Giambattista Scirè

45 anni, siciliano di Vittoria, gli è stato scippato un posto da ricercatore e docente (per tre anni) all'Università di Catania. Storia contemporanea nella sede distaccata di Ragusa.
La commissione insediata a Lingue, nel dicembre 2011, gli ha preferito un'architetta. Il Tar e poi il Consiglio della Giustizia amministrativa (omologo del Consiglio di Stato in Sicilia) hanno riconosciuto che quel concorso era stato artefatto attraverso "una decisione illogica e irrazionale" e hanno imposto un risarcimento all'ateneo.
Dopo dieci anni e quattro rettori, però, Scirè non ha ottenuto il posto che gli spettava, solo una sostituzione di quattro mesi. L'ex ministra dell'Istruzione e dell'Università Fedeli ha salomonicamente risposto: "L'ateneo di Catania sta ottemperando" e il nuovo rettore dice: "Per Scirè dovremo trovare un riconoscimento formale". Il Tribunale di Catania ha condannato in primo grado i tre membri della commissione: abuso d'ufficio. L'ateneo, che di recente e in ritardo di anni, ha emanato il decreto che lo riconosce vincitore, non si è costituito parte civile al processo, ma avrebbe chiesto il risarcimento del danno erariale ai membri della commissione, dopo sentenza della Corte dei Conti. L'ex ministro all'Università Fioramonti ha chiesto chiarimenti con una lettera ufficiale. Il Presidente della Repubblica ha risposto alla lettera del ricercatore.

(fonte: Repubblica.it; Corriere della sera; il fatto quotidiano)

Giuliano Grüner

43 anni, avvocato amministrativista e ricercatore di Tor Vergata. 

"Per i prossimi anni si cerchi un altro ateneo. Finché faccio io il rettore, lei qui non sarà mai professore... o ritira il ricorso, oppure sparisca da qui", urlava il rettore Novelli il 28 maggio 2015 contro Grüner minacciando un provvedimento disciplinare a suo carico. E ancora: "Io non ne sapevo un c…, perché nessuno ha alzato il culo di venirmelo a chiedere! E questo non è possibile all’università. Ma siamo matti qui dentro? Cioè, uno fa un ricorso contro il proprio rettore e io non devo saperlo?...  Lei sta sputando nel piatto in cui mangia. Sta facendo una causa contro il suo rettore, c…! Non è mai accaduto. Quando mi chiamava il mio rettore io tremavo, c…!”.

Il ministero dell’Istruzione non si è costituito parte civile nel procedimento penale contro il rettore dell’Università romana di Tor Vergata, accusato di tentata concussione e istigazione alla corruzione, rinviato a giudizio il 3 marzo 2019. Sia il Tar che il Consiglio di Stato hanno riconosciuto in sentenze le sue ragioni, sancendo un importante precedente giuridico in materia di procedura di concorso per docente universitario.

(fonte: Repubblica.it; il fatto quotidiano) 

Pierpaolo Sileri

48 anni, medico di Tor Vergata, registrò le parole del rettore Giuseppe Novelli tra settembre e ottobre 2016. A lui il Magnifico prospettò vantaggi professionali in cambio della “promessa di recedere da tutte le proprie iniziative di tutela anche in sede giurisdizionale”.
Novelli voleva che il chirurgo ritirasse il ricorso al Tar, ci sarebbero stati vantaggi immediati. Per la Procura di Roma questo è un reato ascrivibile all’induzione alla corruzione e ha rinviato a giudizio il rettore di Tor Vergata. “Non c’è cosa più cattiva dell’essere umano che fare qualcosa contro qualcuno senza avere nulla in cambio”, disse ancora Novelli. La direttrice del Policlinico di Tor Vergata (non indagata) sibilò invece a Sileri: “Qui tu sei morto… Qui tanto con lui sei morto”. Il rettore Novelli è stato indagato dalla Procura di Chieti per abuso d’ufficio in concorso.

Di recente anche il Consiglio di Stato ha dato ragione a Sileri respingendo il ricorso della controparte e stabilendo che sia data pubblicità e trasparenza ai concorsi universitari in quanto concorsi pubblici. E' stato eletto in parlamento, al Senato, come rappresentante del M5S e nominato presidente della Commissione Sanità e poi viceministro.

(fonte: Repubblica.it; il fatto quotidiano)

Anna Maria Monteverdi

Nel 2010 partecipa al bando della Statale di Milano, per ricercatore a tempo indeterminato, classe di Storia del teatro; il Tar Lombardia accoglie il suo ricorso annullando gli atti della commissione, rea di aver “svalutato e omesso titoli” e di aver ritenuto negativa anziché elemento di merito, la sua “forte specializzazione”. Dopo l’appello, anche il Consiglio di Stato conferma la decisione del Tar Lombardia. La nuova commissione persevera nel giudizio negativo: non tiene in considerazione le sentenze e riesce persino a perdere per strada i volumi già contati dalla precedente commissione, un esempio della bizzarra aritmetica dei concorsi universitari. I giudici allora dispongono che l'ateneo nomini una nuova commissione. Passano quasi tre anni senza che questa venga nominata (alcuni commissari sono già in pensione, altri vengono decimati da malattie e rinunciano). Dopo un tentativo di cancellazione del posto (a cui il Tar risponde con un significativo riconoscimento del diritto della ricorrente a “essere giudicata”), la vicenda volge al suo epilogo. La nomina di un commissario ad acta riconosce i titoli della candidata come “nettamente superiori”. Il Tar evidenzia l’elusione del giudicato e l’inerzia dell’Università; a questo punto il Rettore rompe gli indugi e riconosce la Monteverdi - per decreto - vincitrice del concorso, dopo ben 7 anni di lotta.

(fonte: Repubblica.it)

Adamo Domenico Rombolà

Ricercatore, 54 anni, si occupa di AgroEcologia e Biodiversità, sviluppo di sistemi agrari efficienti nell’impiego delle risorse naturali, resilienti, longevi. Ha partecipato nel 2012 all'abilitazione nazionale da professore associato per poi accedere ai concorsi nella sua disciplina, Arboricoltura e Coltivazioni arboree. Ma la commissione ha stravolto il giudizio prima ancora di pubblicare i risultati, dopo essere stata sollecitata a una generica ed "irrilevante" revisione dal Miur. Fa ricorso, il Tar e il Consiglio di Stato gli danno ragione ma non basta. Ammesso con riserva al concorso bandito a livello locale dall'Alma Mater ne denuncia le "irregolarità". Intanto ha ottenuto l'abilitazione, anche per la prima fascia.
"Emergono forti discrepanze tra i giudizi riportati nei verbali dei commissari e gli esiti delle valutazioni, ma per chi denuncia scatta l'isolamento. Io stesso ho vinto il concorso da ricercatore che non era stato "approntato" per me. E dopo me l'hanno fatta pagare. Questo meccanismo va sradicato del tutto nell'università italiana. E su questo faccio un appello. Chiedo giustizia e il ripristino della legalità violata". E' pienamente inserito nella comunità scientifica internazionale. Si batte contro lo spreco dei talenti e si oppone tenacemente ai velleitari tentavi di isolamento di coloro che hanno violato la legge puntando sull’impunità.
(fonte: Repubblica.it - ilfattoquotidiano.it) 

Agnese Rapposelli

Studiosa nel settore scientifico disciplinare di Statistica, titolare di un assegno di ricerca per 4 anni all'Università G.D'Annunzio di Chieti-Pescara ed autrice di numerose pubblicazioni su riviste di fascia A, ha conseguito l'abilitazione scientifica nazionale per il ruolo di professore associato nel settore di Statistica economica. Nel 2017, per ben due volte, il Tar ha accolto con formula piena (sottolineando il travisamento dei fatti) i suoi due ricorsi che contestavano alle rispettive commissioni la non abilitazione nei settori di Statistica e Demografia / Statistica Sociale. Ha impugnato l'esito di un concorso per ricercatore (3 anni) bandito dal Dipartimento di Economia aziendale, accolto pienamente nell'aprile 2018 dal Tar di Pescara che ha sottolineato "l’illegittima inclusione di titoli e l'erronea valutazione della produzione scientifica del controinteressato" da parte della commissione che "non si è attenuta alla disposizione del bando che le imponeva di procedere ad una “equilibrata” ponderazione dei criteri e dei parametri". L'ateneo di Chieti ha nominato una nuova commissione, di diversa composizione, che seguendo i parametri scritti in sentenza, l'ha dichiarata vincitrice del concorso. Ha preso servizio come ricercatrice al Dipartimento di Economia Aziendale dal 1 aprile 2019.
(fonte: ilCentro.it - ilmessaggero.it)

Pierluigi Siano

47 anni, professore associato di Ingegneria ha fermato il concorso per professore di prima fascia ("Sistemi elettrici per l'energia") bandito tramite avviso dall'Università di Salerno, il 14 dicembre 2016. E, dopo essere andato alla Procura di Nocera inferiore, ha costretto a dimettersi il presidente di commissione.
Da un primo controllo sulla prova è venuto fuori che un candidato (di quattro partecipanti) aveva co-firmato 113 pubblicazioni su 130 insieme al pro-rettore, il presidente di commissione appunto. Candidato e giudice legati dai lavori disciplinari. Il collegio d'ateneo - scoprirà la procura leggendo gli atti del bando - il 5 maggio scorso già conosceva i nomi dei candidati quando ancora non erano stati stabiliti i criteri. E, di fatto, "nuovi criteri sono stati aggiunti arbitrariamente", si legge nell'esposto del denunciante. Il concorso all'Università di Salerno è stato annullato.

(fonte: Repubblica.it)

Antonella Fioravanti

Lei lavora tutti i giorni nello stesso reparto a Reumatologia dell'Azienda ospedaliera universitaria di Siena con il professor Frediani. Lui è stato condannato per abuso d'ufficio per un concorso del 18 febbraio 2006, quello che gli aprì la carriera in ospedale.
La denunciante era proprio lei, sconfitta allora per quel posto da "associato". Il professor Frediani, in concorso con un membro della commissione (nel frattempo deceduto), aveva nel suo computer i cinque temi della prova didattica. Prima della prova. Ed era Frediani, candidato, a colloquiare via mail con i commissari e a costruire con loro il verbale con i giudizi.
La dottoressa ha deciso di rendere pubblica questa vicenda: "Il professor Frediani è stato condannato, non ha fatto appello, ma, blindato dall'Università di Siena, ha continuato a lavorare in corsia".

(fonte: Repubblica.it)

Cecilia Scoppetta

Studiosa di Architettura con dottorato in Urbanistica (e 85 pubblicazioni), oggi insegna tecnologia a scuola.
Nove anni fa scoprì che un concorso per ricercatore a tempo indeterminato bandito dall'Università di Roma Tre era stato già assegnato ad un'altra candidata, nipote di Enrico Garaci, andreottiano che fu sindaco di Roma per poche ore, già rettore di Tor Vergata.
L'architetta si presentò alla prova con altri quattro candidati (ventuno si erano ritirati prima) e assistette alla vittoria dell'altra candidata dopo scena muta. Denunciò tutto. Nel marzo 2017 la Procura di Roma ha rinviato a giudizio la vincitrice di quel concorso per aver prodotto falsi in quel bando e poi per il dottorato, l'abilitazione nazionale e in convegni.
Prosegue il suo contenzioso sia a livello amministrativo che a livello penale. Il processo è entrato nel vivo ad aprile 2019 con le ultime udienze.

(fonte: Repubblica.it)

Giulia Romano

Sul concorso denunciato nel 2017 dalla ricercatrice, per un posto di professore ordinario al dipartimento di Economia e management dell'ateneo di Pisa, è stata aperta un’inchiesta. Il sospetto è che la commissione d’esame avesse già deciso a priori chi far vincere e i magistrati vogliono capire se esiste un sistema di potere baronale che influisce sui concorsi pubblici.

Sospetti generati da una registrazione clamorosa nella quale il presidente di una delle commissioni esaminatrici sembra ammettere le presunte irregolarità. A registrarle il marito di Giulia, Andrea Guerrini, anche lui docente universitario, ma a Verona. Lei ha poi presentato una denuncia alla procura allegando oltre alla registrazione anche altri documenti. Sul caso, all'inizio del 2018, si è già espresso anche il Tar di Firenze, accogliendo pienamente il suo ricorso, dopo l’avvio di una indagine da parte della commissione etica dell’ateneo pisano, considerato tra i più validi d’Europa, finita però con un nulla di fatto. La giustizia amministrativa ha stabilito che debba essere nominata una commissione di diversa composizione per rifare il concorso, ma ad oggi tutto è rimasto bloccato. Il presidente di quella commissione è stato rinviato a giudizio per abuso di ufficio.

(fonte: Corriere.it)

 

Paolo Voci

63 anni, è un medico cardiologo (e ricercatore) dell'ospedale universitario di Tor Vergata dal 2001, da quando i primi ambulatori ospedalieri sono stati aperti. Ha introdotto in Italia l’ecocardiografia transesofagea e intraoperatoria ed è consideratom a livello internazionalem un pioniere dell’ecocontrastografia miocardica.
Il dottor Voci ha denunciato come i concorsi nell'ateneo romano abbiano in media un solo candidato, il vincitore, e come il suo reparto sia stato svuotato di ogni potenzialità di ricerca per le scelte fatte dalla dirigenza dell'ospedale e in particolare dal professor Romeo: "Tutto questo ha portato un grave danno al percorso formativo di studenti e specializzandi".
Laureato all'Università romana della Sapienza e poi ricercatore alla Temple University di Philadelphia e alla University of Chicago, oggi dice: "Nel 2010 nove cardiologi, io compreso, hanno denunciato all'amministrazione di Tor Vergata le modalità padronali e nepotistiche in cui veniva condotto il reparto di Cardiologia, nessuno ci ha mai dato una risposta".

(fonte: Repubblica.it)

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Federica Fernandez

La siciliana Federica Fernandez, esperta in Progettazione edilizia e restauro, direttrice di un Centro interdipartimentale su Nanotecnologie e coordinatrice di vari progetti europei e internazionali, partecipa nel 2010 ad un concorso per un posto di ricercatore a tempo indeterminato all'allora Facoltà di Architettura dell'Università di Palermo, settore disciplinare Icar 12, Tecnologia dell'architettura. 

Nella prima sentenza del 2012 i giudici del Tar di Palermo avevano accolto il suo ricorso. stabilendo che la commissione aveva agito in modo non ponderabile e quindi al di là della legittima discrezionalità. 

Nella seconda sentenza, quella del 2015, i giudici del Tar avevano definito erronea e contraddittoria la valutazione della commissione, in particolare ricordando che non avrebbe mai potuto prendere visione della tesi di dottorato della controparte. 

Per la terza volta, il 14 gennaio 2019, i giudici hanno accolto il ricorso della coraggiosa collega perché la nuova commissione non ha valutato la consistenza complessiva della sua produzione scientifica, dell'intensità e della continuità temporale, senza applicare gli indici di valutazione delle pubblicazioni scientifiche utilizzati a livello internazionale. Un bel guaio per l'ateneo di Palermo.

(fonte: Repubblica.it)

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Monica Lazzarin

La ricercatrice Monica Lazzarin, dopo una vita interstellare - quale membro, tra l'altro, della commissione Nasa postdoctoral program e partecipante a numerose missioni dell'Agenzia spaziale europea - dallo scorso 1 febbraio può insegnare "Astrofisica del sistema solare" ai suoi studenti di Padova. Nel concorso del marzo 2017 i tre membri della commissione giudicante l'avevano chiaramente sfavorita - lo dirà un Tribunale amministrativo regionale quattordici mesi dopo - consentendo a uno dei due candidati vincitori di presentare due pubblicazioni scritte insieme a due commissari. Gli arbitri universitari, ha sentenziato il Tar, avrebbero usato un "eccesso di potere" perché il giudizio "eccellente" calato sulla vincitrice, poi, si scontrava con il solo "ottimo" della candidata sconfitta e ricorrente, con la non attribuzione di punteggio per la Missione Rosetta. In altri passaggi i giudici parlano di "affermazioni prive di riferimenti oggettivi che, nel loro complesso, non contengono un raffronto effettivo tra le posizioni dei candidati". 

Dopo la sentenza del Tar del Veneto favorevole alla co-coordinator di Rosetta, l'Università di Padova ha istituito una nuova commissione al Dipartimento di Fisica e Astronomia, ha fissato il nuovo concorso e lo scorso 31 gennaio il rettore Rosario Rizzuto ha pubblicato il decreto di nomina dell'astrofisica a professore di seconda fascia.

(fonte: la Repubblica.it, Corriere.it)

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Clarastella Vicari Aversa

ClaraStella Vicari Aversa, architetto e dottore di ricerca europeo, partecipa nel 2008 ad un concorso per ricercatore a tempo indeterminato nell’area disciplinare ICAR/14 - Composizione Architettonica e Urbana, bandito dall’Università degli Studi “Mediterranea” di Reggio Calabria, facoltà di Architettura. 

Dopo l'accesso agli atti, fa ricorso e scopre che l'esito dello stesso era viziato da gravissime irregolarità. Lo dice la prima sentenza del Tar di Reggio Calabria che accoglie il suo ricorso. L'Università non rinnova l’intera procedura come previsto dal Tar, ma fa ripetere solo le due prove scritte. 

La ricercatrice si ripresenta al nuovo concorso, che si è svolto nel luglio 2009, con la stessa commissione: l'esito si ripete, con macroscopici errori, da cui nuovo ricorso e nuovo accoglimento da parte del Tar prima (nel dicembre 2010) e del Consiglio di Stato poi (nel dicembre 2011) che annullano nuovamente. 

Dopo 2 anni, nel giugno 2013, torna a far vincere lo stesso candidato, al quale i commissari copia-incollano i giudizi della commissione precedente, secondo la sentenza.

A questo punto, nel 2017, ClaraStella si trova costretta ad avviare un ennesimo ricorso per ottemperanza della sentenza, mai eseguita correttamente dall'ateneo, e anzi impugnata al Consiglio di Stato dalla stessa Università, impugnazione che viene subito respinta. Nel gennaio 2018 invia un’istanza al Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca con la quale chiede di nominare una commissione con una composizione ulteriormente diversa, visti gli esiti precedenti. Ma l'esito ancora una volta torna ad essere lo stesso. 

(fonte: Giornale di Sicilia, Gazzetta del Sud

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Elena Ferretti

Il 21 gennaio 2019 la VI sezione del Consiglio di Stato ha emesso una sentenza importantissima contro una commissione dell'Università di Bologna e ha accolto per la terza volta consecutiva il ricorso di Elena Ferretti.

La vicenda risale al 2014, ad una chiamata diretta per la copertura di due posti di professore associato per il settore concorsuale 08/B2, Scienza delle Costruzioni, SSD ICAR/08-Dipartimento di Ingegneria Civile, Chimica, Ambientale e dei Materiali. 

Il Tar per tre volte, ed il Consiglio di Stato già per due volte, in passato, avevano messo in evidenza la "manifesta irragionevolezza e illogicità della predeterminazione da parte della commissione", in riferimento alla valutazione sull'attività didattica (e quando aveva illegittimamente escluso la valutazione degli indici bibliometrici dei candidati). Anche questa nuova terza commissione, in modo manifestamente sproporzionato, e per l'ennesima volta, ha eluso di ottemperare al giudicato. Nello specifico - sottolineano i giudici - la commissione ha ancora una volta disposto parametri "in palese violazione del dictum giudiziale e della par condicio dei candidati".

A questo punto, la sezione del Consiglio di Stato non si è limitata ad una pronuncia generica ma ha deciso di tutelare fino in fondo il ricorrente ed ha indicato essa stessa i criteri che la commissione avrebbe dovuto e dovrà tenere in considerazione.

Dopo il lungo contenzioso Elena ha preso servizio come professore all'Alma Mater.

(fonte: Repubblica.it)

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Luca Cerioni

Studioso di diritto tributario europeo e internazionale all'università di Edinburgh in Inghilterra. Nel 2010, il ricercatore, all’epoca “lecturer B” presso la “Brunel University” di Londra, vince, risultando unico vincitore per il settore diritto tributario, il primo bando del programma intitolato a “Rita Levi Montalcini” (lanciato con il decreto ministeriale 230/2005) e finalizzato a favorire il cosiddetto “rientro dei cervelli” in Italia. Il contratto è di tipo triennale (rinnovabile per un ulteriore triennio, previa valutazione positiva sull'operato del ricercatore da parte di un comitato nominato dal ministero e dall'ateneo di accoglienza), e interamente finanziato dal Miur che ha selezionato il progetto di ricerca, da stipularsi presso  l'Università politecnica delle Marche, dove Luca entra in servizio a partire dal 2011.

Alla fine del 2013, allo scopo di stabilizzare il rapporto di lavoro e nell'ottica di un suo impegno internazionale nell'area giuridica dell'ateneo, l'università di Ancona presenta al Ministero una proposta di “chiamata diretta”. Il Ministero nomina in commissione tre ordinari di diritto tributario, membri dell’associazione italiana dei professori di diritto tributario che però danno un parere negativo. Il ricercatore fa ricorso al Tar, che con una sentenza molto pesante censura la condotta della commissione (e anche quella del Ministero), in particolare, per aver adottato metodi tipici delle procedure ordinarie e non della “chiamata diretta”, per aver completamente ignorato il suo progetto di ricerca, per aver “erroneamente” scritto che il candidato non avesse prodotto alcuna monografia. A questo punto, dopo la nomina di una ennesima commissione da parte del Ministero in cui sono presenti nuovamente docenti con conflitti di interessi, ovvero legami accademici o associativi o di studio professionale, alla precedente commissione sanzionata, l'ateneo marchigiano ritira "tout court" la proposta di chiamata. Luca è dunque costretto ad una denuncia.

(fonte: Trasparenza e Merito)

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Paolo Rognini

La guerra di Paolo contro la precarietà e l'ingiustizia accademica dura da dodici anni. L'ateneo è quello di Pisa: quattro ricorsi e tante battaglie per ottenere una stabilizzazione. Il ricercatore di 52 anni nasce a Livorno. Dopo dodici anni, ancora, non si sono sciolti i nodi di una vicenda che ha visto tre ricorsi, due al Tar e uno al Consiglio di Stato, tutti vinti. La vicenda parte nel 2007, quando è bandito un posto per ricercatore a tempo indeterminato all'allora facoltà di Economia sul settore di Geografia economico politica. I concorrenti sono due e risulta vincitrice la controparte. Nonostante le sentenze amministrative, un’istanza alla Commissione etica di ateneo per ingiustizia e disparità di trattamento, le commissioni che si dimettono e una segnalazione alla Procura della Repubblica, tutto è rimasto invariato, da anni. Perfino senza "competitor", visto che nel frattempo l’altra persona è divenuta professore associato, l'Università di Pisa il ricercatore Rognini proprio non lo vuole. Solo che, da accademia “bipolare”, allo stesso tempo riconosce un contratto di docenza al dipartimento di Scienze della Terra e gli confersce un "ottimo con lode" per una tesi di dottorato sulla comunicazione tra scienza e politica”. La lunga vicenda è tuttora aperta, in corso d'opera, dopo diverse denunce in Tribunale.

In una bella intervista al Tg Rai Toscana il ricercatore, con rabbia, amarezza, coraggio e determinazione, racconta la sua storia e chiede che finalmente l'Accademia gli accordi, sentenze alla mano, il meritato riconoscimento per il duro lavoro e i sacrifici fatti nel corso degli anni.
 

(fonte: Il Tirreno, Tg Rai Toscana)

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Celestina Fazia

La vicenda riguarda un concorso di ricercatore a tempo indeterminato settore scientifico ICAR 21 - Urbanistica, bandito nel lontano 2011, dall’Università Mediterranea della Calabria. Celestina, che nel frattempo ha ottenuto 2 abilitazioni scientifiche ASN alla seconda fascia per lo stesso settore disciplinare), impugna gli atti facendo un ricorso amministrativo. La ragione? Il bando di concorso, per effetto di una norma applicata prima della legge 240/2010 e che ha interessato le procedure degli ultimi anni (2009-2010) pre legge Gelmini, prevede solo un’attenta valutazione dei titoli, dei risultati scientifici dei candidati e un colloquio. Quindi nessuna prova scritta ma solo la valutazione analitica dei titoli e delle pubblicazioni. A quanto risulta dagli atti dei procedimenti amministrativi, invece, il presidente di quella commissione di concorso non completa mai i lavori e verbalizza che non "sussistono le condizioni per la formulazione di giudizi collegiali condivisi su tutti i candidati e per la conseguente valutazione comparativa per l’individuazione del vincitore". Su 14 candidati presenti al colloquio, secondo questa lettura, nessuno avrebbe meritato di vincere pur essendo tutti  altamente qualificati. A questo punto la ricercatrice fa ricorso chiedendo all’ateneo di far concludere la procedura sostituendo la commissione, ottenendo in risposta il silenzio. Celestina allora inoltra un ricorso avverso il silenzio, che vince con due sentenze (2015 e 2016) del Tar Calabria, ma l'ateneo invece di sostituire la commissione giudicatrice annulla gli atti della procedura che, a suo avviso, sarebbe definitivamente chiusa. Finalmente, nel 2018, l’università nomina ufficialmente una commissione, ma passano altri due anni prima che il concorso abbia luogo: vincitrice un’altra candidata che però secondo la relazione di minoranza del presidente della nuova commissione nominata, non sarebbe la reale vincitrice del concorso. Nuovo ricorso al Tar e denuncia.

(fonte: Quotidiano del Sud)

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Giuseppe De Luca

Professore associato e cardiologo di eccellenza, sia in ambito clinico che scientifico, primo interventista emo-dinamista in Italia per numero di interventi al cuore, tra i migliori ricercatori del suo settore (nella classifica “Top italian scientists”), ha all'attivo oltre trecento pubblicazioni, molte delle quali su riviste internazionali. Morale della favola? Non ha il favore del suo ateneo, né del direttore del suo dipartimento, dunque resta al palo. Come? Semplice, il dipartimento bandisce un posto solo per “esterni” (modificando la sua decisione in corso d'opera), quando abitualmente si tende a piazzare sempre gli “interni”. MA ogni dipartimento, modificando regolamenti e leggine, sulla base della presunta legge di autonomia degli atenei, può fare letteralmente quello che gli pare, a seconda dell'esigenza e della necessità di sistemare qualcuno. Tar Piemonte e Consiglio di Stato, in prima battuta, riconoscono le sue ragioni, ma l'ateneo, in tutta risposta, annulla il concorso, e il tribunale non batte ciglio: tutto regolare. Come è possibile? Sì, è andata proprio così. Giuseppe viene anche fatto fuori come direttore della scuola di specialità in malattie dell'apparato cardiovascolare, ed è costretto ad una serie di segnalazioni al ministero, una interrogazione parlamentare e anche ad una denuncia che però, a tutt'oggi, non ha avuto esito. Scrive una coraggiosa lettera ai suoi colleghi che invia all'associazione: “Chi lavora in una istituzione pubblica, senza avere un minimo di senso dell'istituzione stessa, forse farebbe bene a trasferirsi in una università privata o svolgere attività libero professionale”.

(fonte: Il quotidiano piemontese)

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Anna La Bruna

Ricercatrice in storia del pensiero economico, con abilitazione scientifica nazionale da professore associato conseguita fin dalla prima tornata del 2012, ha collaborato con “La Sapienza” di Roma e lavorato per parecchi anni all'estero, in Inghilterra. Dopo un lunghissimo contenzioso amministrativo e una denuncia, Anna viene reintegrata in servizio. Ma ci vogliono dopo due sentenze, una del Tar Catania nel 2015 e una del Consiglio di Giustizia nel 2016. La studiosa deve attendere più di quattro anni e una nuova sentenza del Tar per l'esecuzione del giudicato e l’insediamento di un “commissario ad acta”, per poter essere messa in servizio e tornare a percepire lo stipendio, incredibilmente sospeso dal 1 novembre 2015 (con collocamento "quiescenza" rivelatosi illegittimo), senza poter percepire neppure il trattamento pensionistico da parte dell'ateneo, annullato dai giudici. Un danno enorme alla sua carriera lavorativa, alla sua vita personale e sociale, oltre che in termini economici. La sua storia è presente nelle intercettazioni dell'inchiesta "università bandita" della Procura di Catania, che ha portato alla richiesta di rinvio a giudizio per i dieci capi di una "associazione a delinquere accademica" (così definita dal Procuratore Zuccaro) e al processo per vari reati nei confronti di altri 45 docenti su concorsi truccati.

(fonte: Corriere della Sera, La Sicilia)

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Riccardo Benedettini

Per un posto da professore associato in letteratura francese, bandito dal dipartimento di lingue e letterature straniere, al concorso partecipano due candidati e la commissione, alla fine dei lavori, dichiara entrambi idonei, attribuendo a Riccardo il giudizio complessivo di “ottimo”, e alla sua controparte il giudizio di “discreto” sulle pubblicazioni e “sufficiente” sull'attività didattica. Ma il consiglio di dipartimento e il suo direttore deliberano di non procedere ad alcuna chiamata del posto, né del più meritevole secondo la commissione, né dell'altra candidata risultata idonea, perché alla riunione del consiglio di dipartimento non sarebbe stato raggiunto il numero legale, cioè il numero minimo di membri per la votazione (svoltasi peraltro a scrutinio segreto). Riccardo fa ricorso e vince al Tar Veneto, che manda esso stesso gli atti in Procura per l'accertamento di possibili reati penali. Secondo i giudici il dipartimento non può, senza una motivazione dettagliata e plausibile, rinunciare alla chiamata del posto, successivamente alla valutazione della commissione, solo perché non ha vinto la predestinata, perché sussiste una chiara esigenza didattica e di ricerca sul quel settore messo a bando. L'ateneo ha creato una “inversione logica” illegittima. Ragion per cui deve ripristinare la “chiamata” del posto e attribuirla, obbligatoriamente, a Riccardo, il quale infatti – come ricorda un articolo di giornale, è messo subito in servizio.

(fonte: Il fatto quotidiano.it)

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Monica Bruno

Altrettanto epica è l'odissea di un'altra donna dell'associazione di nome Monica. L'oggetto del contendere è un posto all'università di Bari, sede di economia e commercio di Taranto. Un bando per l'assegnazione di un posto da ricercatore in diritto commerciale, sempre da rifare. La sua vicenda va avanti dal 2009, tra lettere, ricorsi e processi (a rischio della prescrizione). Due sentenze del Tar pugliese, tre del Consiglio di Stato e addirittura ben due procedimenti penali, uno contro la commissione, rinviata a giudizio, uno a suo carico (da cui è stata assolta perché il fatto non sussiste). Commissioni che si dimettono, una vera e propria guerra fatta di ricorsi, esposti e carte bollate, che oggi non si è ancora conclusa. A Monica, che conosce in anticipo il nome del vincitore, viene “consigliato” di non partecipare, ma lei decide andare avanti. Registra tutto e poi denuncia. Inizia così un procedimento penale contro la commissione, carico di colpi di scena, rinvii e ritardi. È ciò che lamenta la stessa Monica in una lettera aperta inviata al ministero: “Il tempo perso per le lungaggini della giustizia penale, purtroppo, sembra avviare inesorabilmente il processo del binario morto della prescrizione... Una pietra tombale sulle mie ansie, sulle attese individuali e familiari, sui diritti calpestati, sul mio desiderio di giustizia”. Il Consiglio di Stato nella sua sentenza è perentorio e sostiene che la commissione ha sovvertito il diverso “peso dei titoli di ricerca” esibiti da ciascun candidato, a cominciare dal voto di laurea, fino alla suggestiva, o forse meglio dovrebbe definirsi eccentrica, valutazione dei cosiddetti “soggiorni di studio all'estero” della controparte di Monica, trasformati dalla commissione in titoli di preferenza. Le commissioni nominate si dimettono tutte, una per una, per sfuggire al loro compito di valutazione. Ancora ricorso. Ancora una volta, tutto da rifare. E Monica non si ferma. Il processo è in corso di svolgimento.

 (fonte: il fatto quotidiano)

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Alessandra Gavazza

Il concorso risale al 2010: un posto per ricercatore a tempo indeterminato, bandito dal dipartimento di scienze veterinarie. Alessandra fa ricorso al Tar contro la chiamata della vincitrice in quanto incompatibile, per la presenza del suo convivente (poi divenuto marito) nello stesso dipartimento, in qualità di docente. Il Consiglio di Stato accoglie il suo appello e, nel 2018, annulla tutto. Alessandra invia tutta la documentazione, fin dall'inizio, al comitato etico dell'ateneo, che se ne infischia. Il fatto grave è che, nonostante la sentenza sia esecutiva, l'ateneo non ha mai sospeso la controparte, che nel frattempo (2016) è divenuta professore associato, come se nulla fosse. La ricercatrice va avanti e chiede il giudizio di ottemperanza sull'ateneo che non ha dato esecuzione al pronunciamento. Anche stavolta i giudici ne accolgono le ragioni, sottolineando chiaramente che deve essere estinto il rapporto di lavoro della vincitrice illegittima. Solo dopo questo ennesimo atto, l'ateneo, “obtorto collo”, riconvoca una nuova commissione che ripete il concorso e stavolta dichiara vincitrice, con parametri della sentenza alla mano, la ricorrente. E siamo all'oggi. Nonostante Alessandra, che nel frattempo ha conseguito l'Asn per professore associato ed ha vinto un posto da ricercatore (senior) all'ateneo di Camerino, sia stata dichiarata vincitrice anche a Pisa, non risulta alcun atto da parte dell'ateneo a proposito della sospensione della controparte. Tutto ciò ha solo un nome: non esecuzione di sentenza.

Intanto l'ateneo pisano prova a correre ai riparti e le offre, in ritardo dieci anni, la presa di servizio come ricercatore secondo quanto disposto dalla sentenza di ottemperenza dei giudici.

(fonte: Il Tirreno)

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Luca Cegolon

Il medico e ricercatore trevigiano, autore di importanti studi sul Covid, e il suo contenzioso con l'università di Trieste per un posto da ricercatore nel settore scientifico MED-42 (Igiene generale e applicata) presso il Dipartimento universitario clinico di Scienze mediche, chirurgiche e della Salute. Nel 2019 il Tar del Friuli-Veneiza Giulia ha accolto il suo ricorso, ordinando l'esclusione della candidata vincitrice che non aveva la specializzazione medica richiesta dal bando (non di area medica ma sanitaria). Luca era inoltre l'unico dei candidati del concorso a possedere l'Asn. Dopo il Tar sopravviene il pronunciamento del Consiglio di Stato che respinge l'appello dell'ateneo. Titola un articolo di giornale: “Atenei, sentenze e follie burocratiche: ottenere verdetti a favore non basta”. Se n'è già parlato anni fa, a proposito di una famosa lettera del direttore generale del ministero dell'istruzione, dopo il pesante esito giudiziario di un concorso truccato di otorinolaringoiatria: “L'annullamento di un atto non può fondarsi sulla mera esigenza di ripristino della legalità”, aveva scritto solennemente. Ebbene se gli atenei e i rettori sono convinti di essere al di sopra della legge e delle sentenze giudiziarie, i loro uffici amministrativi non sono da meno. Infatti, nonostante le due sentenze che hanno annullato il concorso ed hanno disposto l'esclusione della candidata illegittimamente vincitrice, il direttore generale dell'ateneo scrive: “La proposta di chiamata costituisce, infatti, espressione di un diritto potestativo ad esercizio procedimentalizzato o semplice e non è conseguenza vincolata e necessaria dell'esito favorevole del concorso”.

In poche parole la traduzione del burocratese da far invidia all'Accademia della Crusca è: “Se il dipartimento non vuole fare la chiamata, non la fa punto e basta. Alla faccia della legge”.

Alla fine però, oltre alle sentenze, complice la pressione mediatica dell'Associazione e dei giornali, l'ateneo è costretto a piegarsi e il rettore emana il decreto di chiamata per il medico trevigiano. Si attende la chiamata da parte del dipartimento.

(fonte: Corriere della Sera; il Piccolo)