Condannato ex prorettore di Catania, rinviati a giudizio 2 ex rettori e 7 capi dipartimento

Buone notizie oggi per i cittadini perbene dal Tribunale di Catania, un po' meno per i "delinquenti accademici". Aggiornamento dal processo di “Università bandita” cioè l'inchiesta che ha svelato concorsi truccati e mala gestione dell'ateneo etneo. A breve la decisione per altri quaranta docenti, ai quali sono contestati gli abusi ai concorsi, e si attendono dunque esiti non diversi, essendo identica la dinamica.

La giudice Marina Rizza ha condannato a un anno e due mesi di reclusione l’ex prorettore dell’ateneo di Catania Giancarlo Magnano San Lio per il reato di abuso di ufficio. Ha disposto, accogliendo le richieste della Procura, il rinvio a giudizio per tutti i gravi reati contestati (abuso d'ufficio, falso e per due imputati la corruzione) nei confronti di 9 docenti , tra cui i due ex rettori Giacomo Pignataro e Francesco Basile e i vari direttori dei dipartimenti, che andranno dunque a processo: Giuseppe Barone, Michele Maria Bernadette Cavallaro, Filippo Drago (anche per lui corruzione), Giovanni Gallo, Carmelo Giovanni Monaco, Roberto Pennisi e Giuseppe Sessa.

L'Associazione "Trasparenza e Merito" sarà presente al processo come parte civile a rappresentare la buona cittadinanza e la buona università contro chi abusa. Cade, per il momento, l’accusa di associazione a delinquere per i 10. Attendiamo di leggere il dispositivo di sentenza per capire le ragioni di questa ultima decisione e speriamo che la Procura faccia appello a questa singola decisione.

"La sentenza del Gup - sottolinea in un comunicato il procuratore Zuccaro - sebbene non abbia riconosciuto l'esistenza di una associazione per delinquere, decisione per la quale la Procura valuterà, lette le motivazioni, eventuali gravami, fornisce un importante riscontro all'ipotesi accusatoria in merito all'esistenza di un diffuso sistema di illegalità all'interno delle istituzioni universitarie catanesi".

Il processo con rito ordinario inizierà il 10 maggio 2022.

Vogliamo riassumere le ragioni per cui la Mala università, simboleggiata perfettamente da queste vicende all'ateneo catanese, causa, attraverso comportamenti criminali di fatto e negli effetti, un peggioramento delle condizioni di vita della maggioranza dei cittadini e degli studenti. In primo luogo, determina l’abbassamento delle competenze scientifiche. In secondo luogo, provoca la scomparsa di valori quali onestà, legalità, coerenza con gli scopi istituzionali, che invece dovrebbero essere portanti per le classi accademiche e dirigenziali di un paese. In terzo luogo, fidelizza docenti e ricercatori agli interessi privatistici del sistema di potere accademico e così ostacola l’affermazione della concezione dell’università intesa come un bene pubblico, al servizio del benessere collettivo mediante attività di ricerca e docenza. In quarto luogo, induce un illecito assorbimento di denaro pubblico. Esso, destinato al finanziamento degli atenei statali, in realtà viene messo a servizio della corruzione accademica e degli interessi privatistici. Quel denaro viene sottratto ai settori nevralgici più delicati e produttivi della società: si pensi alle piccole e medie imprese, alle partite iva, che meriterebbero certamente il sostegno pubblico, assorbito invece dalle varie «concorsopoli» e «universitopoli». In quinto luogo, è palese l’amplificazione del danno sociale (soprattutto nel settore medico, ma anche in quello giuridico, economico, tributario, eccetera) causato dal ruolo dei baroni e del sistema di potere accademico anche come consulenti di vari governi ed enti pubblici, dal loro sfruttamento di tali ruoli per mere finalità personali predatorie e di arricchimento, e dai provvedimenti nefasti che assumono quando si trovano a detenere il potere politico. Molte delle normative di carattere fiscale, previdenziale e giuslavoristico che hanno peggiorato le condizioni di vita della maggioranza dei cittadini, infatti, sono state introdotte proprio da baroni universitari o da governi che hanno avuto gli accademici, molto spesso coinvolti in inchieste giudiziarie, come consulenti.

Come capite il danno che questo sistema di potere accademico che agisce attraverso metodi illegali e linguaggi pseudo-mafiosi provoca alla cittadinanza è inestimabile. Per questa ragione occorre denunciare con forza gli abusi, alla magistratura e pubblicamente, e proporre una radicale riforma del sistema universitario tutto, visto che questo tipo di sistema è presente anche in altri atenei, come dimostra il libro "Mala università" che ne illustra in dettaglio le caratteristiche e ne sviscera i metodi.

E’ un giorno importante per la giustizia e per l’università, da oggi c’è la certezza che chi abusa e delinque ai concorsi universitari avrà condanna certa. Altro elemento importante che è utile sottolineare è la conferma del reato di abuso di ufficio nei concorsi universitari che dunque non scompare, come qualcuno aveva paventato, dopo il tentativo di depenalizzazione del governo, anzi.

Avanti così, la strada per cambiare l’università è ancora lunga!


Leggi l'articolo su "Repubblica" del 21 settembre 2021