UniStra Perugia: i mali di un "sistema di potere" che viene da lontano, molto prima del caso Suarez

L'Università per Stranieri di Perugia, a Palazzo Gallenga, è un pozzo senza fondo. Oggi la Guardia di Finanza, su delega del Procuratore di Perugia Cantone, ha indagato 23 docenti, tra cui la ex rettrice Grego Bolli, Stefania Spina, Daniele Piccini, ex direttore di dipartimento che si era dimesso a dicembre scorso, Daria Coppola e Luciana Forti, per reati vari (corruzione per atto contrario ai doveri d'ufficio, induzione indebita a dare o promettere utilità, abuso d'ufficio, rivelazione ed utilizzazione di segreti d'ufficio e turbata libertà degli incanti). Tra gli indagati personalità del mondo accademico di diverse regioni: Lazio, Toscana, Lombardia, Marche, Emilia Romagna, Puglia e Sicilia.

L'ipotesi degli inquirenti è lo scambio di favori per predeterminare l'assunzione di ricercatori e docenti, per l'esattezza mediante la scelta dei tempi dell'uscita dei bandi, la loro profilatura, l'individuazione di commissari compiacenti ed il controllo di ciascuna fase delle selezioni, fino alla nomina a vincitori dei candidati prescelti, a prescindere da ogni valutazione comparativa e di merito.

Le verifiche nascono dalle perquisizioni e dagli approfondimenti (intercettazioni telefoniche) effettuati per il cosiddetto "caso Suarez", quando si scoprì che la prova di italiano sostenuta dal calciatore uruguaiano era stata preconfezionata a tavolino.

In realtà la crisi dell'ateneo per stranieri di Perugia viene da molto lontano. Bilancio in rosso (tanto che l'amministrazione ha pensato alla svendita di prestigiosi storici beni immobiliari), con contestazione per danno erariale da parte dei revisori dei conti, assenteismo dei docenti, diminuzione drastica del numero degli studenti. In modo ironico, ma in realtà molto drammatico, scriveva nel gennaio 2020 su "Repubblica" Corrado Zunino "Studenti fantasmi, pagamenti fantasma, sconti da "chiusura attività". E poi il dettaglio, molto allarmante, della particolarità secondo cui l'ateneo perugino ha ricevuto dal Ministero circa 12.600 euro di spesa per ogni studente universitario contro una media nazionale di 4.700 euro. Costano il triplo, alla collettività, dunque i pochi studenti iscritti della Stranieri di Perugia.

Esattamente come nel caso dell'Università di Catania, la governance di questo ateneo dovrebbe essere sospesa e commissariata immediatamente per il bene e la credibilità dell'istituzione universitaria in generale.


Leggi l'articolo integrale su "la Repubblica" del 17 novembre 2021