Uni Perugia, il concorso farsa di Diritto privato: si vince gareggiando da soli e senza i requisiti

Qualche tempo fa, a proposito di un bando di concorso indetto dall'Università di Perugia (D.R. 1303 del 7 agosto 2018) per un posto di ricercatore (tipo "b") al Dipartimento di Giurisprudenza, per il settore concorsuale 12/A1, settore scientifico disciplinare IUS/01, Diritto privato, "Trasparenza e merito" aveva evidenziato alcune suggestive criticità e anomalie, che anticipavano PROFETICAMENTE possibili gravi irregolarità nello svolgimento della valutazione.

Facciamo notare che, purtroppo, si tratta di un caso che fa scuola: un grande classico della profilatura e della atipicità dei concorsi pubblici negli atenei italiani.

Avevamo scritto infatti: "Non occorre dire che se, per avventura, esistesse un candidato (magari che collabora, in qualità di non strutturato, alle attività di un Dipartimento della sua università) la cui produzione rientra agevolmente nella profilatura indicata dal bando, la sua esistenza getterebbe una luce sinistra sulla correttezza della procedura e non potremmo non incoraggiare gli altri candidati a presentare ricorso al TAR ed esposto alla Procura della Repubblica". In realtà, per essere molto più espliciti, ormai alla luce della lunga esperienza che ci siamo fatti, purtroppo per noi, in fatto di concorsi universitari, è la profilatura specifica del bando che viene scritta proprio per adeguarsi alla produzione del soggetto predestinato a vincere.

A questo proposito, "Tra-Me", insieme a "Osservatorio indipendente sui concorsi universitari" (con i quali siamo gemellati), aveva segnalato con una lettera questa vicenda al Magnifico Rettore dell'ateneo perugino, al Direttore del Dipartimento di Giurisprudenza, al Ministro dell'Istruzione e all'Anac (Autorità nazionale anti-corruzione).

Nel constatare, più in generale, da parte dell'Università di Perugia, per tutte le procedure di concorso per ricercatore, un deficit di trasparenza che va contro quanto previsto dal DL 33/2013 (con successive modifiche del DL 96/2016) e un grave vulnus alla procedura comparativa delineata dal DM 243/2011 richiamato dallo stesso bando, ovvero la mancata pubblicazione, sul sito dell’ateneo, di tutti i passaggi dei verbali che portano alla proclamazione del vincitore, e il ritardo cronico di pubblicazione dei verbali relativi ai criteri di valutazione scelti dalle commissioni di concorso (che avverrebbe solo al termine di ciascuna procedura), e nel segnalare, più nello specifico, una profilatura eccessiva del bando stesso per il posto di Diritto privato (con una ultra dettagliata "Attività di Ricerca" inquadrabile in uno specifico e ridotto ambito "profilato" del settore scientifico disciplinare, talmente restrittivo da scoraggiare i potenziali candidati di quel settore, contrariamente a quanto prevede l’art. 24, comma 2 della legge 240/2010), sottolineavamo come non fosse corretto scrivere sul bando "Profili civilistici della Global Value Chains", e soprattutto specificare ancora oltre nella "Descrizione sintetica":

La ricerca intende studiare i problemi giuridici posti dalle GVC, struttura reticolare dell’impresa dove lo scambio di beni è oggi scambio di funzioni per la loro produzione. Tale organizzazione connette produttori, consumatori, lavoratori, luoghi di produzione/consumo, generando una nuova divisione del lavoro e un’iniqua distribuzione del valore aggiunto e del rischio (legato a merci difettose, condizioni di lavoro, diritti fondamentali). Riemerge il problema del diverso regime fra responsabilità contrattuale ed extracontrattuale, nonché della scelta fra hard e soft law. Circa gli effetti sull’ambiente, ci si interroga sull’accesso alla giustizia (anche collettiva) dei danneggiati e sulle regole risarcitorie. Il contratto, poi, da mero mezzo di scambio diventa mezzo di governance dei rapporti reticolari, con effetti sulla tutela delle parti deboli come imprese minori, lavoratori e consumatori, i cui interessi sono messi in gioco dai diversi segmenti del regolamento contrattuale”.

Detto questo, dopo aver segnalato la vicenda alle autorità e istituzioni competenti, cosa è accaduto?

In estrema sintesi: nulla. O meglio, sono accadute alcune gravi anomalie nella procedura concorsuale che è venuto il momento di rendere note all'opinione pubblica (ahi noi, alle istituzioni le avevamo già segnalate per tempo).

In primo luogo al concorso (di tipo "b", cioè con tenure track ovvero con obbligo di assunzione, dopo 3 anni, come docente incardinato se in possesso di Abilitazione scientifica nazionale, aspetto che presupporrebbe una ampia e diffusa partecipazione di candidati del settore) ha partecipato UN SOLO CANDIDATO. E fin qui nulla di irregolare. Solo l'amara constatazione che , a fronte di una nuvola di abilitati in questo settore, il bando disincentivasse la partecipazione e la competizione.

Il bando presentava, in secondo luogo, una ulteriore sospetta specificazione che dissuadeva i possibili candidati dal partecipare, pur non avendo alcuna attinenza con l'attività di ricerca da svolgere (fortemente correlata piuttosto con il mondo anglosassone e dunque con la lingua inglese): la conoscenza della sola LINGUA TEDESCA.

Ma, in terzo luogo, la probabile irregolarità riguarda ben altro aspetto.

E' noto che i requisiti di partecipazione (e dunque tassativi per l'ammissione) a questa tipologia di concorso siano: "aver conseguito l'Abilitazione scientifica nazionale o essere in possesso del titolo di specializzazione medica; aver usufruito per almeno tre anni, anche cumulativamente e per periodi non consecutivi, di: - contratti ai sensi dell’art. 1, comma 14, della Legge 230/2005; - contratti di cui all’art. 24, comma 3, lettera a), della Legge 240/2010; - assegni di ricerca ai sensi dell'articolo 51, comma 6, della Legge 449/2007, e successive modificazioni; - assegni di ricerca ai sensi dell’art. 22, della Legge 240/2010; - borse post-dottorato ai sensi dell'articolo 4 della Legge 398/1989; - analoghi contratti, assegni o borse in atenei stranieri".

Ebbene il candidato che ha presentato la domanda di partecipazione al suddetto concorso (che ha conseguito il dottorato di ricerca di recente, nel 2017), NON HA I REQUISITI SPECIFICI sopra evidenziati. In particolare non risulta aver ottenuto l'idoneità all'abilitazione scientifica disciplinare nel settore messo a bando, e non ha usufruito dei contratti sopra indicati.

Appare a dir poco incredibile - si tratterebbe di un errore che risulta onestamente difficile credere una semplice svista - che gli uffici di competenza dell'ateneo, già allertati a suo tempo dalle segnalazioni al Rettore, e che la commissione nominata, non abbiano rilevato l'assenza dei requisiti del candidato, in presenza di una autocertificazione del candidato che avrebbe dichiarato la sussistenza degli stessi (rileviamo che ad oggi il curriculum vitae del candidato risultato vincitore non è facilmente reperibile in rete).

Nonostante le diverse anomalie segnalate e la presunta situazione di non candidabilità al concorso, la procedura è proseguita lo stesso e l'unico candidato, pur sprovvisto dei requisiti espressamente e tassativamente richiesti, è stato ammesso (come risulta da un avviso dell'ateneo datato 29 ottobre 2018) alla discussione dei titoli e delle pubblicazioni, svoltasi il 14 novembre 2018, risultando vincitore del posto. Come vedete nell'università italiana ai candidati predestinati piace vincere facile: concorri da solo e vinci!

Tuttavia, al momento di verificare l'autocertificazione, chiedendo al candidato la produzione reale della relativa documentazione attestante i requisiti richiesti, gli uffici hanno preso atto che non ne era in possesso.

A questo punto la procedura subiva un rallentamento, in quanto venivano rivolti dall'ateneo perugino prima una richiesta di informazioni al Dipartimento di Giurisprudenza e al Rettore dell'Università Roma Tre, poi un parere al Miur (in data 11 febbraio 2019), infine, in modo del tutto insuale, veniva riconvocata ex post la commissione giudicatrice che, il 5 marzo 2019, confermava la presunta "equipollenza" dei titoli presentati dal candidato con quelli richiesti dal bando.

Veniva così emesso il decreto rettorale n. 354/2019, nel quale si prendeva atto dei verbali redatti dalla commissione e si dichiarava idoneo vincitore l'unico candidato che aveva preso parte al concorso. Il decreto rettorale veniva poi sottoposto al senato accademico il quale, ad ampia maggioranza, NON DAVA SEGUITO alla presa di servizio, visti i numerosi profili di irregolarità, e chiedeva un ulteriore APPROFONDIMENTO DI ISTRUTTORIA, inviando gli atti alla Avvocatura dello Stato di Perugia per un parere nel merito.

Ed eccoci all'oggi. Appaiono evidenti le gravi anomalie di questa procedura: risulta chiaro che il profilo del bando del concorso fosse troppo specifico; risulta altrettanto chiara l'assenza dei requisiti da parte del candidato unico partecipante al concorso che avrebbe dovuto comportare, a rigor di logica, la sua esclusione, secondo gli art. 2 e 4 del bando stesso; non è spiegabile lo scambio di comunicazione tra atenei, avvenuta in questo caso, a proposito di una procedura di concorso; così come appare quanto meno inusuale, per non dire altro, la riconvocazione ex post (cioè dopo lo svolgimento della valutazione) della commissione. Sarebbe come dire che uno studente non in possesso del diploma di scuola media inferiore possa avere accesso all'iscrizione alla scuola media superiore, e che siccome chi di competenza non se ne è accorto per tempo, allora l'iscrizione, pur mancando il requisito di base, sarebbe comunque valida. Una follia.

Per questa ragione, anche tenuto conto che non esistono, in questo caso, altri candidati che possano fare ricorso alla Giustizia amministrativa o denunciare in Procura, ci rivolgiamo al Miur affinché verifichi e ricontrolli, atto per atto, minuziosamente, tutti i passaggi della surreale vicenda, e la annulli finché si è in tempo.

L'Università dovrebbe essere una cosa seria (e anche il Miur si spera) e non può passare il messaggio devastante che ai concorsi partecipi un solo candidato e che, visto che non c'è competizione e non vi sono candidati concorrenti, esso possa vincere il posto addirittura senza essere in possesso dei requisiti minimi previsti dalla legge e dal bando stesso. Come dire che i concorsi pubblici negli atenei italiani sono una barzelletta. Ebbene, a giudicare dai tanti casi da noi più volte segnalati, forse lo sono davvero. Ma noi questo non possiamo accettarlo e ci batteremo fino alla fine per cambiare questo ridicolo stato di cose. E il Miur da quale parte intende stare?


Leggi la lettera dell'Osservatorio del 9 novembre 2018

Leggi i verbali del concorso



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