Respinto anche se era l’unico candidato, i 14 anni di odissea di un ricercatore all’ateneo di Pisa

L'articolo di Saul Caia sul "Fatto quotidiano"


FATTI & MISFATTI


Nel 2007 l'Università di Pisa bandisce un concorso per una cattedra alla facoltà di Economia. Da allora lotta, con ricorsi, carte bollate e i giudici amministrativi che ordinano continuamente di rifare prove e commissione. Oggi Paolo Rognini ha ormai 54 anni.


"Quattordici anni. Sarebbe l’età di un adolescente iscritto al primo anno di liceo, ma in realtà sono gli anni della battaglia legale intrapresa dal ricercatore livornese Paolo Rognini contro l’Università di Pisa.

Se la storia che vi abbiamo raccontato lo scorso mese sul concorso in architettura all’università di Firenze poteva sembrarvi kafkiano, tenetevi forte perché adesso vi troverete davanti una vera e propria odissea legale, ricca di avvocati, bolli, sentenze e ricorsi.

Siamo nel 2007, negli Usa Barack Obama ha annunciato la candidatura alle presidenziali, mentre nel nostro paese il primo ministro è Romano Prodi, il presidente della repubblica Giorgio Napolitano e le piazze italiane sono invase dai V-Day di Beppe Grillo.

Alla facoltà di Economia dell’università di Pisa è bandito il concorso per un posto di ricercatore a tempo indeterminato per la cattedra di geografia economico-politica.

Si propongono 7 candidati, ma nella prima scrematura la commissione ne elimina tre per non aver presentato titoli e pubblicazioni. Alle due prove scritte e una orale però, si presenteranno solo due ricercatori: Paolo Rognini e Michela Lazzeroni.

I commissari giudicanti, nell’esito finale di ottobre 2008, “pur dichiarando idonei entrambi i candidati” all’unanimità ritengono vincitrice la ricercatrice Lazzeroni. Ma come spesso avviene in questi casi, il candidato sconfitto presenta ricorso. Da questo momento inizia la lunga odissea del concorso, che a distanza di 14 anni non ha trovato la fine.

Il Tar della Toscana, due anni più tardi, accoglie le motivazioni di Rognini e impone all’ateneo di rifare tutto da capo. Lazzeroni e l’università si rivolgono al Consiglio di Stato, ricevendo risposta negativa. Secondo i giudici le prove scritte sarebbero state sostenute su fogli recanti solo una sigla apposta da un membro della commissione giudicante, e non il timbro d’ufficio. Si torna al punto di partenza.

Rognini presenta un’istanza di ricusazione della commissione che lo aveva già giudicato in precedenza, spiegando che nella sentenza del Tar si faceva riferimento alla “imparzialità dei membri”, e per questo motivo chiede che vengano cambiati. L’università respinge la richiesta e il secondo concorso finisce come il precedente. Nell’ottobre 2012, la commissione “pur ritenendo idonei entrambi i candidati” sceglie “all’unanimità” Lazzeroni.

Il ricercatore presenta ancora ricorso al Tar, che questa volta gli darà torto. Quindi si rivolge al Consiglio di Stato, come la collega Lazzeroni. Il doppio ricorso incrociato finirà per premiare Rognini, mentre i giudici di Palazzo Spada bacchettano l’università, spiegando che in sede di “rinnovazione delle operazioni”, andava “sostituita la commissione giudicatrice”.

Ancora una volta, bisognerà rifare tutto. L’ateneo quindi nomina un nuovo membro designato e due ipotetici “supplenti”. Tutti e tre rifiutavano l’incarico. Alla fine si compone la commissione che si riunisce a gennaio 2019. L’unico candidato in esame è Rognini, visto che nel frattempo Lazzeroni è diventata professore associato, con un’altra procedura bandita dall’università pisana. Forse è solo una suggestione, ma per la cronaca, Lazzeroni è moglie di un noto professore ordinario dell’Istituto Sant’Anna e figlia di un altrettanto rinomato docente emerito di glottologia dell’Ateneo di Pisa.

Il candidato sostiene una prova scritta, una prova pratica e infine il colloquio. Nelle sue conclusioni, la commissione dichiara che “la procedura di valutazione in oggetto non ha alcun vincitore”.

Pur concorrendo da solo, Rognini perde ancora. L’ennesimo ricorso al Tar gli darà comunque ragione. I giudici parlano anche della discrezionalità della commissione nella scelta delle prove fatte sostenere al candidato, che sarebbero state scelte “solo dopo aver valutato” i suoi “curriculum e titoli”, mentre la “prova pratica era addirittura non pertinente”, perché riguardavano “geografia fisica” e non la sfera economico-politica.

Nelle conclusioni i giudici parlano anche di “eccesso di potere per illogicità, contraddittorietà e sviamento”, sostenendo che Rognini già in passato era stato ritenuto “perfettamente idoneo per ben due volte”, ma “improvvisamente è stato dichiarato inidoneo a ricoprire il posto”, nonostante negli “anni abbia fortemente arricchito il suo curriculum e prestato costantemente attività di insegnamento e ricerca anche presso lo stesso Ateneo pisano, in virtù di contratti che gli sono stati via via rinnovati, il che dimostra come sia perfettamente in grado di svolgere l’attività di ricercatore e docente”.

Una storia che mostra il paradosso e lo strabismo dell’Ateneo pisano, che da una parte riconosce a Rognini una cattedra a tempo determinato al dipartimento di Scienze della terra, che ricopre con costanza dal 2004/2005, e lo premia con lode al dottorato di ricerca. Dall’altra sembra quasi respingere la possibilità che possa sedere un giorno in quella cattedra di economia-politica.

A distanza di 14 anni, si dovrà ricominciare ancora una volta, ma nel frattempo gli anni sono passati, e la carriera universitaria di Rognini, che oggi ha 54 anni e insegna in un liceo, è stata per anni preclusa. “Qui l’aspetto meritorio sta passando in secondo piano, non sembra più un concorso dove serve prendere il candidato che vale e ha i requisiti migliori, è ormai un concorso politico, ci sono delle pregiudiziali nei miei confronti”, spiega Rognini a Giustizia di Fatto.

Il ricercatore ha anche presentato un esposto contro ignoti alla Procura di Pisa, spiegando tutta la sua storia, correlata da documenti e atti. I magistrati però non hanno ravvisato elementi che possano supportare un’accusa, e per questo hanno chiesto l’archiviazione.

Al fianco di Rognini si è esposta più volte “Trasparenza e Merito – L’Università che vogliamo”, l’associazione fondata dal ricercatore siciliano 43enne Giambattista Scirè che dal 2011 denuncia, dopo i suoi trascorsi con l’università di Catania che gli avrebbero precluso la cattedra, i concorsi truccati e manovrati dai baroni degli atenei di tutta Italia.

“L’ultima volta ero l’unico candidato, e l’ateneo mi ha mostrato chiaramente che non mi vuole, sono sgradito perché mi sono permesso di oppormi al classico meccanismo dell’università, in cui se c’è un prescelto nessuno deve metterci bocca – commenta Rognini -. È la battaglia di Davide contro Golia, un piccolo cittadino contro un gigante, un’istituzione di quasi 700 anni”. E anche se la speranza è l’ultima a morire, il ricercatore non ne sembra così convinto: “Mi ripresenterò lo stesso, con il solito entusiasmo, ma visto i trascorsi, la possibilità di vincere è 1 su 1 milione”, conclude Rognini."


Leggi l'articolo integrale sul "Fatto quotidiano" del 29 aprile 2021