Il rettore del Politecnico Bari disconosce le regole anticorruzione per le commissioni di concorso

Siamo rimasti di stucco e di sale ieri nel leggere una nota vergata di suo pugno dal giovane (e probabilmente poco attento) rettore del Politecnico di Bari Francesco Cupertino, indirizzata in risposta alla diffida inviata in autotutela da parte di un candidato ad un concorso, iscritto a Trasparenza e Merito, e per conoscenza inviata anche alla ministra dell'Università e Ricerca Messa, all'Autorità Nazionale Anticorruzione e alla nostra associazione.

L'argomento in esame è l'istanza di annullamento del concorso, dopo aver fatto richiesta di ricusazione di tutti i membri della commissione, per un posto da ricercatore a tempo determinato (tipologia a “junior”) nel settore ICAR/14 “Composizione architettonica e urbana”, perché non espletata come previsto dall'Anac, cioè mediante un regolare sorteggio.

Leggete con i vostri occhi cosa ha scritto il rettore:

Alla sua istanza non può essere riservato riscontro positivo atteso che IL METODO DEL SORTEGGIO per l'individuazione dei componenti delle Commissioni di valutazione le selezioni per ricercatori (…) HA VALORE DI MERA RACCOMANDAZIONE e quindi, non assurge al rango di precetto”. In poche parole non sarebbe legge.

Sì, avete letto bene. In poche parole il rettore di uno dei più importanti Politecnici del Sud disconosce le norme dell'Anac, fatte proprie dal ministero con atto di indirizzo, che regolano la procedure di scelta delle commissioni per espletare i concorsi del suo stesso ateneo. Secondo Cupertino l'Anac sarebbe una specie di soggetto istituzionale che dispensa semplici consigli, come una sorta di psicologo degli atenei. Raccomandazioni o consigli che l'istituzione universitaria può decidere se seguire o meno, a seconda dell'umore o del bisogno. Ci sarebbe da sorridere se non ci fosse da piangere.

Al di là delle riflessioni di carattere generale, duole osservare e ricordare al rettore che le argomentazioni addotte dall'ateneo non trovano riscontro alla luce del più recente orientamento giurisprudenziale. In particolare ci riferiamo alle sentenze del TAR Abruzzo (n. 4/2020) e TAR Genova (n. 285/2020) che hanno affermato, al contrario, il valore precettivo delle indicazioni contenute nel Piano Nazionale Anticorruzione e nel sopra menzionato atto di indirizzo, in forza di un’interpretazione estensiva dei poteri dell’ANAC derivante dall’art. 1 c. 3 della l. 190/2012 secondo cui: “Per l’esercizio delle funzioni di cui al comma 2, lettera f) [prevenzione e vigilanza, NdR], l’Autorità nazionale anticorruzione esercita poteri ispettivi mediante richiesta di notizie, informazioni, atti e documenti alle pubbliche amministrazioni, e ordina l’adozione di atti o provvedimenti richiesti dai piani di cui ai commi 4 e 5 e dalle regole sulla trasparenza dell’attività amministrativa previste dalle disposizioni vigenti, ovvero la rimozione di comportamenti o atti contrastanti con i piani e le regole sulla trasparenza citati”.

Questo in virtù anche del consolidato principio di giurisprudenza generale secondo cui gli atti amministrativi possono discostarsi da circolari, istruzioni e atti di indirizzo e linee guida solo se contengono una adeguata e puntuale motivazione idonea a dar conto della diversa scelta amministrativa. In caso contrario si ravvisa il vizio di eccesso di potere. Nel caso di cui sopra, cioè a dire nelle parole della nota del rettore del Politecnico di Bari, non vi è traccia di motivazione, così come pare di poter dire, a meno di smentite pubbliche, che ve ne sia traccia nella delibera con cui il consiglio di dipartimento ha designato i commissari, né nello stesso decreto rettorale di nomina della suddetta commissione.

Ragion per cui chiediamo al più presto, contrariamente a quanto scritto dal rettore, l'annullamento del decreto di nomina della commissione. Qualora ciò non accadesse a partire da 30 giorni da questa comunicazione saremo costretti a ricorrere all'autorità giudiziaria che valuterà se sussistano o meno, appunto, gli estremi per ravvisare il reato di eccesso o abuso di potere.


Leggi la contestata nota del rettore del Politecnico di Bari