Tar Sicilia: caso Burgio, i giudici sconfessano commissione, dipartimento e rettore di Palermo

Qualcuno, almeno stavolta, dovrebbe chiedere scusa.

Ricordate la storia del collega Michele Burgio, studioso siciliano di Linguistica, iscritto a "Trasparenza a merito", che aveva denunciato un concorso irregolare all'Università di Palermo? Forse ricorderete anche il titolo dell'articolo pubblicato su Repubblica "Isolato per aver contestato un concorso", nel quale si evidenziava l'omertà dell'ambiente "I miei colleghi dicevano: diventerai un appestato", e nel quale si menzionavano le pesanti parole del rettore di Palermo, pronunciate dopo l'ordinanza cautelare: "Nel mondo universitario la cooptazione esiste e non può essere considerata necessariamente un male. La presidente della commissione ha la mia fiducia".

Ebbene, il Tar Sicilia, con la sentenza pubblicata il 13 maggio 2019, sconfessa definitivamente l'operato di quella commissione di concorso, annullando gli atti e stabilendo che l'Università dovrà provvedere alla nomina di una nuova commissione giudicatrice, totalmente rinnovata, che dovrà procedere alla riapprovazione dei criteri di valutazione e alla rivalutazione dei titoli e della consistenza complessiva, intensità e continuità temporale della produzione, tenendo conto di tutte le censure accolte.

Si trattava, come ricorderete, della procedura per un posto di ricercatore a tempo determinato (di tipo A), bandito presso il Dipartimento di scienze umanistiche dell'Università di Palermo, settore concorsuale di “Linguistica e Filologia Italiana”, settore scientifico disciplinare di “Linguistica Italiana”.

Scrivono severamente i giudici che la commissione non ha nemmeno accennato alle ragioni per le quali una produzione meno consistente e intensa, sotto il profilo quantitativo, era superiore qualitativamente a quella dell’altro candidato. Aggiunge il Tar che il ricorso è fondato sia relativamente alla “consistenza complessiva”, sia alla "intensità e continuità temporale” della produzione scientifica.

Come era stato già ritenuto in sede cautelare, con argomentazione condivisa anche dal Consiglio di Giustizia amministrativa, si tratta di una "sproporzione eccessiva, che rende irragionevole i criteri esaminati e fondata la censura con conseguente illegittimità dei punteggi attribuiti al contro interessato

per i corsi e le attività di formazione all’estero", ai quali spettava sicuramente un punteggio, ma il quale non poteva, però, essere così elevato. Infine, secondo i giudici, risulta fondata anche la censura con cui si deduce che sarebbe stato arbitrariamente e illegittimamente incluso dalla commissione tra i titoli valutabili quello di visiting professor, che era posseduto dal contro interessato, valutato ben 40 punti.

Come capite, con questa sentenza, siamo di fronte ad una censura pesante e ad una chiara sconfessione dell'operato di quella commissione che era stata difesa a spada tratta dal Dipartimento e, in particolare dallo stesso Rettore, dopo la coraggiosa denuncia di Michele, che era invece, come troppo spesso accade, è stato chiaramente isolato dall'ambiente.

Un grande abbraccio e i complimenti di tutta l'Associazione vanno a Michele che, con coraggio e determinazione, ha proseguito senza tentennamenti la sua battaglia per la trasparenza e il merito nell'università, con il coraggio di uscire pubblicamente appena dopo l'ordinanza di accoglimento. Una vera e propria lezione di coraggio e coerenza impartita all'ambiente universitario palermitano che, colpevolmente, lo aveva isolato. A lui va l'appoggio e la stima di tutti coloro che credono - come noi - in una Università migliore, una Università più giusta, più legale e più corretta.

Ma rimangono, in conclusione, almeno due domande che sono come pietre e che dovrebbero interrogare tutti coloro che operano e credono ancora nell'Università. Chi riparerà il grave danno inferto al nostro collega? Al "Magnifico Rettore" di Palermo invece chiediamo: è ancora dello stesso parere ed intende rinnovare ancora la fiducia sull'operato della presidente di quella commissione, totalmente censurato e sconfessato dai giudici amministrativi al punto da annullare gli atti di quel concorso che a suo avviso, secondo quanto riportato a Repubblica, sarebbe stato regolare?

Eh sì, è proprio così: qualcuno, almeno stavolta, dovrebbe chiedere scusa.


Leggi il r del Tar Sicilia del 13 maggio 2019

Leggi il precedente articolo di Corrado Zunino su "Repubblica" del 4 aprile 2018



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