Il Consiglio di Giustizia dà ragione anche a Cavallo. UniCt illegale, pronte le ispezioni del Miur

L' "affaire" dell'Ateneo di Catania è già scritto nel libro del destino e può ben descriversi in due parole: copertura dell'operato irregolare delle commissioni di concorso a vario livello e fuga dai fatti, dal merito e perfino dalle sentenze della magistratura. Forse si può sfuggire alla magistratura, alla giustizia come è organizzata nel nostro paese, ma non certo al calcolo delle probabilità statistiche e al giudizio della storia. E stando ai fatti storici, non si può giocare troppo con i numeri (e tanto meno con le persone): se non oggi, allora è domani, ma la verità (come il cadavere inabissato) giunge sempre a galla e chiede sempre il conto.

Un po' di giorni fa, dopo la sentenza di condanna penale della commissione sul caso Scirè, con l'ateneo catanese che non si è mai costituito parte civile al processo nei confronti della commissione che ha cagionato il danno erariale - come ha stabilito il Tar e come è chiaro alla Corte dei conti (checché ne dica l'ateneo)-, e con l'università stessa che per anni non ha eseguito le sentenze della Giustizia amministrativa - come ha dimostrato l'accoglimento del ricorso di ottemperanza proposto da Scirè -, hanno preso la parola a caldo sul caso, il viceministro con deleghe all'Università Fioramonti, chiedendo chiarimenti e spiegazioni, e il presidente della commissione antimafia Morra, parlando di comportamento mafioso.

Ora giunge, depositata l'8 maggio 2019, una nuova interrogazione parlamentare della deputata Suriano, nella quale, affrontando il caso Scirè e il caso Cavallo, entrambi gravissimi, con responsabilità accertate a livello amministrativo (e con elusioni e omissioni nel corso degli anni perpetrate da parte della Pubblica Amministrazione e danni erariali, cioè a dire ai cittadini), e con reati penali sui quali la Procura dovrà indagare, avvenuti negli stessi anni all'ateneo di Catania, si può leggere che, nonostante i tribunali appositi avessero dato loro ragione, le rispettive controparti hanno continuato ad essere appoggiare e a lavorare nell'ateneo e nei dipartimenti dove le irregolarità (o i reati) sono state commesse, addirittura nello stesso ambito e nello stesso settore che le sentenze dei giudici hanno chiaramente sconfessato per quei fatti. In conclusione, chiede l'interrogante rivolgendosi al Miur, "se il Ministro sia al corrente dei fatti accaduti, se ritenga necessario adottare iniziative per la definizione di una normativa più articolata in materia di reclutamento di docenti e ricercatori universitari e quali ulteriori iniziative di competenza intenda adottare per prevenire casi simili".

Si dà il caso, infatti, che l'atteggiamento messo in atto nel corso degli anni dall'ateneo di Catania non sia affatto dissimile (come dimostrano le segnalazioni, i ricorsi, le denunce e soprattutto le sentenze nei casi di molti iscritti all'Associazione) da quello di tanti altri atenei italiani. Occorrerebbe - lo sosteniamo da tempo insieme all'Osservatorio indipendente sui concorsi universitari - una riforma radicale e complessiva dei meccanismi di reclutamento nel sistema universitario italiano.

Proprio oggi, 10 maggio 2019, come se non bastasse, giunge anche l'ordinanza del Consiglio di Giustizia amministrativa per la Regione siciliana (il corrispettivo del Consiglio di Stato) che si pronuncia accogliendo l'appello-ricorso presentato da Riccardo Cavallo, del quale abbiamo già parlato in un precedente comunicato (pubblicando anche la sua lettera al Rettore, alla quale ovviamente non ha mai avuto risposta).

Cavallo, che ha vissuto una situazione molto simile, come dinamica, al collega Scirè, pur avendo avuto ragione in sede amministrativa, ed essendo stato risarcito, in occasione del bando di concorso per un assegno di ricerca, ha subìto un atteggiamento di muro e ritorsioni da parte dell'ateneo catanese in occasione del bando di un successivo posto per ricercatore, attribuito illegittimamente alla stessa controparte che era stata sanzionata nel precedente contenzioso, e in particolare a proposito della valutazione del titolo di dottore di ricerca relativo al settore scientifico-disciplinare IUS/20, Filosofia del diritto.

I giudici, che hanno confermato le sue ragioni, inviando gli atti al Tar per l'udienza di merito, scrivono che il provvedimento impugnato e l’ordinanza appellata cagionano al "ricorrente, odierno appellante" un pregiudizio grave ed irreparabile, costringendo l'ateneo resistente a pagare, già in questa fase, le spese processuali (2 mila euro).

Ci troviamo di fronte ad un atteggiamento reiterato e recidivo, quindi sistemico (perché alla superficie c'è solo la punta di un iceberg, perché chi denuncia è un'infima minoranza, la maggioranza non lo fa per timore di ritorsioni e minacce) verificatosi in più di un caso, da parte dell'ateneo di Catania: una vittima di ingiustizia, con tutte le ragioni giuridiche, che viene estromessa, messa i margini e danneggiata, un ateneo resistente che finge di eseguire le sentenze (tanto è vero che i giudizi di ottemperanza dei ricorrenti vengono puntualmente accolti) ma che, attraverso la presunta obiettiva valutazione e la consulenza del suo ufficio legale (e su questo aspetto devono concentrarsi le indagini degli inquirenti) che comporta una perdita di tempo e quindi un ulteriore danno con perdita di chance, finisce con il favorire le controparti illegittimamente vincitrici di concorsi irregolari attraverso valutazioni di commissioni già predeterminate (come dimostrano le sentenze).

Ci troviamo di fronte, come ha già scritto G.A.Stella nel suo articolo sul Corriere, all'irrisione aperta da parte dell'ateneo di Catania nei confronti, non soltanto dei Tribunali della Repubblica, amministrativi e ordinari, ma anche dello stesso Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, al quale l'università di Catania ha risposto, incurante della legge, del buon senso e senza alcun pudore, con una lettera e un comunicato dicendo che sarebbe "tutto regolare". Così regolare e legale che continuano, giorno dopo giorno, a fioccare sentenze di condanna.

A questo punto della storia, da parte del Miur, è previsto l'inoltro di una nuova ulteriore lettera o nota nei confronti dell'operato dell'università di Catania, alla quale seguirà, se necessario, l'invio di ispezioni e controlli.

Ricordiamo che il Miur ha l'obbligo di legge di dare attuazione all'indirizzo e al coordinamento nei confronti delle università, ai sensi del comma 2 dell'art. 1 della Legge 168 / 1989 e può istruire e sottoporre al Consiglio dei Ministri, in qualsiasi momento lo ritenga necessario, la determinazione di annullamento straordinario a tutela dell'unità dell'ordinamento, degli atti amministrativi illegittimi, ai sensi della lett. p) del comma 3 dell'art. 2 della legge 400 / 1988.

Detto questo, a seguito della ennesima sentenza che sconfessa l'azione illegale dell'ateneo di Catania, l'Associazione "Trasparenza e Merito", in particolare sui due casi dei propri iscritti, Scirè e Cavallo, di fronte a contenziosi con fatti gravissimi (penali e amministrativi) di lungo corso,

CHIEDE UN INTERVENTO DIRETTO E UNA IMMEDIATA PUBBLICA CENSURA nei confronti dell'ateneo di Catania a tutte le Istituzioni preposte:

a partire dal Ministro Bussetti e dal Viceministro Fioramonti al MIUR, passando per il Ministro di Grazia e Giustizia Bonafede (il quale deve verificare se le sentenze della magistratura vengano eseguite e non eluse o considerate come carta straccia), e per il Ministro della Pubblica Amministrazione Bongiorno (che deve supervisionare il corretto funzionamento della stessa), per arrivare fino al Presidente del Consiglio dei Ministri Conte e al Presidente della Repubblica Mattarella, garanti del rispetto della Costituzione, del buon funzionamento e delle leggi dello Stato italiano da parte della stessa Pubblica Amministrazione, nella fattispecie dell'università, e in particolare, dell'ateneo di Catania.

Questo per evitare che aumenti e cresca, giorno dopo giorno, la sfiducia e lo sdegno dei cittadini verso chi gestisce e guida la cosa pubblica del proprio paese, dovuti ad atteggiamenti da parte delle sue istituzioni, come è in questo caso l'Università, che offendono la trasparenza, il merito e le stesse leggi dello Stato.


Leggi il testo integrale dell'interrogazione parlamentare di Suriano (M5S) del 8 maggio 2019

Leggi il testo dell'ordinanza del Consiglio di Giustizia amministrativa per la Regione siciliana del 10 maggio 2019




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