Il Fatto: TRA-ME su CdA degli atenei italiani, un bivacco di manipoli che vota sempre all'unanimità

In anteprima sul Fatto quotidiano un articolo di Thomas Mackinson che riporta una ricerca di Trasparenza e Merito. Scrive il Fatto: "L'associazione per la trasparenza nelle università analizza 3.547 delibere di 10 atenei. Solo tre su cento hanno visto un consigliere votare in dissenso, il resto delle decisioni prese passa all'unanimità. Così i prof diventano testimoni silenti dei misfatti, un sistema che mette a rischio anche i fondi del Pnrr. Cinque grandi atenei bocciati in trasparenza: non hanno mai fornito dati". Leggi l'articolo sul Fatto del 22 maggio 2022 e il comunicato con i dati forniti da TRA-ME.


I CdA degli atenei italiani: un bivacco di manipoli che vota sempre all'unanimità.

Il consiglio di amministrazione di un ateneo è un organismo molto importante perché, soprattutto dopo l’entrata in vigore della legge n. 240 del 2010, è diventato il principale centro di governo ed ha acquisito sempre maggiore potere all’interno della vita e dell’organizzazione universitaria. Esso ha funzioni di indirizzo strategico, di approvazione della programmazione finanziaria annuale e triennale e del personale, quindi sulle proposte di reclutamento e chiamata dei professori e dei ricercatori formulate dai dipartimenti, nonché di vigilanza e controllo sulla sostenibilità finanziaria delle attività. Esso ha competenza a deliberare l’attivazione o soppressione di corsi e sedi, strutture per la didattica, la ricerca e i servizi, di adottare il regolamento di amministrazione e contabilità, nonché, su proposta del rettore e previo parere del senato accademico, ad approvare il bilancio, a deliberare sul piano edilizio dell’ateneo assegnando risorse. Infine, esso esercita il potere disciplinare sui docenti e conferisce l’incarico, su proposta del rettore, al direttore generale, decidendo in merito alla revoca e alla risoluzione del rapporto di lavoro. L’elezione di questo organismo così importante varia da ateneo ad ateneo, così come variano i regolamenti. Generalmente la composizione del consiglio di amministrazione è formata dal rettore, che lo presiede, e da alcuni docenti eletti per le aggregazioni di area scientifico-disciplinare e da componenti esterni all’ateneo in possesso di comprovata competenza dirigenziale e gestionale. Partecipa alle sedute del CdA senza diritto di voto il direttore generale. Se però andiamo ad analizzare cosa accade all’atto pratico nei consigli di amministrazione degli atenei italiani ci accorgiamo della sua assoluta subalternità a decisioni già prese da altri in “camera caritatis”. Per far ciò abbiamo fatto uno studio che ha coinvolto alcuni atenei da noi censiti: dai più grandi fino a quelli medi, in modo da avere un microcosmo rappresentativo del quadro generale dei CdA delle università italiane. I dati complessivi in nostro possesso sono stati ottenuti mediante la collaborazione di nostri iscritti all’Associazione, docenti di ruolo in questi atenei, e sono stati ricavati da 10 atenei (Foggia, Modena/Reggio Emilia, Venezia, Brescia, Udine, Campania L.Vanvitelli, Firenze, Roma La Sapienza, Messina e Padova). È stato preso in esame l’anno solare 2020 e sono state esaminate e analizzate ben 3547 delibere. Avevamo in realtà deciso di studiare i dati di 15 atenei che avevamo selezionato e sui quali c’era stata la disponibilità di indagine, ma strada facendo abbiamo scoperto che gli atenei di Catania, Macerata, Milano statale, Ferrara e Salerno non rendono accessibili i verbali con le delibere dei loro CdA. Non le rendono pubbliche, cioè non solo non risultano visionabili dai cittadini ma perfino dai docenti e dal personale che in essi lavora. Si tratta di un segnale di mancata trasparenza di atti amministrativi di interesse pubblico come i verbali dei CdA che lascia sgomenti. Per quanto riguarda l'ateneo di Catania, fino a qualche tempo (luglio 2021), accedendo alla specifica sezione del sito, era possibile visionare regolarmente questi verbali. Oggi, cliccando sul pulsante collegato al link che dovrebbe aprire il verbale, sul sito si apre una finestra con richiesta di login (cioè di credenziali in possesso di tutti i dipendenti dell'ateneo). Peccato che anche agli stessi dipendenti è negato l'accesso. In altri casi, pur consentendo un accesso riservato/intranet, non si rendono visibili gli allegati che però sono parti integranti e sostanziali delle delibere: è evidente che talvolta il solo

verbale, privo degli allegati, non consente una lettura intellegibile della decisione. Viene da chiedersi, ma la risposta si intravede agilmente, la ragione per la quale questi atenei nascondano l'accesso delle proprie delibere. In ogni caso, per gli atenei dei quali è stato possibile visionare i verbali, sul totale delle delibere annuali abbiamo conteggiato il numero di quelle prese all’unanimità dal CdA. I risultati indicano il 97,59% di delibere prese all’unanimità negli atenei di media grandezza, il 97,46% in quelli grandi, il 97,67% in quelli cosiddetti “mega”, cioè molto grandi. Il picco massimo di delibere prese all’unanimità dal CdA è stato raggiunto a Messina con il 99,81%, quello minimo è stato toccato da Venezia Ca’ Foscari con l’87,83%. Il fatto che la cosiddetta “deviazione standard”, in gergo statistico, sia nell’ordine del 3,47%, cioè molto inferiore alla media complessiva che è 96,88% ci suggerisce che quest’ultima rappresenti con buona approssimazione la popolazione esaminata. In altre parole, si può dire che negli atenei esaminati le delibere approvate all’unanimità sono circa il 97% delle delibere totali, un dato a dir poco allarmante. Il dato conferma infatti, in maniera netta, definitiva e certificata, quanto già sapevamo e cioè l’assoluta carenza di un virtuoso confronto democratico negli atenei italiani. Gli organi di governo dell’ateneo risultano pressoché (se non del tutto) inutili: luoghi in cui si ratificano decisioni prese altrove, nella totale assenza di un confronto sulle idee rispetto alle decisioni da assumere (essendo già prese altrove!), di una proficua attività dialettica maggioranza/minoranza, che dovrebbe essere il vero sale della democrazia e che agevolerebbe, di per sé, una gestione (almeno un po’) più efficiente e virtuosa della vita organizzativa dell’università. Al di là della solita fuffa apparente, cioè di presunti pesi e contrappesi, distinguo vari per evitare conflitti di interessi e quant'altro, si tratta di specchietti per le allodole che vorrebbero nascondere la realtà: sia i membri, sia le decisioni dei CdA, sono prese da coloro che hanno il potere dentro l'ateneo. Le cordate dei docenti eleggono il rettore, il quale insieme al senato accademico indica i consiglieri di amministrazione, dunque i CdA altro non sono che espressione delle cordate clientelari che hanno eletto il rettore (in cambia di una programmazione predeterminati di concorsi e posti) e che esprimono il senato accademico. Ecco la ragione per cui il 97% delle delibere dei CdA sono prese all'unanimità, senza alcun confronto o dibattito interno. Occorre tenere presente che i CdA degli atenei oggi stanno gestendo un enorme flusso di soldi che provengono dal Piano nazionale di ripresa e resilienza finanziato dall’Unione Europea e gestito dal ministero, che, per conto del governo, distribuisce i fondi e le risorse agli atenei. Si può ben capire quanto sia grave la mancanza di democrazia nei massimi organi deliberativi degli atenei, con un meccanismo di questo tipo, attraverso il quale un bivacco di manipoli telecomandato da chi gestisce il potere in ogni ateneo, spesso in modo clientelare e assolutamente opaco, approva all'unanimità, delibera e ratifica decisioni già prese dal solito “cerchio magico” presente in ogni università. Alla faccia della trasparenza e della legalità invocate e richieste a gran voce da quella Europa che farebbe bene a prevedere controlli ispettivi contabili su come vengono spesi i fondi destinati a finanziare la ricerca e l'università italiana, visto che al ministero e al governo nazionale queste criticità palesi non sembrano affatto interessare. Anzi. 22 maggio 2022 Trasparenza e Merito. L'Università che vogliamo


Leggi l'articolo sul "Fatto quotidiano" del 22 maggio 2022

Leggi il comunicato di Trasparenza e Merito con i dati sulle delibere dei CDA