Uni Bologna, caso Ferretti: il Consiglio di Stato si spinge oltre, indica alla commissione i criteri

Aggiornato il: 16 feb 2019

Il 21 gennaio 2019 la VI sezione del Consiglio di Stato ha emesso una sentenza importantissima contro una commissione dell'Università di Bologna e ha accolto per la terza volta consecutiva il ricorso della prof.ssa Elena Ferretti, ricercatrice di scienza delle costruzioni e iscritta a Trasparenza e merito.

La vicenda risale al 2014, ad una chiamata diretta per la copertura di due posti di professore associato per il settore concorsuale 08/B2, Scienza delle Costruzioni, SSD ICAR/08-Dipartimento di Ingegneria Civile, Chimica, Ambientale e dei Materiali.

Il Tar per tre volte, ed il Consiglio di Stato già per due volte, in passato, avevano messo in evidenza la "manifesta irragionevolezza e illogicità della predeterminazione da parte della commissione", in riferimento alla valutazione sull'attività didattica (e quando aveva illegittimamente escluso la valutazione degli indici bibliometrici dei candidati). Anche questa nuova terza commissione, in modo manifestamente sproporzionato, e per l'ennesima volta, ha eluso di ottemperare al giudicato. Nello specifico - sottolineano i giudici - la commissione ha ancora una volta disposto parametri "in palese violazione del dictum giudiziale e della par condicio dei candidati".

A questo punto, tenuto conto della arroganza e presunzione di impunità delle nominate commissioni universitarie, la sezione del Consiglio di Stato non si è limitata ad una pronuncia generica ma ha deciso di tutelare fino in fondo il ricorrente ed ha indicato essa stessa i criteri che la commissione avrebbe dovuto e dovrà tenere in considerazione.

Si tratta di una storica e netta presa di posizione da parte del massimo consesso della Giustizia amministrativa, contro l'eccessiva discrezionalità nella valutazione dei candidati sfociante in un arbitrio assoluto da parte delle commissioni di concorso universitario. Il Cds ha annullato gli atti e tiene a precisare che, in caso di persistente inottemperanza oltre il termine assegnato di 60 giorni, nominerà un "Commissario ad acta", affinché, in luogo e vece dell’inadempiente Amministrazione, cioè dell'Università, adotti i provvedimenti necessari in conformità alle decisioni di tutte le precedenti sentenze.

Aggiungiamo un particolare alla vicenda: dato che ci risulta che i precedenti vincitori illegittimi della procedura di chiamata, ad oggi, non sono affatto decaduti dal ruolo di professore associato, a differenza di quanto stabilito più volte dal Cds e di quanto fatto proprio anche da una nota della stessa Amministrazione (datata giugno 2018), invitiamo l'Università di Bologna a prendere i dovuti e sacrosanti provvedimenti del caso.

Facciamo, infine, i nostri complimenti alla collega Ferretti, per la determinazione e la perseveranza nei ricorsi alla giustizia amministrativa.


Leggi il testo integrale della sentenza (la terza) del Consiglio di Stato






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