Atenei italiani: da Firenze l'effetto domino dei concorsi truccati. Danno economico inestimabile

Aggiornato il: 4 mar 2019

Avevamo già parlato, tempo fa, del sistema universitario truccato come di un insieme di costruzioni e intelaiature, una rete di basi, pilastri, piani - a proposito dei concorsi a scienza delle costruzioni - ma in realtà il riferimento era una metafora precisa dei meccanismi in uso negli atenei italiani, sia a livello di Abilitazione scientifica nazionale, sia a livello di concorsi locali.

Questa metafora coinvolge, seppure a livello diverso, più e meno grave, ma in modo esteso e ramificato, tutti i settori scientifico disciplinari dei diversi atenei. Adesso questo meccanismo oliato e consolidato da decenni, la triste prassi nell'università italiana, ovvero il fatto che il concorsi siano tutti (o quasi) predeterminati e che i nomi dei vincitori siano già decisi prima dell'esito, emerge in tutta la sua incredibile e cruda evidenza, proprio nelle intercettazioni dell'inchiesta fiorentina a Medicina.

E' proprio attraverso le intercettazioni telefoniche e ambientali che si scoperchia il pentolone. Il punto è che, come sappiamo bene noi di Trasparenza e merito, in pochissimi , alla fine, denunciano: se docenti e candidati penalizzati iniziassero a prendere coraggio, il fenomeno emergerebbe finalmente in tutta la sua estesa gravità.

Un domino di reparti di neurochirurgia, in Emilia, Toscana, Veneto, Piemonte, Lombardia, Sicilia - come si legge negli articoli usciti in questi giorni su "Repubblica" e "La Nazione" di Firenze - deve partire grazie proprio al concorso fiorentino a Medicina. Mentre in città l'università e l'azienda ospedaliera, secondo l'accusa della procura fiorentina, lavorano per accaparrarsi un buon professionista, tanto che avrebbero deciso chi scegliere già prima del bando del concorso, a livello nazionale si gioca una partita che riguarda più regioni. "Liberare un posto a Padova vorrebbe dire spostare un docente da Cesena, e forse anche sistemare un problema su Bologna." Di tutto il domino si sarebbe discusso a Messina, presso un ex ordinario di neurochirurgia che fu costretto a dimettersi per tentata concussione e abuso d'ufficio, per aver truccato un concorso universitario. L'ennesimo. Ma il "gruppetto" di neurochirurgi si occupa anche della Lombardia. In una delle tante intercettazioni viene chiesto ad un collega se "la commissione per Cremona è già stata fatta". Quello dice che "ancora non è pronta e si informerà".

Insomma, tutto deciso prima, tutto controllato e stabilito a tavolino, alla faccia del concorso pubblico, delle regole, della legge, degli studenti e dei cittadini.

Un rifiuto per una decisione presa dal gruppo, però non ferma il domino, il sistema deve andare comunque avanti. E' un gioco di incastri e, appunto, di costruzioni.

"Se uno è parte di un progetto, poi non può fare crollare tutto! (…) Perché lui non venendo, in questo momento, fa crollare una serie di costruzioni che a Firenze s'è fatta…no? Marescialli o non marescialli (il riferimento è al suo interlocutore che ipotizzava proprio una intercettazione, ndr) (...) che lui in qualche modo chiarisca cosa vuole fare nella vita, no?", si legge nell'articolo che riporta una conversazione telefonica tra docenti.

Secondo le accuse della procura di Firenze tutte le discussioni intercettate servono a fare concorsi "esclusivamente programmati e banditi per interni al dipartimento, già pre-individuati, anche quando il candidato sia dotato di modeste qualità professionali e accademiche". Per queste e molte altre ragioni, a seguito della denuncia fatta dai nostri colleghi iscritti all'Associazione, Prof. Oreste Gallo e Pasquale Gallina, c'è una richiesta di interdizione dai pubblici uffici per diversi docenti legati a quei concorsi.

Noi di "Trasparenza e merito" abbiamo fatto da tempo denunce individuali su singoli concorsi , in alcuni casi ci sono già sentenze della giustizia amministrativa, in altri casi si attendono gli esiti delle indagini, con rinvii a giudizi. I casi hanno coinvolto alcune tornate del'Asn, diverse chiamate illegittime e molti concorsi irregolari, bandi sartoriali, in atenei come Catania, Messina, Bologna, Roma Tor Vergata, Roma Tre, Roma La Sapienza, Chieti-Pescara, Ancona, Salerno, Milano, Padova, Pisa, Siena, Torino, Reggio-Calabria e appunto Firenze. Tanti altri atenei sono coinvolti, in modo più o meno grave.

Non è solo una questione di trasparenza nelle procedure e di valorizzazione dei più meritevoli.

Il danno economico, pagato dalle famiglie e dai cittadini con le tasse, derivante dal sistema dei concorri truccati è inestimabile. Ci troviamo di fronte alla programmazione della ricerca (la base della crescita culturale ed economica di un paese) e della didattica (quindi a dei servizi al cittadino), che salta e che viene messa a dura prova, commissioni che si dimettono, studenti che rimangono senza i corsi perché questi vengono annullati a seguito di interdizioni, mentre i contenziosi provocano ingenti risarcimenti da pagare da parte della pubblica amministrazione. Per colpa di chi gestisce un sistema clientelare di questa natura (in alcuni casi gestita con metodi mafiosi), a pagarne le conseguenze in termini di credibilità sono gli altri colleghi onesti, e soprattutto gli studenti e le famiglie. Si tratta di far leva, dunque, su quella parte buona che esiste ed è numerosa nel mondo accademico ma che è rimasta finora inerte, silente, di fronte agli abusi e ai concorsi predeterminati. Occorre che alzi la testa e che isoli, emargini chi ha commesso le irregolarità e reati.

Ci rivolgiamo alle istituzioni che sono rimaste fino a questo momento immobili, a parte qualche parola di condanna, e non sono mai passate dalle parole ai fatti. Di fronte a queste vicende non è possibile minimizzare, e tanto meno dire che si tratta di casi isolati. Chiediamo al Miur di avviare controlli precisi e specifici su tutti i casi da noi segnalati e di mandare ispezioni. Istituire una commissione di inchiesta parlamentare sui concorsi truccati. Chiediamo al governo di prendere coscienza di questo problema che solleviamo da tempo e di individuare soluzioni adeguate. Noi abbiamo fatto molte proposte concrete e realizzabili a costo zero, sono scritte sul nostro sito e su articoli e interviste, che però non sono mai state seriamente prese in considerazione, a partire dalle modifiche ai meccanismi di reclutamento in modo da renderli meno discrezionali e più oggettivi. In modo tale che gli abusi siano, quanto meno, ridotti al minimo. Abbiamo proposto pene, sanzioni e multe nei confronti delle commissioni sconfessate dalle sentenze. Abbiamo chiesto riduzione e penalizzazione dei fondi ordinari degli atenei coinvolti da irregolarità palesi in più casi. Non è possibile che dei pubblici ufficiali quali sono parlamentari, ministri, vice ministri, dirigenti di pubblici uffici ad alti livelli invitino i docenti, i ricercatori, e più in generale, i cittadini a segnalare irregolarità e illeciti e poi non facciano nulla. Non è più tollerabile andare oltre in questa inerzia.

Per dare un senso chiaro della direzione in cui dovrebbero andare gli atenei su temi come legalità, trasparenza, merito nel reclutamento, e dell'esempio coraggioso che dovrebbero seguire tutti i ricercatori e i docenti del sistema universitario, riproduciamo qui i due interventi, finora completamente inediti, dei nostri colleghi Prof. Oreste Gallo e Pasquale Gallina, che si sono rivolti al rettore di Firenze qualche giorno fa durante un incontro all'ateneo, chiedendone le dimissioni.


Gallo: "Se i fondi dell'università sono limitati come sappiamo, Rettore, non ritiene che le scelte di reclutamento dovrebbero essere le più trasparenti e meritocratiche possibili? Perché altrimenti è un gioco delle parti…Quello che è accaduto in questi anni e che sta uscendo nelle cronache dei giornali dimostra che il problema della programmazione è ineludibile e che lei non può stabilire che i dipartimenti abbiano il potere discrezionale di fare letteralmente quello che vogliono..altrimenti è inutile il concorso pubblico, lasciamo pure alle segrete stanze di decidere tutto…dove è la dignità in questo che leggiamo sui giornali in questi giorni? Caro Rettore queste cose lei le conosceva benissimo, ho fatto atti ufficiali, le ho scritto lettere…lei ha forse protetto un sistema, non rispondendomi…un manipolo di persone avrebbe soppresso un dipartimento, soppresso un posto di concorso..non si può più giocare al gatto col topo... Abbia dunque il coraggio di dimettersi, altrimenti siamo al tramonto di tutto."

Gallina: "Si è demolita la professionalità di una persona solamente perché non si sottomette ad un sistema di regole sbagliate e inique...qui c'è gente che è stata massacrata nella carriera, gente che non è riuscita a portare avanti le proprie ricerche, gente che ha sofferto (…) Lei Rettore è stato eletto democraticamente, ma questa democrazia oggi è stata sfinita…noi siamo stati costretti a fare una denuncia alla magistratura, questo è molto grave perché l'universitario è e deve essere un uomo libero…dopo lo scandalo dei tributaristi, gravissimo che ci ha portato purtroppo sulle pagine di tutti i giornali a livello mondiale, e dopo lo scandalo degli scandali di oggi, lei dovrebbe riflettere sulla opportunità di dimettersi."


Ascolta l'intervento audio Gallo 1 marzo 2019

Ascolta l'intervento audio Gallina 1 marzo 2019

Leggi l'articolo cartaceo di "Repubblica" (ed. Firenze) del 2 marzo 2019

Leggi il secondo articolo di "Repubblica" (Firenze) del 2 marzo 2019

Leggi l'articolo cartaceo de "La Nazione" del 3 marzo 2019

Leggi l'articolo cartaceo sugli interventi di Gallo e Gallina

Leggi l'articolo on line di "La Nazione" del 3 marzo 2019




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