Caso Rapposelli: il Tar Abruzzo bacchetta l’Ateneo e invia gli atti in Procura e a Corte dei Conti

Aggiornamento: giu 28

Il Tar Abruzzo – Sezione Pescara ci ha abituati a sentenze molto importanti che hanno creato dei precedenti nella giustizia amministrativa. E’ il caso della recente sentenza del 5 giugno 2021 per il giudizio di ottemperanza del giudicato non eseguito dall’Università di Chieti-Pescara sul “caso” Rapposelli.

Il Tribunale Amministrativo Regionale è perentorio e non lascia spazio a dubbi rilevando come l’Ateneo e il Dipartimento di Economia, a proposito del concorso per ricercatore in Statistica Economica, dopo ben due commissioni censurate in precedenza dai giudici, abbiano dimostrato un comportamento “che denota una certa superficialità e poca attenzione nell’eseguire il comando giurisdizionale”, procedendo a “ripetuti inutili sorteggi” e non curandosi di acquisire le disponibilità dei professori ordinari a fare da commissari e di verificare “le ragioni delle eventuali indisponibilità”, producendo un “ingiustificato ritardo nell’esecuzione” della sentenza n. 4 del 7.1.2020.

Ciò stabilito, il Tar ritiene opportuno trasmettere gli atti alla Procura della Repubblica di Chieti (la Procura di Pescara era già stata investita dello stesso compito nella precedente sentenza breve n. 4 del 2020) e alla Corte dei Conti per il danno erariale perché l’Ateneo è condannato a pagare delle spese ulteriori (3 mila euro), oltre alla penalità di mora, che purtroppo al momento gravano sulle spalle dei contribuenti. Nomina inoltre, ed è questo un aspetto importantissimo che crea un precedente (era già accaduto nel caso Scirè peraltro), un Commissario ad acta, il Prefetto di Chieti (o un funzionario di idonea professionalità dal medesimo individuato) che, nel caso di perdurante inerzia da parte dell’ateneo, assicuri l’esecuzione corretta della sentenza nei successivi 30 giorni. Stabilisce infine che, tenuto conto dei precedenti in uso in tanti altri atenei e per tanti altri casi di elusione del giudicato, l’Università paghi una somma di 100 euro per ogni ulteriore giorno di ritardo dalla notifica della sentenza fino all’insediamento del Commissario ad acta. Perché sia da monito!

Ciò detto, ripercorriamo, in sintesi, cosa è accaduto in questo concorso ad Agnese.

La prima commissione, non regolarmente composta in violazione delle regole dell’Anac, viene censurata dai giudici per difetto di proporzionalità e ragionevolezza nelle valutazioni (ordinanza 87 del 2019); la seconda commissione, noncurante dell'ordinanza del TAR, riconferma l’esito irregolare, costringendo nuovamente i giudici amministrativi ad intervenire (sentenza 4 del 2020).

A questo punto cosa accade? Ebbene, inizia un tristissimo e gravissimo gioco a rimandare l’esito del concorso ormai scontato (“operare nel rispetto di tutti i principi esposti nella sentenza”, scrivono i giudici), cioè ratificare la vittoria di Agnese. Va nominata la terza commissione per decidere ed inizia così la pigrizia o inerzia dell'Università, del dipartimento e soprattutto delle commissioni, cioè dell'intero settore scientifico. Una epidemia di mala università pare infatti contagi tutti i docenti ordinari del settore di Statistica Economica dell’università italiana, nessun ateneo escluso. I professori ordinari del settore sono 48. Se sottraiamo i docenti delle precedenti due commissioni dei due concorsi annullati dal TAR, ne rimangono 43. Dunque 43 commissari sorteggiabili. Sapete in quanti, da marzo 2020 ad oggi, non hanno accettato di far parte della commissione per la nuova valutazione, comunicando al direttore del dipartimento la propria indisponibilità? 13 hanno comunicato subito la propria indisponibilità. Inizia quindi una serie di 14 “ripetuti inutili sorteggi”, ai quali “sono seguite una serie di rinunce, peraltro motivate su ragioni non tutte giustificate da previsioni normative”. Altri 21 professori si sono dimessi a partire dal giugno 2020. Dulcis in fundo, ulteriori 3 docenti hanno dichiarato la mancanza di requisiti di qualificazione scientifica per far parte della commissione, quindi si sono ritirati anch’essi, oltre al docente che, dopo aver accettato l'incarico ed aver inviato la documentazione necessaria, dopo l'udienza di ottemperanza dei giudici tenutasi ad aprile, ha comunicato di rinunciare all'incarico stesso. Una assurdità.

Dunque, ricapitolando: 13+21+4=38.

Trentotto professori ordinari su quarantatré (già altri cinque avevano agito illegittimamente) del settore di Statistica Economica hanno rinunciato a far parte della commissione sul concorso “di Agnese”, pur di non soggiacere ai criteri e ai parametri imposti dalle sentenze amministrative, ma continuano ad essere presenti in commissioni dello stesso settore in giro per altri atenei d’Italia. Ovviamente, come potete immaginare, non si conoscono le vere e reali motivazioni fornite dai commissari per sottrarsi ad un atto che la legge qualifica come non rinunciabile senza valide ragioni.

No, per la Mala università, Agnese Rapposelli non deve passare. Ma lei, caparbia, come la goccia che scava la pietra, va avanti. L’audio registrato, depositato alla Procura di Pescara e reso noto nell’inchiesta di “Repubblica”, rivela che un professore del suo settore scientifico, presidente della prima commissione, Roberto Benedetti, le dice chiaramente che ad ogni concorso presente e futuro (“tutti, tutti, tutti”) sarà costretta a ricorrere alla magistratura perché non li vincerà. In pratica le dice esattamente quello che sarebbe puntualmente accaduto con le dimissioni dei commissari al concorso. O ritira i ricorsi, questo lascia intendere il docente, oppure nell’università non entrerà perché dice lui “Del mondo accademico io rappresento tutto un sistema”. Agnese, come ricorderete, rifiuta sdegnata perché “È contro la mia morale... - gli dice coraggiosamente - c'è un bando, partecipa chi vuole, vince il migliore... L’università è res publica”.

Adesso attendiamo di sapere: 1) cosa farà il rettore di fronte a questo atto fondamentale del Tribunale: o si sta dalla parte della legalità o dalla parte degli abusi, delle due l’una; 2) cosa faranno le Procure di Chieti e di Pescara in concreto di fronte a denunce così circostanziate e dettagliate e di fronte al Tar che per ben due volte invia gli atti alla magistratura ordinaria; 3) se l’università deve ambire ad essere un luogo dove regni la giustizia, la legalità, la trasparenza e il merito, e in tal caso Agnese potrà vincere il posto che le spetta, come da sentenze, perché la più titolata e meritevole, oppure se l’università continuerà ad essere quel “sistema di potere” di cui parla quel docente che ci fa vergognare di fronte all’opinione pubblica e all’intera comunità scientifica internazionale; 4) cosa dirà adesso la Ministra Messa che nel confronto in tv durante la video intervista aveva dato la propria solidarietà ad Agnese.

No, cara Ministra, l’Università che noi vogliamo è una università che premia il merito e che agisce nella legalità, quindi anche ricorrendo alla magistratura se necessario, e che non deve sottomettersi a nessun “sistema di potere”.

Leggi la sentenza integrale del TAR Abruzzo del 5 giugno 2021