Il senso del Professor Baroni per i concorsi ovvero l'effetto tossico dell'Accademia e la corruzione

Pubblichiamo e condividiamo con piacere l'articolo degli amici Massimo Di Rienzo e Andrea Ferrarini di "Spazioetico" dal titolo “Il senso del Professor Baroni per i concorsi. Ovvero, come la tossificazione delle relazioni in ambito accademico fa esplodere il rischio di corruzione”. Si tratta di una interessante riflessione, piena di spunti di approfondimento, sull'Accademia e quindi sull'Università come scuola e modello di corruzione e mercificazione dei rapporti personali (lo chiamano "imprinting corruttivo"), tra docenti, ricercatori, personale amministrativo, studenti. Naturalmente il titolo dell'articolo parafrasa volutamente il bel romanzo del danese Peter Hoeg "Il senso di Smilla per la neve". Buona lettura.


"Noi di Spazioetico abbiamo sempre considerato l'università italiana la scuola di formazione della corruzione. Se esiste un altissimo tasso di corruzione nel Paese è anche perché gli stili relazionali e di leadership si apprendono nei percorsi formativi vengono riproposti negli ambiti professionali, pubblici e privati.

Per questo l'università dovrebbe essere il centro della prevenzione della corruzione. Purtroppo ora non solo non è così (ad esempio noi di Spazioetico non abbiamo mai lavorato con università), ma la tendenza a concepire l'anticorruzione come una sequenza di inutili adempimenti allontana sempre di più la speranza che anche negli atenei si possa cominciare seriamente a costruire una cultura della "ecologia delle relazioni".

La prevenzione della corruzione e l’emersione e gestione dei conflitti di interessi nelle università è la vera sfida. Noi chiamiamo "imprinting corruttivo", lo stile che si apprende negli atenei e poi si pratica nelle amministrazioni o nelle aziende. È importante costruire una rete di protezione contro questo mostro.

Facciamo un esempio, liberamente tratto da un evento di corruzione molto noto: la concorsopoli umbra, uno spaccato mirabile della configurazione dei rapporti tra politica e amministrazione, ma ci aiuta a capire molto di come le persone tendono ad usare in maniera strumentale o tossica le relazioni della propria sfera privata e a sovrapporle a volte in maniera consapevole a volte inconsapevole con la sfera pubblica.

Al di là e al di fuori della solita retorica che vorrebbe che il problema dei concorsi sia solo ed esclusivamente un problema di conflitto tra politica e amministrazione (nelle università tale dinamica potrebbe non esistere eppure si manipolano lo stesso i concorsi) proviamo a capire quali sono i meccanismi che intervengono su questo processo, mettendo sotto osservazione non tanto il processo organizzativo che il più delle volte risulta ineccepibile, quanto piuttosto la dinamica “bisogni-relazioni-interessi” che orienta le scelte degli attori di tale processo.

Il Professor Baroni è a capo del Centro Interdipartimentale di Inutilità Pubblica, organismo, per l’appunto, interdipartimentale che lui stesso ha creato e che ha sviluppato fino a farlo diventare un Centro di ricerca, comunque inutile, ma di fama internazionale. Sull’orlo del pensionamento l’Università ha deciso di selezionare tramite concorso un nuovo Direttore.

Ovviamente il Professor Baroni non fa parte della Commissione di valutazione del concorso, ma conoscendo assai bene alcuni dei commissari per averli fatti partecipare ad alcune inutili ricerche, e vantando dei crediti relazionali, pone in essere diversi tentativi al fine di orientare la decisione finale a vantaggio di tal Giovan Battista Lo Schiavo, attuale factotum del Professor Baroni e candidato in pectore a sostituirlo.

Siamo dentro ad un caso di corruzione? Probabilmente sì. Ma quale è l’utilità, cioè il vantaggio del Professore? Qui ci possono essere situazioni assai diverse tra loro e che chiamano in causa bisogni e relazioni della sfera privata del Professore.

Potremmo trovarci di fronte ad una classica relazione di scambio in perfetto stile corruttivo: il bisogno del Professor Baroni, in questo caso, verrebbe interpretato come la volontà di garantirsi ulteriori entrate economiche. Una volta affidato l’incarico a Lo Schiavo, in cambio quest’ultimo promette di “remunerare” il Professor Baroni con ulteriori incarichi o consulenze.

Oppure potremmo essere di fronte ad una intensa relazione di mentorship tra il Professore e il candidato, che assomiglia molto alla relazione che esiste tra padre e figlio. Il mentore si assicura, attraverso una condotta distorsiva dell’imparzialità, la stabilizzazione del proprio discepolo e, attraverso di lui, la prosecuzione della propria “vita professionale”.

Oppure potremmo trovarci ancora di fronte ad una relazione di scambio, un debito relazionale per la precisione. Molto diverso da quello, economico, della prima ipotesi. L’attaccamento di Lo Schiavo verso il Professore si fonda su un unico presupposto: “Quando me ne vado, ti metto al posto mio“. Lo Schiavo, per questa frase pronunciata un giorno dal Professore si rende disponibile a qualsiasi attività istituzionale e collaterale. Baroni, ovviamente, si è sempre sentito in debito con il ragazzo, che intanto si è fatto uomo. Cerca di fare quello che può. Chiama alcuni Commissari e si attiva per orientare il giudizio.

Oppure ancora una relazione di appartenenza fa convergere gli interessi verso la scelta del candidato più “fedele” e utile alla promozione di interessi politici o economici.

Infine, tutti potrebbero ritenere che non si possa trovare miglior leader futuro per il Centro interdipartimentale. Lo Schiavo ha ormai in mano le relazioni istituzionali ed è di gran lunga il ricercatore più competente dell’Università. Il Professo Baroni ed il capo-dipartimento riterrebbero una sciagura che quel posto cadesse in mano ad un soggetto esterno, terrorizzati dal fatto che potrebbero ritrovarsi con un incompetente.

Come potete notare, in alcune di queste ipotesi non ci troviamo di fronte ad un evento di corruzione, dal momento che non è possibile ravvisare un’utilità a fronte del pregiudizio di un interesse primario. Tuttavia, l’inquinamento ab-externo dell’azione amministrativa (come definisce il PNA 2013 la corruzione) è presente e in grado di generare una vigorosa interferenza.

Ma quello che è più evidente è la particolare complessità delle dinamiche relazionali che possono stabilirsi, crescere, mutare. A volte le relazioni umane e professionali nelle quali siamo coinvolti sembra ci possano appagare pienamente per quelle che sono. Altre volte le consideriamo, anche inconsciamente, un mezzo per ottenere altro. Abbiamo dato un nome a queste dinamiche, soprattutto quando sono abbastanza intense ed idonee ad innescare eventi corruttivi, ovvero, “tossificazione della relazione”.

La “tossificazione” agisce dall’interno e modifica la meccanica, il peso dei nodi, le regole di ingaggio, insomma modifica il funzionamento di una relazione.

Nella realtà delle nostre organizzazioni fenomeni di questo tipo sono all’ordine del giorno. La nostra scarsa capacità di decodificare correttamente le relazioni e la sovrapposizione tra relazioni rappresenta il motivo della nostra scarsa capacità di individuare il fenomeno corruttivo prima che esso debordi in atti palesemente ed irrevocabilmente illeciti.

Il processo che chiamiamo di “concorsi e prove selettive” soffre enormemente di relazioni tossiche, di sovrapposizioni tra sfera privata e pubblica e, quindi, di conflitti di interessi. Come unica misura di prevenzione viene richiesto ai commissari di gara di compilare una dichiarazione in cui attestano di non essere in conflitto di interessi. Sembra più un meccanismo che le organizzazioni utilizzano per sviare la responsabilità.

Diversamente esse dovrebbero fornire supporto a chi interviene nel processo e a chiunque abbia interessi nel processo a categorizzare correttamente le relazioni della sfera privata e a misurare intensità assoluta e percepita di tali relazioni.

Per chi “tossifica” le relazioni, invece, non ci dovrebbe essere spazio all’interno della sfera pubblica. La tossificazione distrugge la relazione fondamentale tra Principale pubblico e agente, ma distrugge anche le relazioni private, mercificandole.

In effetti, se ci pensate bene, dareste fiducia ad un tizio che si mostra vostro amico per la pelle solo perché vuole arrivare a conoscere la vostra splendida sorella?".


Leggi l'articolo integrale del 19 marzo 2021 sul sito di "Spazioetico"