Lettera Aperta alla Ministra Messa: a UniFG si ghettizzano e si "marchiano" i docenti

Lettera Aperta alla Ministra dell'Università

Prof.ssa Cristina Messa


Illustrissima Ministra,


abbiamo appreso con non poco stupore e sgomento dal quotidiano "L'Attacco" (16 marzo 2021, pag. 5) questa notizia: all’Università di Foggia se qualche docente osa denunciare abusi e irregolarità nuoce alla salute degli altri colleghi, che, per questa ragione, vanno protetti, sino al punto di istituire un nuovo dipartimento, dal quale i "ribelli" sono immediatamente banditi.

È quello che è accaduto di recente quando è stata approvata l’istituzione di un nuovo dipartimento dell’area Agraria, il DAFNE, mediante la disattivazione del precedente organismo, il SAFE; il nuovo dipartimento nasce su iniziativa di 56 dei 60 docenti, esclusi deliberatamente soltanto 4 docenti: i professori ordinari Matteo Alessandro del Nobile e Diego Centonze e le ricercatrici che collaborano con loro, Amalia Conte e Carmen Palermo.

Quando i quattro docenti hanno formulato richiesta di afferenza al nuovo dipartimento, il senato accademico ha negato loro tale possibilità, si legge nei verbali riportati nell'articolo del quotidiano sopra menzionato “considerata la situazione conflittuale che si era determinata nel dipartimento SAFE e il rischio che si riproduca nel dipartimento DAFNE con l’afferenza dei docenti e ricercatori che hanno richiesto di afferirvi”.

È stato dunque “giudicato prevalente il diritto alla salute di tutti i dipendenti e necessario assicurare l’efficiente ed efficace funzionamento del dipartimento DAFNE in funzione del raggiungimento degli obiettivi strategici deliberati dagli organi di governo”. Il senato accademico ha inoltre stabilito, a chiare lettere, che i quattro docenti potranno andare in altri dipartimenti, ma mai in quello cui sarebbe naturale (per le discipline trattate) svolgessero docenza e ricerca.

Sembra incredibile a dirsi, c'è da non crederci, ma è accaduto proprio così.

I suddetti professori nuocerebbero, dunque, alla salute dei colleghi, perché nel corso del tempo hanno presentato diversi ricorsi e denunce, che hanno condotto all’avvio di numerosi procedimenti amministrativi e penali – alcuni dei quali ancora in corso, come quello di una truffa ai danni del MIUR per centinaia di migliaia di euro – per i quali le indagini hanno confermato la veridicità dei fatti denunciati, ma i colpevoli delle innumerevoli violazioni regolamentari accertate dai giudici e dalla polizia giudiziaria si sono salvati dalla condanna solo grazie alla recente riforma dell’abuso d’ufficio.

Va da sé che l’Università di Foggia avrebbe avuto il dovere di avviare procedimenti disciplinari per le numerose, gravi e reiterate violazioni dei doveri d’ufficio. Ma il potere disciplinare non è stato esercitato.

Il rettore, Pierpaolo Limone, si è preoccupato, invece, della salute di tutti i docenti dell’area Agraria, per molti dei quali è stata accertata dalla magistratura la ripetuta violazione dei regolamenti universitari, ma non dei docenti che hanno portato alla luce il malaffare presente al dipartimento di agraria dell'Università di Foggia: i docenti del DAFNE non devono essere turbati dalle istanze e dalle denunce che i quattro "esclusi" hanno formulato per tutelare i propri diritti; i quattro devono, invece, sopportare l’odiosa esclusione e l’inclusione forzata in contesti lavorativi lontani dai loro interessi scientifici, mandando ogni docente in un diverso dipartimento, magari “spedendo” un tecnologo alimentare a lettere o un chimico a giurisprudenza…

Una vicenda ancor più surreale se si ricorda come appena a dicembre scorso uno studio condotto dall’Università di Stanford (la ricerca firmata da John P. A. Ioannidis dell’Università di Stanford con Kevin W. Boyack e Jeroen Baas, pubblicata su "Plos Biology") abbia annoverato il professore Del Nobile come uno dei ricercatori di UniFG tra gli scienziati più citati al mondo.

Il rettore dell'ateneo di Foggia si è fatto portavoce solo di quei docenti presuntivamente stressati dalle denunce e dai ricorsi, e non dei docenti che hanno portato alla luce le molteplici violazioni dei regolamenti dell’ateneo che lo stesso Magnifico dovrebbe rappresentare e tutelare. Il rettore con la sua relazione in seno al senato ha fatto sì che i quattro docenti fossero messi alla porta dal luogo di lavoro cui appartengono, il dipartimento di agraria, e costretti a mendicare spazio in altri dipartimenti, come dei “reietti”. Ghettizzati, marchiati per sempre per quanto denunciato.

Eppure il rettore e il senato accademico non possono ignorare che la legge tutela l’afferenza a un dipartimento intesa come luogo (non solo fisico) in cui ogni singolo docente attua la “libertà della scienza” prevista dall’art. 33 della Costituzione (a tal riguardo basterebbe solo richiamare le disposizioni degli artt. 81 e segg. del D.P.R. 382/1980) e che la magistratura amministrativa si è già pronunciata a favore di docenti e ricercatori a cui pretestuosamente è stata negata l’afferenza a un dipartimento universitario (si veda, per tutte, Cons. Stato, Sez. VI, Sent. N. 1739 del 2008).

Forse la salute di chi lavora all’interno del DAFNE sarà d’ora in avanti migliore, visto l’allontanamento di una causa di conflittualità, ma la conclusione di questa vicenda appare una sconfitta per l’intero ateneo, più in generale potremmo dire per l'Università italiana, oltre che un pericoloso precedente e un odioso deterrente per chiunque pensi di criticare o denunciare qualcosa, con grave limitazione della libertà di espressione e di critica.

L’Università “considera come preminente valore di riferimento il rispetto dei diritti fondamentali della persona”. Questo afferma lo statuto dell'ateneo di Foggia, che, però, mostra di proteggere chi infrange le regole e di punire e perseguitare chi denuncia il malaffare, con metodi tristemente noti.

Aggiungiamo che la questione chiama in causa ben più alti e importanti principi e diritti sanciti nientemeno che dalla tuttora vigente “Carta Europea dei Ricercatori”, in particolare a p. 23 nell'articolo che riguarda i "Reclami e ricorsi" dove si può leggere "I datori di lavoro dovrebbero stabilire procedure adeguate per il trattamento dei reclami e dei ricorsi dei ricercatori, nonché dei conflitti tra supervisori e ricercatori. Queste procedure dovrebbero fornire un’assistenza informale per risolvere i conflitti di lavoro, le controversie ed i reclami al fine di favorire un trattamento giusto ed equo in seno all’istituzione e migliorare la qualità complessiva dell’ambiente di lavoro". Non ci pare purtroppo che l'Ateneo di Foggia si sia attenuto, in questo caso, alla Carta Europea dei Ricercatori, né al proprio stesso regolamento.

È questa l’Università che Lei vuole, gentile Ministra? Non è certo questa l’Università che l’Italia merita e non è certo questa l’Università che vuole "Trasparenza e Merito". Confidiamo vivamente che Lei prenda le distanze da questi misfatti e ponga rimedio al degrado morale in cui versa, da tempo, l’Università italiana, come stanno a dimostrare le inchieste delle Procure di Catania, Firenze, Perugia, Torino che imperversano in questi giorni a proposito di concorsi truccati in varie atenei d'Italia e che campeggiano sulle pagine di tutti i giornali.

Nella fattispecie la vicenda della denuncia di questi colleghi riguarda una truffa nei confronti del Ministero, accertata ormai dalla magistratura, per la quale si sta svolgendo un processo.

La Sua funzione comprende poteri idonei ad arginare questa deriva: il Suo predecessore non ha ritenuto di costituirsi parte civile in un processo ancora in corso per una truffa ai danni del MIUR, ma Lei può ancora schierarsi al fianco di coloro che hanno cercato di impedirla. Perché sia d'esempio. E attraverso l’esercizio dei Suoi poteri può ancora evitare che cada nel nulla la sistematica violazione delle regole all’interno di UniFG e impedire che ai docenti che hanno avuto il coraggio di denunciare sia di fatto preclusa la libertà di ricerca di cui Lei è, in ultima analisi, garante.

Molto cordialmente.

30 marzo 2021


Giambattista Scirè

Amministratore e responsabile scientifico de

L'Associazione Trasparenza e Merito. L'Università che vogliamo


Leggi la lettera integrale inviata via pec al Ministero

Leggi l'articolo pubblicato su "L'Attacco" del 16 marzo 2021