Sul Fatto la Lettera-Appello di TRA-ME alla ministra Messa contro il malaffare all'università

Aggiornamento: 22 mag

E' stata pubblicata oggi (in sintesi) sul Fatto Quotidiano la Lettera-Appello di Trasparenza e Merito indirizzata alla Ministra dell'Università Messa e alle istituzioni del nostro Paese per intervenire drasticamente con misure efficaci (abbiamo divulgato da tempo il nostro Decalogo per cambiare l'Università, si veda qui il link) contro il malaffare accademico e contro la Mala università dopo i recenti continui scandali (cinque nel giro di due settimane con gli atenei di Milano, Sassari, Palermo, Reggio Calabria, Genova) che dimostrano l'esistenza di un Sistema di Potere che tiene in ostaggio l'Università pubblica.

Pubblichiamo la lettera integrale e l'articolo di sintesi pubblicato sul "Fatto".

Buona lettura!


Appello di Trasparenza e Merito

Ora che molte Procure della Repubblica hanno avviato, in larga parte su segnalazione di nostri iscritti, approfondite indagini sui procedimenti di selezione di professori e ricercatori nelle Università italiane, e che gli esiti rappresentano uno scandalo di dimensioni simili, in proporzione, alle risultanze delle indagini di “Mani Pulite” e “Tangentopoli” (si pensi alle imputazioni di associazione per delinquere accademica seguite alle inchieste di “Università bandita” a Catania, di “Università allegra” a Palermo, di “Magnifica” a Reggio Calabria, di “Concorsopoli” e “Chiamata alle armi” a Firenze, e poi ancora a Milano, Perugia, Roma Tor Vergata, Pisa, Chieti, solo per parlare dell’azione penale, tacendo delle svariate centinaia di ricorsi amministrativi vinti al TAR e al Consiglio di Stato, le cui sentente troppo spesso sono state eluse o non eseguite in modo corretto), l’affermazione della Ministra Maria Cristina Messa – unitamente a quella di molti rettori e politici – che sottolinea la sostanziale residualità dei casi di abusi (“poche mele marce”), può essere decisamente smentita dai fatti e dai numeri.

Giova sottolineare, inoltre, che i gravissimi casi emersi alla luce del sole (centinaia) rappresentano solo la punta di un iceberg perché non si possono prendere in considerazione, ovviamente, tutti quei candidati ingiustamente bocciati che hanno deciso di non denunciare, per timore di sicure ritorsioni e intimidazioni, ma anche tutti quei casi di familismo, nepotismo e clientele varie che hanno prodotto la vittoria ai concorsi di candidati “unici”, “interni”, che non sono passati nemmeno attraverso la procedura comparativa. Per non dire di quei candidati che hanno ricevuto pressioni insistite da rettori e direttori di dipartimento al fine di evitare qualsiasi reazione in cambio di una garanzia di sicura collocazione in un successivo concorso.

In tal quadro complessivamente disastroso, si pensi soprattutto ai dipartimenti di Medicina, ambiente a cui appartiene professionalmente la Ministra, dove per gli interessi economici e la vicinanza della politica, chiamata a cogestire, attraverso nomine di direttori generali e direttori sanitari, i policlinici universitari italiani, il suddetto “sistema di potere” è ancora più evidente. Infatti, come hanno sostenuto alcune importanti pubblicazioni scientifiche su riviste prestigiose quali “The Lancet”, i concorsi per professore associato e professore ordinario, in alcuni casi finanziati direttamente dalle stesse aziende ospedaliere, in oltre il 95% dei casi hanno visto come vincitore un candidato interno (e nel 64% si è presentato un solo studioso, quello a cui era destinato il bando di concorso, che doveva vincere!), un medico talora già in forza all’azienda come ospedaliero abilitato, in concorsi con bandi “profilati” cuciti sugli “interni”, tali da scoraggiare le migliaia di studiosi abilitati, italiani e non, che inutilmente ambiscono a tali posizioni sulla base solo del proprio curriculum e del merito scientifico e assistenziale acquisito sul campo. Queste procedure illecite, che nuocciono senz'altro in ogni contesto professionale (dai giuristi agli ingegneri, passando per gli economisti e i farmacologi, etc) nel caso dei concorsi a Medicina, risultano ancora più dannose per la comunità, infatti riguardano la selezione della classe dirigente medica universitaria, cioè di quella che dovrebbe costituire il livello più avanzato del sistema sanitario nazionale e a cui si affida spesso il cittadino comune, e che però, stando alle risultanze delle inchieste delle Procure, non viene selezionata sulla base di criteri meritocratici e quindi produce un abbassamento del livello scientifico e medico-assistenziale generale!

Il risultato è sotto gli occhi di tutta l'opinione pubblica e, ora più che mai, della magistratura, che interviene sempre più spesso aprendo fascicoli per reati contro la pubblica amministrazione, quali turbativa del procedimento amministrativo, abuso di ufficio, falso ideologico, concussione, e spesso corruzione e associazione a delinquere e altro.

Il sistema autoreferenziale universitario, protetto dalla peggiore politica, purtroppo, però continua imperterrito a procedere allo stesso modo, incurante delle inchieste, sicuro dell'impunità, con le stesse dinamiche e gli stessi linguaggi pseudo-mafiosi, senza che il legislatore ponga mano ad una urgente radicale riforma, potenzialmente in grado di incidere sulle sorti di una delle istituzioni chiave per lo sviluppo, per il progresso, non solo tecnologico e scientifico ma anche sociale e culturale del paese.

Ora la Ministra, profonda conoscitrice del sistema universitario italiano per esserne protagonista (essendo un docente ordinario ed un past rettore), può continuare a sostenere che il problema dei concorsi in Italia si risolve depenalizzando e allentando ulteriormente i controlli interni (come se ce ne fossero!), o addirittura legalizzando e istituzionalizzando la cooptazione (che già esiste di fatto in forma non virtuosa ma clientelare)? Può la Ministra continuare a far finta di ignorare che l’unica possibilità per provare a risolvere questo vero e proprio cancro della ricerca e dell’università sia rappresentato da una riforma seria e scrupolosa che passi attraverso la modifica dei meccanismi di governance, dall'organizzazione razionale e sistematica delle piante organiche e del fabbisogno di didattica e ricerca degli atenei, dall’inasprimento delle pene con multe e sanzioni per i responsabili dei reati e per quegli atenei che non rispettano la legge, dall’assoluta trasparenza delle procedure, dall’individuazione di maggiori e più puntuali limiti alla discrezionalità che diventa arbitrio assoluto delle commissioni di concorso? Tutti provvedimenti che la Ministra dovrebbe proporre ora e subito, senza tentennamenti, senza finzioni, senza ipocrisie, per creare un forte deterrente nei confronti di chi tiene comportamenti abusivi e criminali che infangano l'istituzione universitaria nel suo complesso, che favoriscono pochi e danneggiano la maggioranza della popolazione.

Le recenti scandalose notizie sull’Università Mediterranea di Reggio Calabria (che ripropongono modi ed espressioni già lette nell'inchiesta di “Università bandita”, alla quale l'inchiesta reggina sembra essere saldamente ancorata, forse ancora più volgari e sprezzanti, se possibile!, con le frasi inenarrabili del rettore interdetto che definisce una candidata che aveva osato fare ricorso su un concorso “una grandissima buttana”) ci inducono a chiedere alla Ministra, nuovamente, dopo le sue dichiarazioni a margine della puntata sul “Sistema Università” andata in onda di recente su Rai Tre a Presa Diretta condotta da Riccardo Iacona, di aprire finalmente il tavolo di discussione – nel rispetto di quanto dalla stessa Ministra prospettato e promesso - comprendente i vari interlocutori del mondo accademico, politico, della magistratura, della società civile. Inoltre, con pari forza, le chiediamo di procedere senza indugio a commissariare l’Ateneo calabrese, a differenza di ciò che accadde ingiustamente all'Università di Catania dopo l'interdizione di rettore e prorettore insieme (con tutte le conseguenze che tale errata scelta ha comportato), perché se è vero che l’autonomia universitaria è sacrosanta, ma è cosa indubbiamente diversa dall'anarchia e dall'abuso, è soprattutto vero che essa ha un senso e debba esserlo nel prioritario, assoluto, rispetto della legge. Cioè della più alta rappresentazione democratica del popolo sovrano.


Catania,

26 aprile 2022

Giambattista Scirè

Amministratore e Responsabile scientifico di

Trasparenza e Merito. L'Università che vogliamo


Leggi la Lettera-Appello di TRA-ME in forma integrale, del 26 aprile 2022

Leggi la sintesi pubblicata sul "Fatto Quotidiano" del 30 aprile 2022