Uni Bo:"epidemia" improvvisa provoca le dimissioni in massa al concorso di Scienza delle costruzioni

Sembra uno scherzo, o forse un rompicapo, ma purtroppo non lo è. E' una cosa molto, molto seria. Trattasi di virus o epidemia accademica.

Quella delle dimissioni dei commissari al concorso per professore associato in Scienze delle costruzioni all'Università Bologna, impugnato per tre volte (con altrettante vittorie giudiziarie al Consiglio di Stato) dalla collega Elena Ferretti, collega iscritta a "Trasparenza e merito", sembra essere diventata, infatti, una malattia molto, molto contagiosa.

Riepiloghiamo sinteticamente tutta la vicenda per capire di cosa stiamo parlando.

Nel 2014 l'ateneo di Bologna bandisce una chiamata per 2 posti per professore universitario di seconda fascia in Scienza delle costruzioni al Dipartimento di ingegneria civile, chimica e ambientale. Una commissione formata da alcuni docenti del settore (Erasmo Viola e Lucia Faravelli) tra cui l'attuale Rettore Francesco Ubertini viene censurata a seguito di una sentenza del Consiglio di Stato del 2017 che annulla per irregolarità gli atti del concorso, disponendo la nomina di una nuova commissione che rivaluti i candidati (oltre Ferretti gli altri due sono Alessandro Marzani e Stefano De Miranda).

La seconda commissione nominata alla fine del 2017 viene nuovamente sanzionata dal Consiglio di Stato nel 2018 che annulla gli atti della procedura e dispone la ripetizione della selezione pubblica con una rinnovata commissione, la terza (composta da Marco Savoia, Paolo Fuschi e Stefano Lenci), che nuovamente viene invalidata.

A questo punto i giudici (ce ne siamo occupati in precedenza con un comunicato sul sito), proprio per evitare di essere presi letteralmente per i fondelli dall'accademia universitaria di quel settore, specificano la necessità da parte della commissione (la quarta), e probabilmente l'ultima di nomina dell'ateneo e del Rettore, prima del commissariamento definivo, di eseguire i parametri disposti nella sentenza dichiarando così vincitrice la ricorrente. Non ci sono, sostanzialmente, vie di uscita al verdetto. E questo evidentemente rode a qualcuno. Come è possibile che non debbano vincere i candidati predeterminati dal dipartimento e dall'ateneo e debba riuscire a imporsi il candidato realmente più meritevole (da pubblicazioni, titoli e attività scientifica e didattica svolta) ? Impossibile infatti che questo accada nell'università italiana. E quindi cosa accade?

Un po' di suspance non guasta… Leggete pure voi stessi il decreto pubblicamente consultabile da tutti e che potete trovare sul sito dell'ateneo (link sotto). Ma siccome siamo buoni... vogliamo anticiparvi qualcosa noi.

A Marzo del 2019 l'ateneo concede una proroga per la conclusione dei lavori della nuova commissione, e improvvisamente, il virus delle dimissioni, sviluppatosi e partito dall'ateneo di Bologna comincia a diffondersi in tutto il settore scientifico disciplinare, in lungo e in largo per la penisola: si dimettono Elio Sacco, Antonina Pirrotta, Achille Paolone (con lettere del 11 marzo 2019). Viene allora nominata una ulteriore nuova commissione che, in data 22 marzo, si dimette anch'essa: Luca Desideri, Alessandro Reali e Paolo Bisegna. Considerato che la lista dei commissari individuati dal dipartimento è esaurita, si attinge ad altri commissari ad oltranza, e in data 10 aprile, viene nominata una ennesima commissione di nuova composizione, composta da Giuseppe Ricciardi, Walter Lacarbonara e Marco Paggi. A questo punto , direte voi, cosa succede? Fin troppo semplice la risposta: Paggi comunica le proprie dimissioni (con lettera del 16 aprile), il quale viene sostituito da Massimo Cuomo, ma a questo punto è Lacarbonara che in data 30 aprile comunica la propria indisponibilità, seguito a ruota dallo stesso Cuomo (in data 5 maggio) e infine da Ricciardi (in data 10 maggio).

Ebbene, non rimane altro che seguire la sostituzione dei commissari seguendo la lista in base all'ordinamento casuale. Il sorteggio è già avvenuto in data 8 aprile e così un nuovo decreto rettorale del 16 maggio nomina una settima commissione composta da: Claudio Borri, Antonio Maria Cazzani, Anna Pandolfi.

Ora, amici cari, vi poniamo un indovinello e si accettano perfino scommesse sulla soluzione: riuscirà, secondo voi, la milionesima commissione del settore di Scienza delle costruzioni a portare a termine i lavori eseguendo la sentenza dei giudici oppure si dimetterà in massa ancora una volta come tutte le altre?

Ai posteri (o meglio sarebbe dire ai fessi cittadini che pagano le tasse e agli altrettanto fessi colleghi che credono nella trasparenza e nel merito ai concorsi universitari pubblici) l'ardua - e scontata - sentenza.

Ai giudici però rimane non l'ardua ma quella vera e definitiva, di sentenze, che rischierà però di umiliare una volta per sempre il sistema di reclutamento degli atenei italiani. La colpa di tutto questo discredito, secondo voi cari amici, a chi può essere attribuita, a chi ha denunciato con coraggio una ingiustizia ed ha ottenuto ragione dalla giustizia amministrativa in ogni ordine e grado, oppure a chi ha mescolato le carte ed ha pilotato, almeno stando alle sentenze del CdS, le valutazioni di quel concorso? E soprattutto, in tutto ciò che abbiamo descritto, il Miur - sempre che a questo punto non sia altro che una entità ectoplasmatica - cosa ne pensa?


Leggi il Decreto Rettorale del 15 maggio 2019 dal titolo "Dimissioni e nomina commissione concorso Scienza delle costruzioni - esecuzione Sentenza del Consigli di Stato"



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