La video-confessione su un concorso ad Architettura: tra i docenti volano gli stracci!

Una volta si sarebbe detto il “bello della diretta”... o magari il brutto?

Il 15 luglio scorso ProArch, la Società Scientifica nazionale dei docenti di Progettazione Architettonica (che comprende i settori scientifico-disciplinari ICAR 14-15-16) – composta esclusivamente da studiosi, ricercatori e professori universitari –, ha organizzato una discussione pubblica fra i suoi soci, in forma telematica, in vista delle elezioni per il rinnovo delle cariche del proprio Consiglio Direttivo.

Fin qui niente di strano.

L’incontro si è svolto senza sorprese fino all’intervento del Professor Carlo Quintelli – docente ordinario di “Composizione architettonica e urbana” presso l’Università degli Studi di Parma. Esattamente dopo un'ora e circa 35 secondi il patatrac. Quintelli si è rivolto direttamente al Professor Giovanni Durbiano – ordinario di “Composizione architettonica e urbana” presso il Politecnico di Torino e Presidente di ProArch – pregandolo di ritirare la propria candidatura, con queste parole:

«Più di una volta ho richiamato tuoi comportamenti che ritengo essere stati totalmente scorretti e totalmente non in linea con chi mi rappresentava, in quel momento. Mi riferisco alla tua entrata a gamba tesa all’interno del concorso per Ordinario a Parma del 2018. È un episodio? Bene, è sintomatico! Non si può impersonare il ruolo di Presidente dopo prove di questo genere» (video in allegato 1).

Come vedete, tutto molto criptico e richiamato fra le righe per i non addetti ai lavori, cioè per i cittadini che osservano attoniti, ma non per chi, ahi noi, conosce bene come funziona l'università italiana.

Cos’è veramente successo?

Proviamo a spiegarlo meglio con le parole stesse della pronta replica del Professor Durbiano:

«Io alle falsità risponderò per scritto! Carlo Quintelli è venuto da me in studio per chiedermi di appoggiare in un concorso e io non l’ho fatto... E quindi che poi lui ce l’abbia con me lo posso capire per questo ma è quello che è successo» (video in allegato 1).

Il siparietto, che dura nel complesso circa 4 minuti, in realtà prosegue.

Mentre il docente replica, osservate la mimica facciale di una professoressa (unica donna inquadrata in quel momento nello schermo della videoconferenza), emblematica e significativa: parla da sola.

Un'altra professoressa non inquadrata nel video, della quale si sente solo la voce, si lascia andare a: “Scusate, direi di evitare ...”.

Per la serie i panni sporchi vanno lavati in casa.

Ma ciò che a noi interessa, al di là delle beghe e dei panni sporchi, è avere una conferma visiva di ciò che abbiamo sempre cercato di spiegare al cittadino, cioè di quello che accade abitualmente ai concorsi universitari. Quando il docente parla di "appoggiare" al concorso, questo significa che non si prevede nessuna valutazione comparativa oggettiva tra i candidati, a differenza di quanto vorrebbe un concorso pubblico. Ma in questo caso non siamo noi a sostenerlo ma viene ammesso pubblicamente dai diretti protagonisti docenti.

A questo punto della storiella, qualcuno potrebbe pensare che di fronte a tali esplicite accuse reciproche, il consesso di seri e stimati cattedratici abbia subito agito all’insegna dell’onestà intellettuale, nell’interesse pubblico e della reputazione stessa di ProArch, ovvero con un richiamo al rispetto delle leggi dello Stato, prendendo in chiara trasparenza una posizione netta e decisa sulla vicenda, anche per allontanare ogni potenziale sospetto di complicità?

Macchè. Manco per niente!

L'associazione ProArch ha piuttosto riproposto il più classico degli evergreen, comportandosi come Ponzio Pilato e decidendo di lavarsene le mani. A confermarlo è infatti il comunicato ufficiale, pubblicato il 30 luglio 2021 (come da allegato 2), dell'associazione dei docenti architetti che recita:

«Il Consiglio Direttivo della SS ProArch dichiara la propria estraneità ai fatti riguardanti le fasi preliminari di un concorso universitario, evocati durante il confronto pubblico del 15.07.2021».

Nessuna denuncia formale dunque. Questo è quanto rimane agli atti.

Alcune precisazioni appaiono utili per meglio inquadrare la vicenda.

Focalizzando l'attenzione su protagonisti del video, non si tratta di due docenti qualunque: il Professor Quintelli è stato uno dei commissari per l’Abilitazione Scientifica Nazionale 2018-2020 ed ha giudicato i candidati del settore 08/D1 “Progettazione architettonica” in sei tornate; il Professor Durbiano è l’attuale Presidente di ProArch. Secondo le affermazioni di Durbiano, Quintelli (poi commissario ASN) cercava all’interno di ProArch appoggi sul concorso per professore ordinario a Parma del 2018, nel settore 08/D1 – ICAR/14 “Composizione architettonica e urbana”.

Il concorso è identificabile? Sì.

Si è svolto un solo concorso per professore ordinario nel settore ICAR/14 all’Università di Parma nel 2018, indetto con D.R. n. 1858/2018 (in allegato 3).

La Commissione è stata poi nominata e – sorpresa! - è risultata composta interamente da soci di ProArch: 3 su 3.

Risultano casi analoghi? Abbiamo la memoria lunga e possiamo rispondere ancora affermativamente: nel nostro comunicato del 13 ottobre 2020 avevamo già denunciato un caso all’Università di Pisa che vedeva coinvolta ProArch nella nomina di una Commissione – sempre per il settore 08/D1 – ICAR/14 – condotta in assenza di criteri preventivi.

Sono doverose alcune considerazioni.

Come ben capite, da questa vicenda pubblica si evince chiaramente che chi non si allinea e si rifiuta di partecipare alla "gestione preventiva" di un concorso universitario non può fare il presidente del consesso degli accademici del settore scientifico-disciplinare. Appare altresì suggestivo il fatto che molti docenti, di fronte alla video-confessione a due voci, intervengano subito per sedare gli animi e per evitare che ulteriori dettagli sulla vicenda vengano discussi in pubblico. Secondo il tipico assordante silenzio che deve regnare indiscusso sulle procedure di concorso negli atenei italiani.

Sarebbe divertente sentire cosa hanno da dire nel merito del video i diretti protagonisti, magari, chissà, qualche tv si interesserà alla faccenda e andrà a sentirli?

Infine, una domanda: immaginate cosa sarebbe accaduto se ad essere protagonista di una siffatta surreale vicenda fosse stato un comune cittadino. Sarebbe, come minimo, partita immediatamente una inchiesta della magistratura per accertare i fatti. Invece, per i docenti universitari che godono di coperture e appoggi politici e istituzionali, tutto è lecito, perfino una simile video-confessione in pubblico. Nessuno prende provvedimenti, all'interno della società scientifica, né all'interno dell'università. Nessuno alza la voce per gridare allo scandalo nemmeno fuori da essa.

Solo noi di "Trasparenza e merito" leviamo alto il nostro grido nel deserto, nella speranza che prima o poi in questo deserto fioriscano voci sempre più numerose e decise.


Guarda il video pubblico di ProArch su You Tube del 22 luglio 2021 dal minuto 1h e 00

Leggi il comunicato della ProArch del 30 luglio 2021

Leggi il decreto rettorale del 18 settembre 2018