Whistleblower d’Italia: se denunci ti cancello

ROMA – «Ci ho messo la faccia, ho denunciato le irregolarità di un concorso pubblico universitario e sono stato emarginato dalla comunità accademica». Quella di Giambattista Scirè è una di quelle storie fin troppo conosciute in Italia. Autore di diverse pubblicazioni, lo storico si presenta nel 2011 a un concorso per un contratto da ricercatore in Storia contemporanea indetto dall’Università di Catania. I partecipanti sono sei. Cinque, tra i quali Scirè, hanno un dottorato in storia contemporanea. Ma la Commissione sceglie il sesto candidato, un architetto.

Da quel momento Scirè dà il via a una lunga battaglia giudiziaria che porta a una condanna amministrativa dei professori valutanti, seguita da una sentenza penale dello scorso aprile. «Ma la mia vita è cambiata radicalmente, dal momento della denuncia ho trovato solo porte chiuse per le pubblicazioni. L’ateneo non ha eseguito la sentenza amministrativa e il mio contratto non è stato prorogato, ho sospeso corsi avviati, in pratica sono stato estromesso dalle aule», commenta Scirè.

Il professore mancato è uno dei casi più eclatanti di whistleblowing, una pratica che sta trovando sempre maggior riscontro anche in Italia, dove l’atteggiamento verso chi denuncia illeciti della pubblica amministrazione è spesso di forte sospetto se non di aperta discriminazione. Il termine stesso non trova una traduzione neutra nella nostra lingua: spione, talpa, gola profonda o informatore sono tutte parole dalla connotazione negativa. Ecco perché Scirè ha deciso, nel novembre 2017, di dare voce alle tante persone che hanno vissuto storie simili e costituire "Trasparenza e Merito. L'Università che vogliamo", no profit che si batte per un’Università differente.

«Da quando siamo nati abbiamo ricevuto più di 250 segnalazioni, metà delle quali si sono trasformati in ricorsi e denunce», afferma Scirè. E sempre di novembre 2017 è la legge che tutela i dipendenti della pubblica amministrazione che segnalano. Chi in ragione di un rapporto di lavoro venga a conoscenza di condotte di abuso e le denunci al responsabile dell’amministrazione non può subire ritorsioni di alcun tipo. In caso di licenziamenti, spostamenti e demansionamenti, l’Autorità nazionale anticorruzione (Anac) può dare comunicazione alle autorità giudiziarie o erogare direttamente sanzioni. Sebbene le rivelazioni italiane non abbiano la portata mondiale di quelle diffuse da Wikileaks sull’impegno militare americano in Iraq e Afghanistan, le segnalazioni crescenti hanno contribuito a fare breccia nel muro di omertà che si erge spesso attorno a grandi e piccoli scandali nostrani.

Ma chi sono gli Assange italiani? I campi di applicazione della legge sul whistleblowing sono molteplici: si spazia dallo sport, ai trasporti, dalle Forze Armate all’Università (...)


Leggi l'articolo integrale di Filippo Poltronieri su "Il Paese Sera" del 1 luglio 2019



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