Uni telematica di Chieti: una banda di affaristi depredava l'ateneo, 5 arresti e 13 indagati

Aggiornato il: 24 giu 2019

L'inchiesta chiamata Operazione Minerva: scandalo all'Unidav, l'Università telematica Da Vinci dell'Ateneo Gabriele D'Annunzio di Chieti, usavano le casse dell'ateneo come un bancomat.

"Abbiamo neutralizzato una banda di affaristi che per oltre due anni hanno depredato senza ritegno, al loro uso e consumo, i fondi dell’università – ha dichiarato il Procuratore capo di Chieti Francesco Testa – allo scopo di creare nuovi enti e nove società in Italia e all’estero: vere proprie scatole cinesi nate per accaparrarsi risorse pubbliche e fondi comunitari che avrebbero dovuto essere invece destinate alle attività di istruzione e formazione. In un caso, addirittura, abbiamo accertato la distrazione di fondi per pagare i creditori di una società maltese che faceva da drenante di denaro. Le indagini sono scattate dopo alcune segnalazioni, sulla base di analisi dei documenti di governance dell’università e dei flussi finanziari (...) Dispiace dover rilevare che anche il settore pubblico della formazione accademica possa essere oggetto di comportamenti predatori con conseguenti danni che riverberano i loro effetti, negativi, purtroppo, sulla vera anima ditali istituzioni, rappresentata dagli studenti."


Le accuse di peculato, riciclaggio, auto-riciclaggio e abuso d'ufficio per la nomina illegittima di un professore universitario a contratto. Azioni messe in atto ad opera di consiglieri di amministrazione e dirigenti che ne avevano la disponibilità per ragioni di ufficio o servizio. Somme per lo più frutto delle rette pagate dagli studenti iscritti all'Ateneo telematico usate per soddisfare esigenze del tutto personali o legate alla propria famiglia, quale utilizzo in aste immobiliari, cure mediche di coniugi e pagamento degli stipendi di dipendenti di proprie società.

Tra i nomi, personaggi molto noti nel mondo accademico, importanti docenti, ex rettori. Complessivamente gli arrestati sono: Antonio Trifone, Ciro Barbato, Lorenzina Zampredini, Luigi Salesi, Antonio Cilli. Tra gli indagati a piede libero: l’ex rettore della d’Annunzio Franco Cuccurullo nel duplice ruolo di membro del Senato accademico e del Cd’a della telematica; i componenti del Senato dell’ateneo telematico Fausta Guarriello, Saverio Santamaita, Lucia Genovese e Massimo Sargiacomo; il presidente del Cd’a Tommaso Marvasi e i membri Angelo Ambrosio e Francesco Montera; il direttore generale Alberto Rimicci; l’impiegato Ernestino di Febo; Fabrizio Cilli (figlio del prof. Cilli), Andrea Botti e Cristiano Diodati.

Nella conferenza stampa le parole dell'attuale Rettore Caputi: «Bisogna ritornare a parlare di futuro per la telematica Da Vinci, di rilanciare il “Brand telematico”». Prevale una posizione che tende a mettere in evidenza il futuro e che rivela l'imbarazzo per il passato, nel tentativo di minimizzare l'accaduto, non menzionando o relativizzando i danni arrecati agli studenti e il gravissimo danno di immagine generale per l'ateneo di Chieti. Appare evidente la rabbia per quanto successo, altrettanto chiara è stata la presa di distanza dalla precedente gestione. Secondo le parole di Caputi, l' Università d’Annunzio andrà fino in fondo in questa storia e si costituirà parte civile nell’eventuale processo sull’Operazione Minerva. Il Rettore, inoltre, rivela che la somma sfuggita dalle casse della telematica ammonterebbe in realtà ad 1 milione e 800 mila euro, soldi già anticipati dall'ateneo e a quanto pare spariti nel nulla.


Leggi un dettagliato articolo sulla vicenda del 21 giugno 2019

Leggi l'articolo con le parole del Procuratore di Chieti del 20 giugno 2019

Leggi l'articolo sul "Messaggero" del 21 giugno 2019

Ascolta il servizio su "Tg Com 24" (Mediaset) del 20 giugno 2019




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