TRA-ME: se il Miur e il Governo non commissariano UniCt risulteranno politicamente complici

Aggiornato il: 28 lug 2019

Il giorno stesso della notizia della chiusura delle indagini di "Università bandita" avevamo detto che "Trasparenza e Merito" si sarebbe costituita parte civile, e così abbiamo chiesto di fare agli eventuali candidati a rettore. Poi abbiamo chiesto al Miur e al Governo l'invio degli ispettori ministeriali e, data la gravità dei fatti e la conferma delle interdizioni dei massimi esponenti, dei vertici dell'ateneo catanese, la nomina di un commissario per controllare che tutto si svolga, in questa fase così delicata, nei limiti della decenza e della legalità.

Ebbene, come riporta "Sud Press" è stato inviato via pec, destinatari il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte e il Ministro dell’Istruzione Bussetti, quello che noi sosteniamo fin dal primo giorno - ma occorreva che lo facessero formalmente persone direttamente interessate all'elezione (docenti elettori) - un “invito”, in realtà una vera e propria diffida che mette in mora il Miur e il Governo e annuncia ricorsi amministrativi qualora si insista su una condotta che viene denunciata come totalmente illegittima. In questo caso 4 giuristi cassazionisti, di cui due docenti universitari, hanno chiarito e confermato, con questo atto, come quanto sta accadendo a Catania sia del tutto surreale.

Quello che vi abbiamo descritto in questi giorni supera infatti qualsiasi immaginazione. Avevamo detto che il decano non poteva arrogarsi poteri che né lo statuto, né il regolamento, né qualsiasi altro atto di legge gli conferiva, ma lo stesso, dichiarando di essere appoggiato dall'intero ateneo e dell'intera comunità accademica catanese, era andato avanti imperterrito, convocando (senza poterlo fare anche in questo caso) perfino il Senato accademico e Consiglio di Amministrazione. Quando noi e alcuni docenti, in articoli di stampa, gli avevano fatto notare che l'indizione delle elezioni in fretta e furia, le elezioni cosiddette balneari, era quanto meno fuori luogo, non aveva sentito ragioni ed anzi aveva scritto ulteriori lettere a docenti, studenti e chi più ne ha più ne metta.

Avevamo già visto in passato, a Catania, comportamenti da parte di rettori, pro rettori, uffici legali assolutamente fuori dalle righe, ma in questo caso pare si sia toccato il fondo.

Questo atto formale è molto importante, dunque. E non poteva che venire dall'interno dell'ateneo catanese. Due ricercatori a tempo indeterminato, tra cui Lucio Maggio (ex direttore generale).

Sette pagine, riprodotte da "Sud Press", che anche noi vi alleghiamo in modo che possiate leggerle e farvi un'opinione precisa, che inchiodano ateneo e ministero alle loro rispettive responsabilità, affinché sia fatto un intervento chiaro, inequivocabile, incontrovertibile.

In qualità , appunto, di elettori attivi, essi annunciano la titolarità di successive azioni in sede amministrativa qualora risultassero inerti le autorità invocate:

"Si aprirebbe un’altra brutta storia - sottolinea "Sud Press" - sperando di non dover ascoltare altre intercettazioni di soggetti impresentabili che confabulano con presidenti di CGA che gli danno conto. Aberrante."

Si chiede dunque un provvedimento straordinario da parte del Governo e del Miur.

“In data 28 giugno 2019, l’allora rettore e prorettore ed altri 8 professori, la maggior parte dei quali titolari di cariche istituzionali (ben 7 erano direttori di dipartimento), dell’Università degli studi di Catania sono stati attinti da misure cautelari interdittive dell’esercizio delle loro funzioni, adottate dal G.I.P. del Tribunale di Catania su richiesta della locale Procura della Repubblica. L’indagine, denominata “Università bandita”, coinvolge attualmente più di 66 indagati, la maggior parte dei quali docenti in servizio nell’Ateneo, e la Procura medesima ha annunciato indagini in corso per ulteriori posizioni in ordine a 97 concorsi ritenuti truccati. Rettore e prorettore, insieme ad altri indagati (6 direttori di dipartimento), si sono dimessi e ciononostante sono state confermate, sempre dal G.I.P., le misure interdittive per la maggior parte dei destinatari delle stesse. Inoltre, il 16 luglio 2019, si è avuta notizia di ulteriori 24 indagati, il che comprova l’esistenza di indagini ancora in corso ed un probabile significativo aumento del numero degli indagati.”

Continuano: “In tale scenario, il decano dell’Università degli studi di Catania, prof. Vincenzo Di Cataldo, ritenendosi legittimato, non solo ha indetto nuove elezioni, fissate per il mese di agosto, previa irrituale convocazione del Senato accademico, ma ha anche riconvocato il Senato medesimo per la deliberazione su punti all’ordine del giorno che, almeno prima facie, non appaiono rientrare né nell’ordinaria amministrazione, né nell’indifferibilità e/o nell’urgenza della loro trattazione.”

Ricostruiscono con precisione: “Con la L. n. 240/2010, dal 29 gennaio 2011, non solo è stata interamente riformata la disciplina della “materia di organizzazione delle università, di personale accademico e reclutamento” (vds. epigrafe della legge), il che di per sé basterebbe a far comprendere a chiunque che qualsiasi precedente disposizione in materia (ivi incluso l’art. 2 del D. Lgs. Lgt. n. 264/1944) è stata implicitamente abrogata, ma, ove ciò non bastasse, sono stati tassativamente rielencati [art. 2, comma 1, lett. a), della L. n. 240/2010] gli organi delle Università, con espunzione dal loro novero del “Corpo accademico”, che certamente, insieme al suo presidente, ossia il professore più anziano del Corpo accademico medesimo, non esiste più quale Autorità di governo delle Università.”

E ancora, tanto per non lasciare alcuno spazio alla fantasia: “L’antinomia tra l’art. 2, comma 1, lett. a), della L. n. 240/2010 e gli artt. 1 e 2 del D. Lgs. Lgt. n.264/1944 è talmente evidente che, al riguardo, si configura anche l’abrogazione tacita, per incompatibilità tra la nuova disposizione e le precedenti, congiuntamente a quella implicita. Ancora, la L. n. 240/2010 non attribuisce più alcuna competenza o funzione al più anziano dei professori di ruolo, né, a monte, ne prevede più la figura istituzionale. E la figura di cui all’abrogato art. 2 del D. Lgs. Lgt. n. 264/1944 non risorge neppure nelle fonti di autonomia (Statuto e Regolamenti) dell’Università di Catania.”


I 4 giuristi ricordano ciò che "Trasparenza e Merito" ha sempre sostenuto ovvero come al decano sia demandata il mero compito di attendere alle procedure elettorali e non altro, come peraltro già chiarito in passato dalla stessa università di Catania in un documento del 2013, e con il conforto degli stessi dirigenti Reina, Branciforte e Vicarelli, ovvero che "le norme di legge che attribuivano funzioni amministrative al DECANO risultano GIA' DA TEMPO ABROGATE".

Chiarito dunque che il decano ha agito illegittimamente i giuristi avanzano la richiesta di commissariamento, sulla base tecnico-giuridica di cui avevamo parlato.

“Nel caso delle Università, – scrivono – deve ritenersi che sussista un chiaro ed evidente fondamento normativo dei provvedimenti commissariali degli Atenei, rinvenibile, primariamente, nell’art. 10 del D. Lgs.vo n. 199/2011, che ben enuclea le evenienze per le quali il Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dell’istruzione dell’università e della ricerca, deve disporre il commissariamento di un Ateneo, senza che sul punto possa ritenersi la sussistenza di ulteriori ambiti di valutazione discrezionale da parte dell’organo di governo statale: il che, peraltro, non preclude, comunque, di ricavare dallo stesso “sistema” – e quindi anche al di fuori delle ipotesi ivi indicate – l’esercizio di un generale potere del Consiglio dei Ministri di commissariamento degli Atenei, assodatamente sottoposti, in ogni caso, per effetto dell’art. 10 dello stesso D. Lgs.vo n. 199/2011 e della vigente L. n. 168/1989, alla vigilanza del Consiglio dei Ministri e del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca.”

Questo significa che, dal potere/dovere di vigilanza del governo, discende quello del commissariamento, anche al di fuori di espresse previsioni di legge, anzi proprio nel caso di vuoti legislativi.

Ed è evidente a tutti, e qualora non lo fosse basterebbe riascoltare le intercettazioni e rileggere i capi di imputazione rivolti ai docenti, che quello dell’università di Catania più eccezionale non potrebbe essere con decine di interdetti e indagati: se non si commissaria in un caso come quello catanese, quando lo si dovrebbe fare?

E infatti il documento conclude invitando, “anche a tutela del regolare e legittimo funzionamento dell’Istituzione universitaria di appartenenza, il Presidente del Consiglio dei Ministri ed il Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, per quanto di rispettiva competenza e con l’urgenza del caso, a volere provvedere al commissariamento straordinario degli organi dell’Università degli studi di Catania, stante la situazione eccezionale di particolare gravità venutasi a verificare per effetto di indagini ancora in corso e per l’impossibilità di regolare funzionamento degli organi medesimi, a causa del vuoto normativo in caso di assenza o impedimento contemporaneo di rettore e prorettore, per lo meno per il tempo necessario alla conclusione delle indagini in corso (e ben note a tutta Italia), e conseguentemente a provvedere, per come occorre, sugli atti della procedura elettorale già bandita per l’elezione del nuovo rettore, di modo che possa garantirsi il peculiare interesse pubblico teso ad assicurare il libero esercizio del voto, la veridicità, la genuinità e la assoluta regolarità di tutti gli atti e le operazioni elettorali, e la necessità che la volontà elettorale non subisca condizionamenti alcuni di tempo (le elezioni alla fine del mese di agosto non garantiscono un adeguato afflusso di elettori) e di fattori esterni (le indagini ancora in corso potrebbero influenzare, nelle più svariate direzioni, i risultati elettorali).”


Bene, adesso si attende che risponda qualcuno dal Miur o dal Governo, ma speriamo che non affidino la risposta, come la volta scorsa ad una nota dell'Ufficio stampa, neppure firmata peraltro. Siamo un Paese serio o una barzelletta di Paese?

Qualora nulla, ancora una volta, venisse fatto, allora per "Trasparenza e Merito" il Miur e il Governo si intesterebbero a mo' di medaglia - al di là degli esiti giudiziari che appunto spettano solo ed esclusivamente alla magistratura - il risultato politico di questo disastro.


Leggi il documento inviato alle istituzioni e pubblicato su "Sud Press" del 26 luglio 2019



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