Stella sul barone di medicina a UniFirenze: "I valori inconfessati di chi fa la vittima"

Aggiornamento: 21 gen

Per fortuna c'è ancora chi si indigna pubblicamente di fronte a comportamenti gravissimi (minacciare mobbing e ritorsioni ai docenti non allineati) come quelli tenuti da alcuni baroni che predicano bene e razzolano male, come documentato dalle intercettazioni agli atti del processo su "Concorsopoli" alla facoltà di Medicina dell'Università di Firenze.

L'articolo di Giannantonio Stella sul "Corriere della Sera", dal titolo I valori inconfessati di chi fa la vittima.


"Mi hanno tolto la gioia di andare al lavoro e la fiducia nella giustizia", disse affranto alla Nazione, alla fine di maggio dell'anno scorso, il professor Marco Carini, definito come "una delle colonne di Careggi", l'Azienda Ospedaliero-Universitaria di Firenze e "uno dei nomi più prestigiosi della chirurgia urologica nel nostro Paese". Immagini dunque quanta fiducia possano oggi avere in lui gli studenti che in questi anni sono stati suoi allievi dopo aver letto quanto è uscito in questi giorni sui giornali. E cioè la stupefacente intercettazione di una chat tra lui e un suo collega, l'ex direttore del dipartimento di medicina sperimentale e clinica, Corrado Poggesi. Lui pure, come Carini, tra i 39 indagati dalla Procura per concorsi pilotati a Medicina. I due ce l'hanno col cardiochirurgo Massimo Bonacchi, reo d'essersi messo di traverso al concorso per una cattedra di cardiochirurgia ("Avrei dovuto pubblicare articoli di ricerca scientifica con il nome di Pierluigi Stefàno", poi vincitore nonostante avesse 39 pubblicazioni contro le 166 del rivale Sandro Gelsomino, ordinario a Maastricht) finito al centro di una delle indagini sulla concorsopoli fiorentina. Dice nella chat il professor Carini: "Io una soluzione l'avrei, un po' di mobbing obbligandolo a fare guardie e lavorare. Chiaramente si dimentichi i concorsi". Parole inequivocabili. E rivelatrici non solo della strafottenza di certi baroni ma della loro convinzione d'essere destinati a restare impuniti: non c'è bullo di quartiere che direbbe cose simili sapendo d'essere sotto indagini. Non bastasse, in un'altra chat aveva risposto giorni prima allo stesso Poggesi che lo informava di andare a Bari: "Spargiamo la voce che non l'hanno voluto". Un maestro di vita...

Come andrà a finire? Non ne abbiamo idea. Il destino giudiziario di un uomo che parla in quel modo non c'interessa. Un'assoluzione o una prescrizione in più o in meno dopo valanghe di concorsi universitari truccati senza mai una condanna seria non cambierebbe le cose. I giudici facciano i giudici. Fine.

Quelle parole di afflizione con cui si dipingeva come una vittima di altrui macchinazioni, però, alla luce anche di quelle chat, restano insopportabili.

Sarà pure un professionista coi fiocchi ma...

Sinceramente: sono quelli i valori che insegna ai suoi allievi?


Leggi l'articolo sul "Corriere della Sera" del 19 gennaio 2022