Intervista al Prof. Luciano Demasi, ingegnere aerospaziale negli States, sul concorso "contestato"

Aggiornamento: ott 3

Ci siamo già occupati del concorso universitario per Professore ordinario a cui ha partecipato, anni fa, Luciano Demasi, oggi docente al Department of Aerospace Engineering of San Diego State University (per chi fosse interessato qui trova il suo curriculum vitae). Egli ha vinto il ricorso al Tar e il Consiglio di Stato gli ha dato ragione contro il Politecnico di Torino. La vicenda si è conclusa, di recente, in sede penale, con una archiviazione del reato da parte del Tribunale di Torino. Visto il rilevante interesse pubblico che riveste la vicenda, abbiamo deciso di farci raccontare i dettagli direttamente dal protagonista.


- Prof. Demasi, Lei aveva denunciato il caso del Prof. Di Sciuva che, presidente della commissione giudicatrice al concorso contestato, era tenuto a non valutare un suo stretto collaboratore con il quale aveva in comune numerosi articoli scientifici e progetti di ricerca. Ci può raccontare che cosa ha fatto vagliare dalla magistratura?


Ho riportato i fatti. In passato, il Prof. Icardi (vincitore del concorso poi annullato dalla Giustizia amministrativa, nda) era stato sostituito/affiancato in una commissione d'esame di un corso (da lui tenuto). Il prof. Di Sciuva fu il coordinatore di tale commissione. Tuttavia, il prof. Di Sciuva ha giudicato, nel concorso universitario, in maniera lusinghiera il prof. Icardi anche sulla didattica, "dimenticandosi" di un tale grave episodio e "dimenticandosi" di rendere noto della cosa anche agli altri commissari. La procura ha ritenuto questa "dimenticanza" un fatto non penalmente rilevante, nonostante i candidati fossero stati accorpati in 1/100 di punto, decisivo per l'assegnazione del concorso, come anche evidenziato da un altro candidato "straniero" in una lettera formale inviata al Rettore del Politecnico di Torino (che abbiamo già pubblicato, si veda qui).

Durante il concorso, il prof. Icardi non ha rispettato i tempi di esposizione del seminario pubblico, e la cosa non è stata considerata importante. Anche la procura non lo ha fatto.


- Ci sono stati altri aspetti che ha segnalato?

Certo. Ho presentato una perizia tecnica eseguita da un noto esperto italiano in Ingegneria Aerospaziale. Tale esperto era fuori dal mondo accademico, per garantire l'estraneità a perverse logiche accademiche di scambi e favori. Lui ha dimostrato che a parità di giudizio della commissione (ad esempio "buono"), il punteggio percentuale corrispondente è stato sistematicamente inferiore quando era attribuito al sottoscritto e, di contro, superiore quando era attribuito al prof. Icardi. Si badi bene che queste valutazioni non sono di merito ma sono state eseguite mantenendo invariati i giudizi della commissione, come dicono le sentenze amministrative. E' stato dimostrato che una determinazione coerente dei punteggi avrebbe sempre e comunque assegnato una delle due posizioni bandite del concorso al sottoscritto.


- Può chiarire meglio questo punto?

Lo faccio con un esempio. Prendiamo una scala di dieci punti (se la scala è diversa il discorso è identico: se un candidato arriva, ad esempio, secondo non può poi arrivare terzo cambiando la scala; in altre parole, quel che conta è il piazzamento relativo dei candidati in termini percentuali). Da un punto di vista rigoroso e oggettivo non possono esserci sovrapposizioni fra i punteggi attribuiti e giudizi. Se a titolo di esempio si dà al giudizio "buono" un punteggio che va da 6 a 7 punti, il giudizio "ottimo" nell'intervallo fra gli 8 e 9 punti non ha sovrapposizioni e dunque non si possono avere i paradossi che candidati con punteggio di "buono" possano scavalcare candidati con punteggio di "ottimo". Operando su scale diverse e nei diversi ambiti concorsuali (didattica, ricerca etc.) questo "scavalcamento" è proprio quanto avvenuto avvantaggiando indebitamente il prof. Icardi ai danni del sottoscritto. Il tribunale amministrativo lo ha confermato, la procura non ha ritenuto tale condotta rilevante da un punto di vista penale. Non solo, è possibile dimostrare, con matematica elementare, che a parità di giudizio della commissione, se si fossero attribuiti i punteggi in maniera discrezionale ma comunque oggettiva (senza sovrapposizione degli intervalli, per evitare che uno che prendesse "ottimo" fosse poi scavalcato da uno che avesse ottenuto "buono"), io avrei sempre e comunque vinto una delle due posizioni bandite dal concorso.


- Lei sta dicendo che la commissione ha la libertà LEGALE non solo di dare giudizi (anche molto generosi quando non potrebbero esserlo, come per la prestazione sulla didattica del prof. Icardi) ma anche di manovrare sui punteggi per favorire un candidato ai danni di un altro?


Si. La commissione può fare anche questo. Infatti, è possibile leggere nella sentenza del Giudice delle Indagini Preliminari la seguente frase: "(...) lo sviamento di potere ricorre quando l'atto non persegue un interesse pubblico ma un interesse diverso ovvero quando l'amministrazione agisce per perseguire un fine (pur sempre pubblico) ma diverso rispetto a quello stabilito dalla legge, presupposti che parimenti non sono ravvisabili nella vicenda in esame, dal momento che il concorso è stato bandito per la copertura di due posizioni lavorative effettivamente scoperte [il Prof. Icardi ne ha vinta una, nda], dunque per rispondere and una esigenza pubblica ben riscontrata e non per conseguire una finalità dissonante, mentre la scelta di un candidato piuttosto che un altro non comporta il perseguimento di un fine autonomo quando non si tratta di una smaccata predilezione per un soggetto privo di qualsivoglia competenza ed attitudine in rapporto alla posizione individuata".


- Ma allora per quale ragione si continuano a fare le valutazioni comparative in ambito universitario, con concorso pubblico?


Questa è una bella domanda. Secondo la giurisprudenza evidenziata dal Giudice delle Indagini Preliminari, di fatto non si compie alcun illecito penalmente perseguibile se si assume chiunque purché ci siano dei requisiti minimi di competenza (non si parla di "migliore" nel senso comparativo del termine, avendo di solito una rosa di candidati). La domanda che io dunque farei al Ministro dell'Università Ricerca e Sviluppo è la seguente: "risulta il merito prioritario in Italia?" La risposta e' chiaramente NO.

Inoltre, quanto affermato dal Giudice delle Indagini Preliminari ha implicazione in altri ambiti. Si pensi ad esempio ad un concorso pubblico per assumere un medico chirurgo. Lei andrebbe in ospedale tranquillo se fosse stato assunto uno che non fosse "privo di qualsivoglia competenza ed attitudine in rapporto alla posizione individuata" e che dovrebbe poi usare il bisturi su di Lei? Le sembra un requisito accettabile in una società moderna e avanzata?

A proposito di un ipotetico candidato "privo di qualsiasi competenza e attitudine" in rapporto alla posizione bandita in un qualsivoglia concorso, il Giudice Delle Indagini Preliminari scrive nella sentenza di archiviazione della mia denuncia: "solo in quest'ultimo caso si verrebbe - in ipotesi- a configurare un interesse privato talmente straripante da esautorare quello pubblico a questo punto solo apparentemente perseguito, non rientrando più l'operato della commissione nel perimetro di discrezionalita' tecnica assegnato dalla norma, che consente ai commissari di esprimere valutazioni anche criticabili, ma non rilevanti sotto il profilo penale".

Ebbene, ritengo che questo debba essere ben presente a chi volesse non solo intraprendere una carriera universitaria in Italia, ma anche a chi facesse un qualsivoglia concorso nella pubblica amministrazione. Nei fatti, non esiste alcuna forma di controllo per l'operato delle commissioni, a meno di clamorose manovre per favorire candidati PALESEMENTE incompetenti e magari parenti stretti di membri della commissione stessa o dietro corrispettivo di denaro o altre utilità.


- A questo punto, cosa consiglierebbe a giovani e volenterosi ricercatori che volessero intraprendere una carriera in ambito universitario?


Innanzitutto consiglierei di non pensarci due volte e andare all'estero, ci sono molti posti un Europa e Stati Uniti dove il merito viene riconosciuto e dove le possibilità e prospettive non vengono negate. Io sono di origini umili, ho lavorato molto duramente e senza alcuna rete di conoscenze sono riuscito a fare ricerca e a dare un mio contributo. L'averlo fatto negli Stati Uniti e non in Italia non è stata una mia scelta, ma una scelta dettata dal "sistema di potere accademico" italiano.

Consiglierei anche di evitare di partecipare ai concorsi universitari in Italia o almeno sapere a cosa si va incontro. Quanto affermato dal Giudice delle Indagini Preliminari sulla rilevanza penale delle condotte delle commissioni giudicatrici rende la meritocrazia un miraggio. Se potessi tornare indietro non investirei enormi risorse di tempo e denaro in velleitari concorsi in Italia e per cercare di avere giustizia in sede legale di fronte a condotte che l'uomo della strada troverebbe inspiegabili e assurde e che se serve posso illustrare con documenti alla mano a chiunque me li richiedesse.


- Il sistema universitario italiano è davvero così diverso da quello americano?


Anche in America si possono avere situazioni non sempre ideali. Ma vicende come quella che io ho vissuto in Italia sono letteralmente impossibili in USA. I politici italiani parlano propagandisticamente di rientro dei cervelli, di meritocrazia, di ricerca e sviluppo, ma poi approvano leggi che permettono alle commissioni giudicatrici persino di modificare in maniera "tecnica" i numeri conseguenti ai giudizi (capovolgendo nei fatti i loro stessi giudizi, come dimostrato analiticamente nel procedimento legale che mi ha visto coinvolto) per raggiungere un risultato prestabilito e spesso riassumibile nell'assegnare le posizioni bandite a candidati "interni" all'istituzione che bandisce il concorso.

Non solo, i politici fanno passare leggi che frustrano ogni velleità di giustizia. Nel mio caso specifico sono sopraggiunte norme (decreto legge del 16 Luglio 2020, n. 76 e convertito dalla legge 11 Settembre 2020, n. 120, recante "misure urgenti per la semplificazione e l'innovazione digitale") che hanno depotenziato l'abuso d'ufficio, rendendo quasi inevitabile l'archiviazione.

Anche i tempi della magistratura mi hanno lasciato piuttosto perplesso. Ad esempio, nella sentenza che il Giudice delle Indagini Preliminari, si legge: "...tenuto conto del tempo inesorabilmente trascorso dai fatti". E chi ha fatto scorrere tutto questo tempo? Non di certo il sottoscritto!


- Ama ancora l'Italia, prof. Demasi?


L'Italia è un paese bellissimo e ci torno ogni volta che posso. Adoro le sue bellezze e sono riconoscente all'Italia in quanto mi ha permesso di raggiungere i più alti livelli di istruzione senza praticamente mezzi finanziari, attraverso un ottimo sistema di supporto e garantendo il diritto allo studio, come da dettato costituzionale. Tuttavia, le vicende che ho vissuto mi hanno letteralmente sconvolto. Ho denunciato quanto ho visto sperando di potermi sdebitare verso l'Italia che mi ha formato. Ingenuamente pensavo che altri non erano riusciti a scardinare il "sistema" dei concorsi universitari in quanto non avevano combattuto con sufficiente determinazione e si erano piegati a logiche clientelari e di scambi. Ingenuamente ho intrapreso una battaglia che mi ha portato a combattere in sede civile e penale. Ingenuamente pensavo che almeno a livello legislativo il merito fosse tutelato. Ma sono stato, appunto, ingenuo. Sono stato ingenuo in quanto denunciare da privato cittadino non ha senso pratico, e finisce con l'essere inutile, vista la volontà politica (si leggano gli interventi legislativi di cui sopra) del parlamento italiano che depenalizza e svuota i reati penali in ambito universitario. Faccio in questa sede un esempio a me noto, omettendo nomi e cognomi, vista anche l'inutilità pratica di fare le denunce. Un Rettore di un ateneo italiano molto importante fece annullare un concorso universitario con palese conflitto di interessi e si rivolse alla stampa. In realtà, in parallelo, "sistemò" il concorso creando una "opportuna" commissione giudicatrice alternativa che non solo confermò i risultati del primo concorso, ma persino umiliò la persona che osò ribellarsi. Ebbene, tale Rettore ha poi fatto una carriera politica molto brillante, arrivando alle più alte cariche dello Stato italiano. Queste sono cose intimamente insite nel sistema di questo Paese. Ed e' per questo che l'unica soluzione praticabile che vedo possibile risulta uno sforzo collettivo che portasse le vicende della università italiana, e del relativo sistema di reclutamento, di fronte alla Corte di Giustizia Europea dei Diritti dell'Uomo. E' probabile (e auspicabile) che a livello europeo ci possa essere un positivo impulso ed una "spinta" a correggere quanto non funziona.

Da un punto di vista più personale, avendo visto direttamente e toccato con mano il funzionamento della università, della giustizia, e della politica in Italia, prendo atto di aver guadagnato con durissimi sacrifici una posizione lavorativa all'estero e tornerò in Italia da turista, ben conscio che nella bellissima Italia (che sempre amo) il merito è una chimera. Dunque, se fossi un giovane desideroso di inserirmi in Italia, qualche domanda me la porrei e ci penserei attentamente prima di sprecare tempo e risorse. Invito tutti i lettori e chi paga le tasse in Italia a farsi queste domande...