Tar Puglia annulla concorso di agraria UniFG: “logica di cooptazione” abusiva contro Amalia Conte

L’esito della votazione è l’espressione di una scelta di campo, ispirata da una logica di tipo cooptatorio e disancorata da un esame obiettivo delle valutazioni esperite dalla commissione”.

Queste parole le scrivono i giudici del Tar Puglia nella importantissima sentenza del 13 maggio 2021 che annulla l’esito di un concorso al dipartimento di Agraria, ex Safe (ora Dafne), dell'Università di Foggia, che ha visto come vittima e ricorrente la ricercatrice Amalia Conte, una dei quattro docenti “ghettizzati” e poi divisi in dipartimenti sostanzialmente estranei alle loro materie, di cui si è parlato a lungo le settimane scorse in diversi comunicati dell’associazione e in alcuni articoli de "la Repubblica", del "fatto quotidiano" e de "l’Attacco".

In rapida sintesi: la ricercatrice Amalia Conte era risultata vincitrice secondo le valutazioni della commissione giudicatrice del concorso per professore associato in “scienze e tecnologie alimentari”, ma il dipartimento aveva deciso di non rispettare la scelta della commissione e di effettuare la chiamata a favore della seconda classificata, risultata idonea, ma con un giudizio meno positivo rispetto alla Conte. Il grave fatto è che, come sottolinea la sentenza del Tar, il dipartimento ha operato una scelta totalmente slegata dal merito e dalla valutazione dei commissari e senza fornire alcuna motivazione dettagliata e convincente, ha falsato l’esito del concorso. Peraltro la votazione in cui su 34 docenti del consiglio di dipartimento ben 33 hanno votato a favore della chiamata non della prima classificata ma della seconda dimostra, da parte del dipartimento in questione, una visione del concorso pubblico e dell’università del tutto anti-meritocratica, fondata su logiche di cooptazione che sono contrarie alla legge 240 del 2010 che oggi regola i concorsi universitari italiani.

Questa sentenza del giustizia amministrativa appare avvalorare quella che è stata una vera e propria azione di ostruzionismo e ritorsione nei confronti di questa docente, nonché degli altri colleghi, ma soprattutto si pone in contrasto con quanto sostenuto, per esempio, dalla stessa ministra Messa cioè che la cooptazione sia il modo migliore per selezionare i docenti universitari.

Allo stato attuale, secondo le leggi vigenti, la cooptazione, come ripetono i giudici, non è un meccanismo legale, ma abusivo, perché non si capisce allora per quale ragione mettere in piedi una commissione giudicatrice con soldi pubblici, per una valutazione terza, imparziale, oggettiva, se poi un dipartimento, come fosse "cosa propria", "cosa privata", può fare carta straccia della sua valutazione qualora l’esito non è quello che si sarebbe voluto predeterminare. Solo la commissione, scolpiscono i giudici nella sentenza, e non certo il consiglio di dipartimento, né il consiglio di amministrazione dell’ateneo, è l'organo titolare e adibito a scegliere chi è il vincitore del concorso e il dipartimento deve attenersi a questo esito per chiamare a svolgere le funzioni di docente. Agire secondo "logica cooptatoria", infischiandosene del giudizio della commissione, è chiaramente uno schiaffo alla meritocrazia, alle regole della competizione, della selezione, della comparazione, della trasparenza e forse anche perfino allo stesso buon senso.

La speranza è che, anche a seguito della nostra martellante azione pubblica di denuncia e a seguito di sentenze della giustizia amministrativa importanti come questa (o anche di inchieste e processi penali che sono in corso di svolgimento), le istituzioni, il governo, il ministero e la comunità accademica tutta prenda atto che solo il merito e la trasparenza, affermati mediante pubblico concorso, possono essere gli elementi su cui fondare una vera riforma dell’università italiana e che la cooptazione, ancor più se di tipo clientelare come molto spesso accade negli atenei italiani, è un meccanismo illegale, abusivo, che abbassa il livello scientifico di un intera istituzione e che umilia le prospettive di progresso culturale, politico e sociale di un intero Paese.


Leggi la sentenza integrale del Tar Puglia del 13 maggio 2021

Leggi l’articolo de "L’Attacco" del 15 maggio 2021