La replica di Presa Diretta agli attacchi accademici:"Un sistema di potere che non accetta critiche"

Pubblichiamo il post con cui Riccardo Iacona e lo staff di Presa Diretta, dopo la messa in onda della puntata "Il Sistema Università" andata in onda su Rai Tre il 7 febbraio scorso, e a seguito delle critiche feroci e degli attacchi violenti e polemici sferrati da gran parte del mondo accademico, a fronte del plauso per la trasmissione e dello sdegno sui fatti raccontati, registrato da parte di centinaia di migliaia, anzi svariati milioni di cittadini, hanno risposto.


IL RECLUTAMENTO NELLE UNIVERSITÀ ITALIANE É ANCHE UNA QUESTIONE DI CRONACA GIUDIZIARIA


Due settimane fa, con IL SISTEMA UNIVERSITÀ (questo il link per rivedere l'inchiesta bit.ly/3LIh1dY) abbiamo deciso di dedicare una intera puntata a come si entra dentro le Università Italiane mettendo al centro del nostro racconto le storture e le criticità del sistema di reclutamento. Lo abbiamo fatto raccontando per la prima volta per esteso e in prima serata alcune delle più importanti inchieste della magistratura italiana che hanno avuto per oggetto , non solo il singolo episodio, la singola procedura concorsuale, ma il modus operandi di interi atenei, coinvolgendo le figure apicali di quelle università, rettori, capi dipartimento, senato accademico, centinaia di professori ordinari, come è il caso delle Università di Catania, Firenze e Tor Vergata e mandandoli tutti a processo, caso unico in tutta Europa. Abbiamo deciso di occuparci di questi casi giudiziari, perché sono il risultato di anni di inchieste che hanno resistito al vaglio di diversi magistrati e sono arrivati a processo. Ma avremmo potuto occuparci anche delle tante indagini in corso, in giro per tutta Italia, a Milano, Foggia, Siena, ancora Firenze, perché la verità è che ogni volta che la magistratura mette il naso e soprattutto le microspie nella macchina dei concorsi, scopre che non si tratta di competizioni aperte e che i candidati vengono scelti prima e fuori dai luoghi deputati. Ora di fronte a questo vero e proprio scandalo non si può rispondere, come qualcuno ci ha scritto, sono “solo pochi casi giudiziari”. Intanto perché si tratta di storie enormi, che chiamano in causa intere Università, ma soprattutto perché quello che i magistrati hanno scoperto è “un sistema”, un modus operandi. E devo dire, proprio nei mesi in cui con i miei colleghi abbiamo lavorato alla scrittura di questa puntata, siamo rimasti sconvolti dal fatto che l’Accademia nel suo complesso e nelle sue articolazioni più alte come la conferenza dei Rettori, non abbia avuto nulla da dire, non abbia aperto un dibattito al suo interno, non abbia sentito il bisogno di parlare all’opinione pubblica. E stupisce anche la decisione dei singoli atenei e del Ministero della Università e della Ricerca di non costituirsi come parte civile nei tanti processi aperti. No, di fronte a quello che si vede nelle inchieste, la predeterminazione dei vincitori, le minacce nei confronti di chi si mette di traverso, le ritorsioni e i veri e propri abusi nepotistico-clientelari, non bastano le tiepide e sdegnate difese di ufficio: dove eravate quando tutto questo succedeva? Ci hanno obiettato che se si vanno a vedere le percentuali dei ricorsi nelle singole università si scopre che sono molto basse, che non supererebbero il 2 per cento. Ma questo ragionamento non tiene conto di quello che ci hanno raccontato in tantissimi: questo è un modus operandi che si subisce, non conviene denunciare perché se ti metti contro il dipartimento e l’Accademia rischi di pregiudicare la tua carriera. Si tratta di un sistema che funziona anche e soprattutto quando nessuno denuncia. E lo dimostrano non solo le centinaia di messaggi e-mail che abbiamo ricevuto prima, durante e dopo la trasmissione di ricercatori e professori che ci raccontavano i “loro concorsi predeterminati”, ma il fatto che ai concorsi si presentino quasi sempre pochissimi candidati, tre, due e anche solo una persona e questo sì che è un vero e proprio scandalo! Succede per i concorsi ad articolo 24, dedicati ai candidati interni ai singoli atenei, ma anche in quelli ad articolo 18, che in teoria dovrebbero essere aperti alla competizione nazionale e internazionale. Non solo. Nelle nostre università vincono i concorsi quasi sempre quelli che provengono da “filiere interne”, altra chiara dimostrazione della poca apertura ai candidati esterni e di quella che è stata chiamata una vera e propria asfissia del mondo accademico italiano. E infine fa veramente pensare e ci rende particolarmente tristi il fatto che la seconda ragione che spinge ogni anno migliaia di cervelli italiani a lasciare il nostro paese sia il fatto che considerino i concorsi italiani “non trasparenti”, dove conta più l’appartenenza che il merito. Paradigmatico da questo punto di vista è l’esempio che abbiamo fatto raccontando come si selezionano in Germania professori e ricercatori all’Università di Humboldt e al prestigioso centro di ricerca Max Planck, dove si cerca attivamente di scegliere i migliori. Nella puntata abbiamo dato voce a diversi accademici e studiosi che hanno sottolineato quali sono secondo loro le questioni strutturali che ci hanno portato a questa vera e propria asfissia : e si è parlato di definanziamento, si è fortemente criticata la Riforma Gelmini, soprattutto nel delicatissimo passaggio dei concorsi di abilitazione scientifica nazionale che secondo molti avrebbe consegnato a pochi ordinari il potere di decidere in grande anticipo chi fare entrare e chi no nelle Università, si è parlato di abolizione dell’articolo 24 e del sistema a “punti organico” che rende sempre più costoso per le Università prendere professori esterni piuttosto che interni . Su questo abbiamo anche raccolto le proposte della Ministra Messa, che vuole abolire l’articolo 24 e rivedere il concorso per le abilitazioni scientifiche nazionali, chissà se e come ci riuscirà. Quello che è certo è che non si può dibattere del futuro delle nostre Università cancellando, come molti sdegnati professori vorrebbero, le inchieste giudiziarie e le migliaia di storie di sofferenza dei lavoratori della conoscenza. Perché quel modo di gestire l’Accademia la sta distruggendo dall’interno. Ecco perché ho detto a chiare lettere che la partita dell’Università è troppo importante per lasciarla in mano ai professori! Mi hanno obiettato: ma così si fa entrare la politica nell’Università! Ma la politica è già entrata, in Parlamento siedono da anni professori universitari e i risultati li vediamo. Mai come negli ultimi decenni la nostra Accademia è stata così in difficoltà, a cominciare dal calo delle iscrizioni degli studenti, un dato freddo, indiscutibile e veramente drammatico: negli ultimi 15 anni gli atenei hanno perso 40mila matricole, una contrazione del 13 per cento. Una tendenza solo in parte legata al declino demografico, perché il fatto che in Italia, secondo i dati Istat, il 20,1 per cento della popolazione possiede una laurea contro il 32,8 per cento dell’Unione Europea ci dice il gap di alta formazione che ormai ci sta separando sempre di più dai paesi dell’Occidente. Ma le Università italiane non entrano neanche nei ranking internazionali ai primi posti. Nessuna Università italiana è tra le prime 100. Per un Paese che pretende di essere l’ottava potenza economica del mondo, un risultato disastroso, perché oggi la gara economica internazionale la vince chi ha e produce competenze! Auspico comunque che il dibattito continui e che l’accademia esca dal mondo autoreferenziale dove la politica l’ha gettata, per chiaro disinteresse. Riccardo Iacona


Leggi il post di Presa Diretta del 17 febbraio 2022