La Nazione: "Concorsi universitari come abiti fatti su misura"

Scrive "La Nazione": ecco cosa abbiamo scoperto. Le denunce non più silenziose

Un articolo di Stefano Brogioni.


"PERFETTI, come un abito del miglior sarto. Si modellano addosso a una persona precisa, ne slanciano e lanciano la figura, visto che descrivono il profilo e certe peculiari caratteristiche di chi otterrà quel posto. Ed è per questo che li chiamano concorsi profilati. La profilazione dei bandi è uno dei tanti mali che ammorba l’università italiana, e anche gli Atenei toscani non sono immuni a questa patologia.

Almeno secondo quanto raccolgono, con preoccupante cadenza, associazioni - come l’Osservatorio Indipendente sui concorsi universitari - nate per denunciare le ombre e anche per tutelare i cosiddetti ‘whistleblowers’, coloro che, dall’interno, denunciano, restando dietro le quinte, cosa non va in enti pubblici o aziende private. Un fenomeno, quello dei bandi profilati, che dopa il risultato delle gare. Ma che sta particolarmente a cuore al neo ministro pentastellato Lorenzo Fioramonti.

Lo scorso giugno, da sottosegretario del Miur, quando non era ancora famoso per la tassa sulle merendine, aveva lanciato un duro monito agli Atenei: «Non posso esimermi dal notare come ancora esistano molti bandi per ricercatori che presentano un elemento di ‘profilazione’ eccessivamente dettagliata, ben al di là dei settori scientifico disciplinari consentiti dalla legge, e che rischiano di scoraggiare molti partecipanti e alimentare contenziosi amministrativi dannosi per gli atenei stessi, per chi denuncia e anche per chi vince, poiché si pregiudica la certezza e la validità del concorso». Con la promessa di cambiare le regole sul reclutamento universitario, l’allora sottosegretario (oggi salito sul gradino più alto del Miur nel Conte-bis), spingeva nel frattempo i giovani ricercatori in cerca di posto a «non farsi scoraggiare da bandi eventualmente profilati e di presentarsi a tutti i concorsi universitari per i quali si posseggono i requisiti necessari». Ma chi pensa che la profilazione riguardi soltanto figure riservate a giovani precari, sottodimensiona il problema.

Qualche settimana fa, l’Osservatorio Indipendente sui concorsi universitari, un gruppo con quasi 200 aderenti che si pone l’obiettivo, tramite la condivisione di informazioni, di monitorare la situazione dei concorsi fino agli esposti per pratiche poco trasparenti, ha acceso i riflettori su sette selezioni bandite dall’Università di Firenze che conterrebbero i requisiti della profilazione riguardo alle «specifiche funzioni». Cuciti addosso a qualcuno, insomma. Si tratta del bando per due cattedre da professore ordinario (SC 05/H2 Istologia - SSD BIO/17 Istologia e SC 06/B1 Medicina Interna - SSD MED/09 Medicina Interna) e di cinque posti per professore associato (06/D1 Malattie dell’Apparato Cardiovascolare e Malattie dell’Apparato Respiratorio; SSD MED/10 Malattie dell’Apparato Respiratorio; 06/D3 Malattie del Sangue, Oncologia e Reumatologia; SSD MED/06 Oncologia Medica; 06/F1 Malattie Odontostomatologiche; SSD MED/28 Malattie Odontostomatologiche; 06/F3 Otorinolaringoiatra e Audiologia; SSD MED/31 Otorinolaringoiatria; 06/F4 Malattie dell’Apparato Locomotore e Medicina Fisica e Riabilitativa; SSD MED/34 Medicina Fisica e Riabilitativa). L’Osservatorio ha scritto al rettore di Firenze, al Ministero, e anche all’Anac, chiedendo di riformulare quei bandi.

Anche secondo "Trasparenza e merito", altra associazione no profit nata nel 2017 che, con oltre 400 iscritti (tra questi anche docenti) combatte la stessa guerra dell’Osservatorio, i sette concorsi fiorentini «presentano informazioni dettagliate sulle ‘specifiche funzioni’ che i professori dovranno svolgere, ovvero indicazioni restrittive sulle attività didattiche e scientifiche da portare a compimento nell’intera carriera accademica, che sono in contrasto con la Legge 240/2010 (art. 18 e art. 24) e con la Carta europea dei ricercatori. La Legge Gelmini, infatti, prevede la pubblicità dei bandi sul sito dell’ateneo e su quelli del Ministero e dell’Unione europea, la specificazione del settore concorsuale e di un eventuale profilo esclusivamente tramite indicazione di uno o più settori scientifico-disciplinari, la possibilità di modalità di trasmissione telematica delle candidature nonché dei titoli e delle pubblicazioni. L’analisi testuale dei bandi, in riferimento alle singole procedure concorsuali comparate con le declaratorie ministeriali per ciascun settore scientifico disciplinare, porta a concludere che in alcuni di essi i requisiti richiesti ai candidati risultano non conformi, in tutto o in parte». L’associazione ha colto sopratutto un particolare, in un bando da professore di seconda fascia. E cioè «lo specifico richiamo alla “otoneuroradiologia”», che «suscita perplessità, in quanto riferibile sul piano scientifico e semantico più alla neuroradiologia (settore concorsuale 06/I1) che non alla Otorinolaringoiatria. Come ricorda Osservatorio indipendente, se per caso esistesse un candidato la cui produzione scientifica possa essere agevolmente identificata nella definizione delle ‘specifiche funzioni’, la sua esistenza getterebbe una luce sinistra sulla correttezza della procedura».

«Ogni eventuale ulteriore specificazione – sono ancora parole di Fioramonti - non dovrebbe avere alcun peso per la selezione del vincitore, e qualora lo avesse (come continua ancora ad accadere) questo solo fatto è sufficiente a decretarne la nullità in caso di ricorso presso la giustizia amministrativa. Purtroppo questa condizione ad oggi si verifica in troppi casi, creando il paradosso per cui con decine di migliaia di ‘precari della ricerca’ e quasi altrettanti abilitati privi di una posizione, ci si trova dinanzi a concorsi cui partecipa una sola persona, destando il sospetto (magari ingiustificato) che si tratti di un bando ‘sartoriale’».

Già, ma proprio come sottolinea il ministro, l’eccessiva profilazione scoraggia la competizione e capita sovente che al concorso sospetto partecipi un solo candidato (e spessissimo un interno all’Ateneo) che si aggiudicherà il posto in un imbarazzato silenzio generale. Perché serve anche il coraggio di denunciare. O la convenienza per farlo. Recenti inchieste giudiziarie, come quella appena approdata dinanzi al gup del tribunale di Firenze che riguarda la posizione di 45 «baroni» del diritto tributario italiano, ha messo in luce, secondo il teorema della procura, una logica di spartizione di cattedre e assegni di ricerca fra le due più influenti società italiane. Oggi a me, domani a te. E il candidato mandato a perdere, preferisce ingoiare il rospo e aspettare il suo turno piuttosto che inimicarsi i potenti."


Leggi l'articolo su "La Nazione" del 28 settembre 2019



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