I predatori dell'Accademica: molestie sessuali e violenze psicologiche nelle università

L'inchiesta di Repubblica dal titolo “I predatori dell’Accademia. Molestie sessuali e violenze psicologiche nelle università. Quando l’abuso del maschio è in cattedra. Da Catania, a Venezia, a Milano".

Il longform del quotidiano, un lavoro puntuale e molto interessante, inizia proprio con la storia di una collega dell’associazione, che abbiamo messo in contatto con Repubblica. E’ venuta fuori una bella, toccante, impressionante intervista (la trovate anche in video, nel link in fondo).

Pubblichiamo la lettera che Micol (nome di fantasia) ha inviato all'attenzione di Trasparenza e Merito, questa estate, il pomeriggio del 21 luglio 2021, nella quale ci racconta la sua tristissima e devastante testimonianza sulle molestie sessuali subite al Policlinico di Catania. Tutto è cominciato da lì. Aveva denunciato. C’è un processo in corso. Aveva provato a raccontare ad altri, ma nessuno l’aveva voluta ascoltare. Da quel giorno in cui le abbiamo risposto lei ha iniziato a fidarsi di noi, dell’associazione, ci siamo sentiti spesso al telefono, ci siamo incontrati di persona, abbiamo parlato. Ha parlato a nome di altre 10 donne a loro volta molestate. Poi, al momento opportuno, l’abbiamo messa in contatto con Repubblica ed è venuta fuori questa profonda intervista sul ricordo drammatico e incancellabile delle molestie subite, sulla difficoltà a vivere in un ambiente di lavoro in cui è stato presente chi si è voltato dall’altra parte. La storia è davvero sconcertante: chi ha coperto il molestatore fa carriera e le vittime adesso hanno paura nel posto di lavoro.

Questa una sintesi delle sue accorate parole:

Siamo stanche di vedere soprassedere i vertici, universitari, aziendali, politici e giudiziari.

Dopo anni di continue lotte abbiamo cercato di ricostruire i frammenti delle nostre vite lavorative soprattutto da un punto di vista psicologico, perché si sa che chi denuncia queste cose è visto agli occhi di molti come un colpevole.

Amiamo nonostante tutto il nostro lavoro e dandoci forza le une con le altre abbiamo cercato di buttarci tutto alle spalle senza dimenticare. Quando sembrava che tutto stesse ricominciando con la giusta serenità, la nostra azienda ospedaliera pubblica un bando di concorso. È lecito che la legge consenta ad una persona coinvolta in avvenimenti di tale accezione di partecipare nuovamente ai concorsi? È opportuno anche solo pensare di mettere al nostro fianco nuovamente chi è coinvolto in questi trascorsi? Come possiamo lavorare accanto a chi ha spalleggiato e difeso l’uomo che ci ha creato ferite indelebili?

Abbiamo diritto a conquistare serenità e di poterci svegliare al mattino con solo l’intento di svolgere il nostro lavoro per la salute del prossimo senza dover convivere con chi ha già una volta ha calpestato e ridotto in brandelli la nostra dignità di giovani studentesse, di donne, di mamme, di lavoratrici. Non siamo più deboli perché donne… non è ammissibile che ancora una volta le nostre grida risuonino invano. Non crediamo sia giusto ricorrere a gesti estremi, cosi come accaduto all’Ospedale Santa Chiara di Trento, per far luce su quanto sia importante la compatibilità ambientale per la salute e l’integrità non solo dei lavoratori ma anche dei pazienti.

Tuttora noi viviamo nel terrore di precipitare nuovamente in una situazione invivibile…

Per questo decidiamo di raccontarvi questa storia, che si articola molto di più di questa piccola mail, perché la nostra è ormai una totale sfiducia nelle forze dell'ordine, nella giustizia, nell’università, nell’amministrazione aziendale e soprattutto non troviamo corretto che persone per bene, dedite al lavoro ed orgogliose di poter aiutare la salute del prossimo, debbano subire tutto questo.

Abbiamo una grande responsabilità oggi, non solo quella lavorativa, ma anche quella familiare. Non possiamo essere donne, cittadini che perdono la fiducia in questi valori, perché abbiamo il dovere di continuare a credere che la giustizia esiste, che la meritocrazia esiste che in Italia si può vivere e che la Sicilia non è solo terra di mafia. Speriamo di poter contare sul vostro aiuto”.

In questi mesi abbiamo cercato in tutti i modi di aiutarla, di supportarla, anche psicologicamente, e oggi che la sua storia è pubblica pensiamo che il peso di quello che ha dovuto subire non sia più solo dentro di lei o del suo compagno ma sia patrimonio di tutti noi, che dobbiamo proteggerla e supportarla in questo momento.

Nell’inchiesta di Repubblica trovate ripresa anche la storia di Linda (altro nome di fantasia), raccontata nel libro Mala università (Chiarelettere).

E’ importantissimo condividere, parlare in pubblico apertamente di queste cose di cui nessuno vuole parlare. Affinché questo sia d’esempio e affinché qualcosa del genere non accada mai più.

Anche questo è "Trasparenza e Merito".


Leggi l'articolo in pdf dell'inchiesta di Repubblica del 4 novembre 2021

Leggi la lettera integrale inviata da Micol a Trasparenza e Merito del 21 luglio 2021

Guarda il video dell'intervista nell'inchiesta