell’ateneo, cioè della pubblica amministrazione e cioè, in ultima analisi, di tutti i contribuenti.

Ricordiamo, infine, che giorni fa, durante i caldi giorni dello scandalo sui giornali dovuto all'inchiesta di "concorsopoli" a medicina che ha visto coinvolti importanti docenti, medici, virologi, infettivologi, il rettore aveva parlato di "sconcerto e sgomento e di gravità inaudita, senza precedenti". Purtroppo, stando a quello che si legge in questa sentenza, sembra un po' come la storiella del bue che dà del cornuto all'asino. Si scherza, ovviamente. Anche se in realtà i risvolti di queste vicende hanno ben poco di scherzoso per la collettività, ma piuttosto di molto dannoso.

Andrebbe infatti previsto dalla politica, per legge, e dunque dalla giustizia amministrativa, che a pagare i costi delle spese legali di contenziosi ingiustificati come questo siano i diretti responsabili e non l'erario pubblico.

Stando così le cose, alla luce di questo pesante e perentorio atto di accusa del massimo consesso della Giustizia amministrativa e alla luce di tutti le azioni messe in atto dall’ateneo in questa surreale e incresciosa vicenda, che crea purtroppo un grave precedente e che lede la credibilità della figura del rettore in generale, che agisce troppo spesso come un despota assoluto, come un dittatore, non ci resta che chiedere allo stesso rettore Franzini di fare dignitosamente un passo indietro e di dimettersi dall’incarico, per il bene della comunità accademica e della cittadinanza tutta.

Leggi la lettera della SISE del 14 giugno 2019

Leggi il decreto del rettore di annullamento degli atti della commissione del 20 giugno 2019

Leggi il testo integrale della sentenza del Tar Lombardia del 21 gennaio 2021

Leggi il testo integrale della sentenza del Consiglio di Stato del 20 ottobre 2021