Il Tribunale di Brescia condanna ai lavori socialmente utili un docente che diffamò il Prof. Regasto

Aggiornamento: giu 16

Pubblichiamo la lettera aperta del Professor Francesco Saverio Regasto, docente ordinario di Diritto pubblico comparato all'Università di Brescia, e membro di "Trasparenza e Merito", a proposito del caso di cui è stato vittima. Una diffamazione aggravata da parte di un docente del suo ateneo. Ci sono voluti 5 lunghi anni ma alla fine è arrivata l'ordinanza del tribunale che condanna il docente Ciro Memo, che nel frattempo gli ha indirizzato una lettera di pubbliche scuse, a 10 mesi di lavori socialmente utili, cioè prestare 100 ore di lavoro di pubblica utilità presso il comune di residenza, non estinguendo comunque il reato.

In allegato trovate il pronunciamento del Tribunale di Brescia e la lettera di scuse del docente. Nella lettera il Prof. Regasto descrive cosa è accaduto. Aggiungiamo solo una cosa, a commento del fatto: in una università seria, degna di questo nome, certi docenti che hanno comportamenti siffatti non dovrebbero soltanto attendere il verdetto di un tribunale, ma dovrebbero essere, ben prima, stigmatizzati e messi ai margini dai colleghi del corpo accademico per una questione di decenza. La speranza è che questa persona risulti seriamente pentita del reato commesso e che d'ora in poi cambi atteggiamento.

L'Università che vogliamo è quella che dà l'esempio del coraggio, della denuncia pubblica, dell'onore e del rispetto, nell'insegnamento e nel ruolo di grande prestigio e utilità sociale che dovrebbe essere quello accademico. Come fa ogni giorno il Professor Regasto.


"Ci sono voluti 5 lunghi anni, numerosi solleciti e persino una formale richiesta di avocazione al Procuratore Generale per ottenere, si fa per dire, giustizia!

Alla fine, l’autore di quei beceri insulti online che tanto hanno pesato negativamente sul prosieguo della campagna per l’elezione del Rettore dell’Università degli Studi di Brescia, ha dovuto ammettere le sue responsabilità, chiedere e ottenere grazie alla magnanimità del giudice, di essere “messo alla prova” (sospensione del procedimento per un anno, 100 ore di lavoro socialmente utile presso il Comune di residenza, lettera formale di scuse (sulla medesima testata utilizzata per diffamare) che fatica ad essere pubblicata, visto che sono ormai trascorsi ben due mesi dall’udienza, e insignificante risarcimento di 4000 euro). La giustizia-lumaca (come spesso mi capita di denominarla a lezione con i miei studenti) ha per così dire funzionato, per quanto i gesti ripetuti, scomposti, volgari, offensivi e diffamatori di Ciro Memo (queste le generalità dell’autore del delitto) mi abbiano fortemente scosso e segnato indelebilmente l’esistenza.

Per sua fortuna Memo, in assenza di precedenti, ha potuto “sfruttare” – era un suo diritto – la “messa alla prova”, istituto che gli ha senza dubbio consentito di evitare una ben più grave condanna probabilmente a una pena detentiva.

Mi sono sempre chiesto, in questi anni, le ragioni che hanno indotto Ciro Memo a insultarmi ripetutamente, a diffamare luoghi (la Calabria, lo Zimbabwe), istituzioni (gli Atenei calabresi), persone (l’attuale Ministra Gelmini), unitamente a quelle che hanno suggerito a Claudio Giorgi, docente di Ingegneria oggi in pensione, di buttare fango, sospetti e illazioni sulla correttezza dei miei comportamenti durante le fasi finali e concitate della campagna elettorale del 2016. Nessuno potrà convincermi che tali episodi non abbiano influito, a mio danno, sull’esito finale. Considerate, poi, tutte le vicende successive, culminate con le mie dimissioni da Direttore di Dipartimento e con la più recente instaurazione nei miei confronti di un procedimento disciplinare del tutto privo di fondamento (poi archiviato grazie alla saggezza e all’autonomia dimostrati dal Collegio di Disciplina), ne ho dedotto che la mia candidatura a Rettore e gli esiti dei primi due turni (nei quali ero ampiamente in vantaggio) devono aver sorpreso e infastidito molte persone, alle quali evidentemente non garbava che chi scrive potesse ricoprire quella carica.

D’altra parte, se Memo giunge a scrivere – lo riprendo testualmente dal capo d’imputazione – che “Premessa che ieri allo scrutinio Regasto non era nemmeno presente (molto offensivo) comunque più di quei voti il nostro simpatico calabrese nato in Zimbabwe non prende anzi possono solo diminuire […] Credo che tra Topo Gigio e Regasto voterei il primo. Ma credo sia peggio chi l’abbia votato, la somma delle parole Reggio Calabria + Zimbabwe + preti danno come risultato la parola perdente. Il sinonimo di Rettore è Tira o anche Memo. 146 voti Regasto? Imbarazzante, Tira rettore faglia pro rettore delega territorio e Memo pro rettore delega internazionalizzazione Regasto biglietto di sola andata verso la sua amata Calabria, Ah ah ah tra topo, Gigio e Regasto anche io voterei il primo!!!!! Ah ah ah mi da più fiducia e parla meglio l’italiano senza accenti, […] poi il rettore di un’università deve essere almeno del territorio. Ma mi accontento della stessa regione o almeno minimo italiano. Zimbabwe?? Poi l’ultima che mi hanno detto ieri. Forse si è laureato nella stessa facoltà della GELMINI a Reggio Calabria !!!!!!! Ma stiamo scherzando?!?!?!?!?! […] per quanto riguarda la stima e la competenza di Regasto per me è impossibile trovarle voci di corridoio danno il povero Shreck depresso.. meglio.. Brescia ai bresciani, passare da Pecorelli a Regasto è come dopo un week end a Dubay 5 stelle ad un campo profughi di africani e Candidato perfetto Memo o Tira tutti e due uomini di grande stima nel territorio. L’importante non Shreck”. E ancora: “Cari elettori io non voto ma sono dentro nel giro”, “Vi ricordo non state scegliendo il più simpatico della spiaggia di Cosenza o mr barbecue di Catanzaro. State scegliendo il rettore colui che prenderà decisioni importanti x i prossimi sei anni. Medicina sveglia!!!!!! Economia sveglia !!!!!!!!! Guardati allo specchio prima di votare (…).“Un professore insegna arte perché ci crede, un professore insegna ingegneria spaziale perché ci crede un professore insegna diritto islamico perché probabilmente ci crede !!!”, cosa dovrei pensare?".

Quando penso ai continui riferimenti alla Calabria e alle sue città, non posso non ricordare che quella è la terra della Scuola Pitagorica, di Tommaso Campanella, di Bernardino Telesio, di Corrado Alvaro, di Renato Dulbecco e di due giuristi illustri come Costantino Mortati e Stefano Rodotà. Mi rifiuto di accettare certi stereotipi in particolare quando sono il frutto del pregiudizio e dell’ignoranza.

Trascorsi cinque anni gli insulti di Ciro Memo mi appaiono ancora più gravi, ma come leggerli “in combinato disposto” con la fantomatica lettera di Claudio Giorgi, per puro caso divulgata, in parte, da Rocco Lagioia?

La Procura della Repubblica di Brescia (titolare del fascicolo era il dott. Tenaglia, oggi trasferito altrove per incompatibilità ambientale per avere perquisito un noto giornalista che aveva “osato” dar notizia del coinvolgimento in un delitto del figlio dell’allora Procuratore della Repubblica), ha inteso insistere, con motivazioni a me apparse fin da subito risibili, sull’archiviazione senza peraltro svolgere alcuna indagine nel merito, mentre quelle su Ciro Memo, che ha compiuto atti gravi e scomposti, ma forse meno rilevanti sul piano delle dirette conseguenze, sono giunte a conclusione, mentre sta per avere inizio l’ultimo anno di mandato dell’attuale Rettore.

Spero sinceramente che, a prescindere dalla mia presenza o meno, la prossima campagna elettorale non sia avvelenata come quella che ho dovuto vivere, mio malgrado: sarebbe davvero troppo per l’Università e per la Città!

Saverio F. Regasto

Università degli Studi di Brescia".


Leggi l'ordinanza del Tribunale di Brescia del 8 aprile 2021

Leggi la lettera di scuse al prof. Regasto di Ciro Memo