Quegli ambigui concorsi accademici

L'articolo di Gian Antonio Stella sul "Corriere della Sera".


"Domandina facile facile: le università sono soggette alle leggi italiane che valgono per il resto della penisola o godono talora di qualche extraterritorialità? Qualche volta il dubbio viene. Basti pensare ai troppi casi in cui una sentenza della magistratura ordina l'annullamento di un concorso che ha una certa puzzetta di ambiguità e poi questa sentenza non viene rispettata. Peggio, viene cocciutamente contestata. Per anni.

L'ultimo caso arriva in udienza proprio questa mattina. Davanti al Tar del Lazio. Chiamato a intervenire nel quinto processo (quinto!) sul caso controverso di un concorso per un posto da ricercatore alla Sapienza. Di qua Chiara Barattucci, con un'esperienza italiana e internazionale tale da far ottenere già l'abilitazione scientifica come professore sia in Italia sia in Francia. Di là Chiara Ravagnan, una "interna" che alla Sapienza ha studiato, alla Sapienza si è laureata e alla Sapienza ha fatto il dottorato. La prima porta nel curriculum 140 pubblicazioni e due monografie, anche in lingua straniera. La seconda assai meno per un totale di poche decine di pagine, accusano i suoi avversari, "appena sufficienti per partecipare al bando, in gran parte tra l'altro su una rivista di cui la stessa era componente di redazione". Il giudizio della commissione, come ricorderanno i giudici del Tar, parla di cinque "discreto" e sette "buono" per la dozzina di lavori della Ravagnan, di cinque "discreto", tre "buono" e quattro "molto buono" per la dozzina selezionati dalla Barattucci. C'è chi dira: non c'era partita. Macché: vinse Chiara Ravagnan. Forse perchè era considerata, a torto o a ragione, come un'amica stretta dell'allora ministro Marianna Madia? A dubitare, spiegava Giulio Andreotti, si fa peccato. Però...

Certo è che dal 2016 sono passati cinque anni e la scelta della commissione dell'Università La Sapienza, bocciata dal Tar e dal Consiglio di Stato e poi miracolosamente rimessa in discussione fino a tornare davanti ai giudici per l'ennesima volta, non è ancora chiusa. Come andrà a finire? Boh... Forse si saprà oggi, forse un'altra volta... Finché magari non interverrà una ordinanza ministeriale di quelle già viste: "Non essendo il mero ripristino della legalità sufficiente ad annullare il concorso...". E buonanotte."


Leggi l'articolo integrale del "Corriere della Sera" del 14 aprile 2021