L'Attacco: UniFoggia, il Gip smentisce la Procura. Per due prof va formulata l'imputazione per falso

L’Università di Foggia nel sessennio dell’ex Rettore Maurizio Ricci è venuta alla ribalta delle cronache giudiziarie per numerose inchieste sulla discutibile gestione dell’Ateneo foggiano sui concorsi e non solo. Una testata locale, "L’Attacco", ha costantemente dato piena informazione sulle vicende, solo talora e di rado riportate dai media nazionali.

Le numerose inchieste hanno condotto a severe informative della polizia giudiziaria, che, oltre ad individuare ipotesi di reato a carico del Rettore e dei docenti del suo “cerchio magico”, ricollegavano ad esse l’esigenza di sospendere i docenti dalle loro cariche istituzionali. La risposta della Procura è stata lenta e debole: nessuna sospensione dalle cariche, moltissime archiviazioni, poche richieste di rinvio a giudizio nei casi più eclatanti, alcune in prossimità della prescrizione, altre cadute nel nulla per la riforma dell’abuso d’ufficio, che ha escluso la rilevanza penale delle innumerevoli violazioni di regolamento accertate negli anni dalla polizia giudiziaria.

Le inchieste e le denunce continuano ancora oggi dopo l’insediamento del nuovo Rettore Pierpaolo Limone, che si trova a fare i conti con la scomoda eredità. Nei giorni scorsi, a fronte dell’ennesima richiesta di archiviazione della Procura, il GIP di Foggia dott. Antonio Sicuranza ha chiesto di formulare richiesta di rinvio a giudizio, con l’accusa di falso in atto pubblico mediante omissione, per due professoresse di UniFG, Marzia Albenzio e Carmela Robustella, che parteciparono a due procedure selettive restando componenti del consiglio di amministrazione. La legge Gelmini (ma la norma è naturalmente riprodotta nei regolamenti e nei bandi di UniFG) stabilisce che non possano partecipare ai concorsi “coloro che abbiano un grado di parentela o di affinità, fino al quarto grado compreso, con un professore appartenente al dipartimento o alla struttura che effettua la chiamata ovvero con il Rettore, il direttore generale o un componente del consiglio di amministrazione dell'ateneo”. E in base a tale previsione il candidato deve dichiarare sotto la sua responsabilità e consapevole delle sanzioni penali in caso di false dichiarazioni di non versare in tale situazione di incompatibilità. Le due professoresse lo hanno fatto, negando, in sostanza, di essere parenti di se stesse. Per la Procura tutto regolare, ma il GIP non ci sta: non solo infatti esordisce confermando la rispondenza alla realtà dei fatti contenuti nella denuncia dei professori Sandro Del Nobile e Diego Centonze, i due colleghi di "Trasparenza e Merito", ma afferma che “La richiesta di archiviazione del PM va disattesa per quanto riguarda la falsa (per omissione) dichiarazione resa da Albenzio e Robustella per partecipare alle procedure concorsuali”, afferma il GIP, “quando hanno entrambe omesso di dichiarare di essere componenti del CdA dell’Ateneo foggiano, proprio al fine di sfuggire alla preclusione prevista dall’art. 18 legge 240/10. Ragion per cui nei loro confronti va ordinata l’imputazione coatta” per il reato di falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico.

Cosa dovrebbe fare il Rettore Limone in conseguenza di questa vicenda? In primo luogo l’immagine di UniFG andrebbe tutelata mediante la costituzione di parte civile nel processo contro le due professoresse e più in generale in tutti i processi pendenti. Inoltre, l’accertamento in sede giudiziaria delle plurime violazioni di regolamento espone tutti i soggetti coinvolti all’avvio di procedimenti disciplinari per aver mancato ai propri doveri d’ufficio, anche se tali violazioni non rientrano più nell’area di rilevanza penale. E naturalmente ove i soggetti coinvolti rivestano cariche istituzionali potrebbe chiederne le dimissioni o quantomeno la sospensione volontaria dalla carica in pendenza di accertamenti. Ma ci si chiede, in ultima analisi, se il nuovo Rettore intenda davvero gestire l’Ateneo foggiano in discontinuità con il passato. Alcune decisioni assunte durante il suo mandato e soprattutto la scelta della sua squadra di governo non sembrano suggerire una risposta affermativa.

Aggiungiamo che i coraggiosi denuncianti sono stati isolati e messi ai margini nel proprio dipartimento con atti che rasentano il mobbing. Ma di questo e altro vi parleremo nella prossima puntata su UniFG.


Leggi l'articolo su "L'Attacco" del 19 marzo 2021