Vittoria epocale contro il sistema di potere:reintegro proroga ricercatore Scirè a UNICT dopo 7 anni

Aggiornamento: 23 feb

Titola Repubblica: "Dopo una battaglia lunga 11 anni, l'accademico più vessato d'Italia rientra nell'ateneo che non lo voleva. Il leader di Trasparenza e Merito ha vinto la sua battaglia ma non smetterà di raccontare il sistema".

Titola il Fatto quotidiano: "Concorsi truccati, la sconfitta dei baroni: reintegrato dopo anni il ricercatore-simbolo della lotta per il merito all’università, l'autore del libro-inchiesta "Mala Università" (Chiarelettere). Ci sono voluti due lustri con tre ricorsi al Tar vinti, uno al Consiglio di Giustizia, una sentenza penale e della Corte dei Conti. "La mia battaglia riparte da qui, spero sia d'esempio ai troppi che subiscono tra timori e sfiducia".

Titola SudPress: "UNICT deve piegarsi alla tenacia di Giambattista Scirè. È festa perché Scirè, senza dover dire grazie a nessuno se non alla sua tenacia che ne ha fatto un caso nazionale, è stato finalmente reintegrato nel suo ruolo di ricercatore di storia. Non è certo vinta la guerra, è solo una battaglia, importante ma una battaglia".

Per commentare l'evento lasciamo la parola direttamente all'amministratore e responsabile scientifico di TRA-ME che, in un lungo post pubblicato sul suo profilo facebook il 2 febbraio 2022, ha messo a nudo il suo stato d'animo e le sue emozioni, suscitando una marea di like, commenti e condivisioni.


"E’ da dieci anni che aspettavo questo momento.

Se fossimo stati in un paese con una università espressione di correttezza e di legalità, questa notizia avrei potuto scriverla sul mio profilo il 1 gennaio 2015 o, al limite, nel gennaio 2018 (dopo l’ottemperanza), o quanto meno nel febbraio 2020.

Qualcuno, di recente, mi ha detto: è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago ma non che tu, Scirè, dopo quello che hai fatto in questi anni (si riferiva, naturalmente, alle mie denunce e alla mia pubblica azione di contrasto alla corruzione accademica), possa essere reintegrato all’università.

Ebbene, oggi devo deludere la sfiducia (o il cinismo) di quel tale perché ho da comunicarvi una cosa molto importante.

E’ come una iniezione di fiducia, una di quelle notizie che può costruire e alimentare una narrazione dirompente:

ho ottenuto finalmente, dopo anni infiniti di lotta senza tregua, la PROROGA del mio contratto da ricercatore in storia contemporanea all’ateneo di Catania!

Mi sento come se avessi combattuto una guerra mondiale, infinita, sfiancante, ma alla fine ho vinto. Vi sembrerà incredibile, visti i precedenti, ma dal 1 febbraio 2022 ho preso servizio all’università. Purtroppo sembra incredibile qualcosa che avrebbe dovuto essere normale, logico, sensato fare 7 anni fa. Ecco perché si tratta di una vittoria solo in parte, un balsamo sulle ferite, che bruciano e che lascia tanto l’amaro in bocca.

Provate a riflettere con me un attimo:

la fiducia o la sfiducia, spesso, possono essere contagiose come un qualsiasi virus, si diffondono nelle vite, nelle esistenze delle altre persone contribuendo a determinare pensieri, azioni, scelte, individuali, perfino corali a volte.

Per anni la sfiducia dovuta al mio mancato reintegro, nonostante i tanti risultati giudiziari, pubblici, e tutte le sentenze a mio favore, aveva avuto il sopravvento.

Oggi la situazione si capovolge, una volta per sempre. Come può accadere in certe storie strazianti e drammatiche di ingiustizia, ma poi per fortuna a lieto fine, e quindi come tali epiche ed emozionanti.

La mia storia la conoscete tutti ormai (e non solo qui!).

Da 10 anni denuncio e ottengo ragione da parte di tutti i tribunali dello Stato (4 sentenze amministrative: 3 del Tar + 1 del Consiglio di giustizia - 2014, 2015, 2017, 2021, una sentenza penale di condanna in primo grado - 2019 -, un decreto di imputazione coatta - 2020 -, una sentenza della Corte dei Conti - 2020 - che ha condannato i commissari a restituire i soldi del danno erariale), per l’abuso commesso da una commissione che ha truccato platealmente un concorso di storia contemporanea facendo vincere un’architetta (2011) e successivamente per le ingiustizie commesse da un ateneo che non ha dato corretta esecuzione alle sentenze. Vittorie all’apparenza solo sulla carta, dunque, papiri da appendere alla parte o medaglie al valore (come la bella lettera di risposta del presidente Mattarella), ma concretamente fino ad oggi l’ateneo, con i precedenti rettori (Pignataro e Basile, ora a processo per “Università bandita”), non si era piegato a riconoscere il bene primario, fondamentale, quel diritto al reintegro nel posto di lavoro, per poter tornare a fare il ricercatore di storia e il professore all’università.

Cosa è accaduto, dunque, di recente, al punto da giungere a questo esito?

Ebbene, dopo l’ennesimo accesso agli atti, ho scoperto che la sede distaccata di Ragusa, già all’epoca (2015), a seguito della prima sentenza, aveva dato parere favorevole per prorogare il mio contratto ma l’ateneo, nella nota di diniego scritta abusivamente dall’ufficio legale (censurata dal tribunale ordinario e annullata dal Tar), ha finto di non conoscere l’esistenza di questo importante documento.

Tutto nella mia storia è stato grave, gravissimo, fin dall’inizio, ma qui andiamo oltre l’immaginazione giù fervida.

Il decreto del tribunale è stato risolutivo. Grazie, dunque, alla magistratura, che ha fatto luce e chiarezza sui fatti.

Ed ecco che oggi, con 7 anni di ritardo, dopo l’ennesima sentenza non eseguita (luglio 2021), dopo l’ennesima diffida e denuncia (ottobre), dopo l’ennesima scorribanda mediatica (a novembre con la troupe di Presa diretta della Rai), finalmente l’obiettivo che ho sempre perseguito con ostinazione, e per il quale, in cuor mio, non ho mai perso la speranza, è stato raggiunto:

il rettore Priolo, seppure in estremo ritardo, ha promosso l’attivazione della proroga, la sede distaccata di Ragusa ha così votato all’unanimità a favore della proroga del mio contratto, lo stesso ha fatto il dipartimento di scienze umanistiche di Catania al quale essa afferisce, consentendo al senato accademico e al consiglio di amministrazione di deliberare per la proroga. Ho allegato 2560 pagine di relazione sull’attività didattica e di ricerca svolta al 31 dicembre 2014: la commissione ha prorogato. Touché.

Questo esito - che è una chiara ammissione di colpevolezza da parte dell’ateneo - non cancella affatto il danno da me patito. Tutti i colleghi che all’epoca vinsero il posto in quella tornata concorsuale, come avrei dovuto vincere anche io se il mio concorso si fosse svolto correttamente, o quanto meno se l’ateneo, dopo, avesse eseguito correttamente le sentenze dei tribunali, oggi sono divenuti professori associati, quindi docenti di ruolo. Perché hanno potuto produrre, pubblicare, lavorare, conseguire l’abilitazione scientifica nazionale, a differenza mia, impegnato a tempo pieno con le carte dei processi. Può mai un cittadino affrontare il calvario di anni di ricorsi e denunce per vedersi riconosciuta la ragione soltanto dopo sette lunghissimi anni?

Non dimentico, posso anche perdonare, ma non dimentico.

Ricordo agli smemorati in malafede che mi imputano di non aver prodotto lavori scientifici in questi ultimi anni che ho sempre lavorato con impegno e sacrificio in qualunque campo mi sia speso (per esempio con Tra-Me), e che alla data del 2012, cioè l’anno del misfatto, avevo all’attivo importanti monografie di storia contemporanea come La democrazia alla prova, Il divorzio in Italia, L’aborto in Italia, Il mondo globale come problema storico, Gli indipendenti di sinistra, ma poi da quel momento, accademicamente, c’è stato un muro nei miei confronti, tutto si è fermato.

Ho dovuto spendere le mie forze e le mie energie su altro. Qualcuno mi aveva consigliato di cambiare lavoro, dedicarmi ad altro, ne avrei avuto certo le possibilità e le capacità. Ma ho proseguito testardo, imperterrito, perché in quel caso l’avrebbero avuta vinta loro, i miei nemici, i detrattori. Certo, non è stato facile. Anzi è stato durissimo. Potete fare rapidamente il calcolo voi stessi del danno materiale ingente che ho subito al mio lavoro e alla mia carriera, ma soprattutto quello morale e psicologico, alla mia vita, alle relazioni sociali: in una parola, incalcolabile. Si può mai riportare l’orologio indietro di dieci anni, sarà mai possibile?

E’ comunque importante che questo passaggio (cioè la proroga del contratto), se pure con colpevole ritardo, sia fatto, in modo che io venga messo nelle condizioni di poter tornare a fare ricerca storica, che era all’epoca la mia grande passione. Su questo voglio sperare che l’ateneo, il rettore, il dipartimento, d’ora in poi, diano garanzie pubbliche affinché io eviti di diventare, negli anni a venire, carne accademica da macello.

In realtà sono perfettamente consapevole che nel mio caso c’è qualcosa di più. Pensateci un attimo meglio.

Mai rinnovo di contratto o reintegro è stato più travagliato, combattuto, sofferto e, credo, anche meritato. Ma non era affatto scontato, anzi. Paradossalmente (e provocatoriamente) oggi mi sento quasi di dover “ringraziare” i miei “carnefici”, perché senza le loro ingiustizie e i loro abusi non avrei mai dato vita, insieme a un gruppo di coraggiosi colleghi, all’associazione Trasparenza e Merito e non avrei mai innescato una battaglia campale nella lotta alla corruzione accademica e per il cambiamento di tutta l’università italiana, che sta prendendo oggi il significato di una vera e propria rivoluzione culturale.

E’ già in atto il cambiamento dell’università italiana, lo abbiamo innescato. Ma occorre insistere, alzare la posta, lottare senza sconti per cambiare realmente il sistema di potere universitario. Probabilmente, se quel concorso non fosse andato nel modo che sapete, sarei diventato un normale, anonimo, ricercatore o docente di storia, bravo come tanti ce ne sono, ma nulla più, senza infamia e senza lode, e non avrei dato un contributo, credo, determinante, a questa efficace attività di cittadinanza attiva, di educazione civica, all’università.

Questo risultato è, in particolare, il raggiungimento di un traguardo enorme, importantissimo, soprattutto a livello simbolico.

In questi lunghi anni non ho combattuto “solo” per il mio caso singolo ma ho fatto una guerra campale, complessiva e di sistema, scrivendo post e comunicati quasi ogni giorno, con denunce pubbliche verso tanti atenei, tanti rettori, tanti dipartimenti, tante commissioni, tanti settori scientifici. Ho cercato di dare una mano a tutti gli altri colleghi che si sono trovati a fare ricorsi, a denunciare, a dover fare il contenzioso contro coloro che agiscono illegalmente. L’attività di Trasparenza e Merito ha suscitato inchieste delle procure, ha prodotto sentenze dei tribunali. Infine, più recentemente, senza l’esito di quel maledetto (o forse dovrei dire benedetto?) concorso, non avrei mai scritto Mala università, un libro che ha squarciato il velo dell’ipocrisia sul mondo accademico e che è divenuto una sorta di bibbia per qualsiasi studioso e ricercatore universitario onesto e corretto che agisce contro il “sistema di potere all’università”.

Ecco perché il significato, il segnale, di questa tardiva ma epica vittoria, è un messaggio fortissimo, anzi assordante: è un colpo micidiale che viene inferto alla mafia accademica di tutto il paese. E’ la sua disfatta, la Caporetto, in questa guerra.

Contemporaneamente, è un auspicio positivo per chiunque abbia subito finora abusi e ingiustizie ed è rimasto timoroso in silenzio.

Ma, più in generale, è un appello per tutti i cittadini: abbiate il coraggio e la fiducia di denunciare i soprusi, anche se provengono da mondi, ambienti o sistemi che sembrano all’apparenza imbattibili o intoccabili, perché alla fine, presto o tardi, avrete giustizia, sarete risarciti del danno e avrete riconosciuto il posto di lavoro che meritate. E soprattutto, sarete di esempio per tanti altri!

Esiste infatti una parte dell’università, un sottosuolo accademico, in forte crescita (quanto consistente lo vedremo presto…oggi siamo già 852), che dimostra di credere nella trasparenza, nella legalità, nel merito e che sta cominciando a venire allo scoperto per far sentire la propria voce in modo sempre più forte.

Come accade nello sport, alle olimpiadi, o nella scalata della montagna più alta, dove vince il più forte per i suoi soli meriti, qualche volta può accadere anche in questa università: non fatevi pecore, non siate servili, non cercate di prevalere attraverso raccomandazioni, accordi, fazioni, cordate, ma abbiate il coraggio di imporvi con coerenza, correttezza e onestà solo per i vostri meriti, senza scendere a compromessi al ribasso. Questo è quello che mi sento di dire oggi a tutti, dalla vetta più alta della montagna più difficile da scalare! (Sì, proprio come nella foto qui sotto).

Questo importantissimo risultato deve essere una ulteriore spinta e stimolo per mandare avanti e migliorare, rendendone ancora più solida e forte la struttura, le attività di Trasparenza e Merito, indirizzandola sempre più verso un percorso di ricerca scientifica che indaghi proprio sulle regole sbagliate del sistema e sulla mala università (come iniziato a fare con il libro). Tra-Me è l’unico baluardo rimasto nel contrasto all’illegalità accademica, per la proposta di un cambiamento radicale dell’attuale sistema di potere accademico e per una seria ed efficace riforma universitaria, che è la base di partenza per rilanciare il futuro di questo paese. Perché l’università dovrà diventare davvero il “motore del paese”, come non lo è mai stato: sempre più un propulsore di scienza, di cultura, di eccellenza, ma soprattutto un bene pubblico, e come tale appartenente non ai soli docenti che lo usano in modo autoreferenziale (e troppo spesso clientelare) ma a tutti i cittadini, agli studenti, alle famiglie, e da questi soggetti deve essere riappropriata.

Patire una grave ingiustizia, l’immensa sofferenza, il grande sacrificio, cambia inesorabilmente la vita di una persona, ma rende migliori, permette di capire e riconoscere il vero senso della vita, delle cose veramente importanti: i sentimenti, il rapporto con gli altri, con le persone care, e con la natura, con quello che ci sta attorno, hanno valore più di qualsiasi altra cosa, sicuramente più dell’ambizione, del prestigio, dei soldi. L’amore, la famiglia, l’amicizia, il lavoro nobilitano l’esistenza umana, non il potere.

Ringrazio l’associazione Trasparenza e Merito, perno e cardine di ogni mia azione, i miei genitori che mi hanno sempre sostenuto e appoggiato in questi anni di sacrifici e di lotta, alcuni amici e amiche in particolare che mi sono stati vicini nei momenti più duri, i miei avvocati amministrativisti e penalisti (in particolare Giuliano, Giuseppe) che mi hanno supportato con grande professionalità, coraggio e competenza, l’editore Chiarelettere che ha pubblicato il volume che ha permesso di rendere nota la mia storia e quella dell’associazione ad un più vasto pubblico, quei giornalisti (in ultimo Iacona, con Presa diretta, che manderà in onda il 7 FEBBRAIO una bellissima puntata sulla mala università, parlando anche del mio caso) che mi hanno dato voce nei momenti in cui mi pareva di gridare in mezzo al deserto.

E ringrazio tutti voi, che mi siete stati vicini con commenti e messaggi nei momenti più difficili della mia vita quando, incassate le gravi ripercussioni emotive e psicologiche per gli abusi e le ingiustizie subite (come ricorderete ho passato un periodo di forte esaurimento psicologico), ho rischiato davvero di mollare. Ma non l’ho mai fatto. Sono andato avanti, a testa alta, con dignità e coraggio, come sempre. E come sempre sono qui con voi, stavolta, per condividere la mia grande gioia, come in passato ho condiviso coraggio, speranza, rabbia, paure, dolore."


Leggi il post di Giambattista Scirè sul profilo facebook del 2 febbraio 2022

Leggi l'articolo di "Repubblica" del 2 febbraio 2022

Leggi l'articolo del "Fatto quotidiano" del 3 febbraio 2022

Leggi l'articolo di "Sud Press" del 3 febbraio 2022

Leggi l'articolo di "Catania Today" del 2 febbraio 2022