Caso Scirè: imputazione coatta per il coordinatore responsabile dell'avvocatura di UniCT

Aggiornamento: 8 apr

Tutti i nodi vengono al pettine. Si chiama "effetto domino". Il "sistema di potere" agisce a tutti i livelli, dalle commissioni di concorso, ai dipartimenti, agli uffici legali e amministrativi. Se ne è parlato nel libro Mala università.

Ecco, adesso c’è l’imputazione coatta. Andrà a processo anche il responsabile coordinatore dell’ufficio legale dell’ateneo di Catania, avv. Reina. Questa una sintesi del decreto (in forma integrale il testo si trova in margine all'articolo di "SudPress") del giudice Marina Rizza (la stessa che ha sentenziato in fase preliminare sull’inchiesta “università bandita”) del Tribunale di Catania.


Il travagliato iter procedimentale caratterizzato dal ripetuto tacito rifiuto dell’università di “sanare” il vizio originario da cui era affetta ab initio la mancata stipula del contratto da ricercatore a tempo determinato con lo Scirè, pur a fronte di una pronunzia del Tar, ha di fatto impedito allo Scirè medesimo non soltanto di esercitare tempestivamente la sua facoltà di prorogare per un ulteriore biennio il detto contratto ma anche di poter tempestivamente sollecitare la struttura essendo stato il lungo lasso di tempo nelle more intercorso determinato proprio e solo dall’ostinato e pervicace diniego dell’ateneo di omologarsi al decisum del giudice frattanto divenuto definitivo (…) l’incompetenza è una sottospecie rientrante nella violazione di legge, la extra-ordinarietà di tale situazione, proprio perché determinata all’illegittimità del modus operandi dell’ateneo nella selezione dei destinatari dei contratti di ricerca riscontrata e dichiarata dall’autorità giudiziaria, avrebbe imposto l’attivazione da parte dell’università di rimedi correttivi in auto-tutela previsti dalla legge (…) del tutto avulso dal sistema normativo di riferimento, e dunque in evidente violazione delle specifiche regole di condotta che da questo discendono, appare dunque, “ictu oculi”, l’operato dell’avv. Reina il quale, in assenza di qualsivoglia competenza attribuitagli dalla legge, provvedeva di fatto sulla istanza di proroga avanzata dallo Scirè deliberando, con la più volte citata nota (…) e la condotta costituisce un fatto abusivo, punibile ex art. 323 codice penale, inosservanza alle regole, ovvero alla configurabilità del delitto di usurpazione di funzioni pubbliche di cui all’art. 347 codice penale (…) è parimenti evidente l’intenzionalità che ha permeato ab initio l’intera sequenza di comportamenti per arrecare allo Scirè il danno ingiusto (…) il detto provvedimento la cui veste formale è stata astutamente preordinata proprio al fine di vanificare ulteriori iniziative giudiziarie da parte dello Scirè pregiudicandone l’esito, si colloca strumentalmente nel filone ostruzionistico percorso dall’ateneo in danno di quest’ultimo”.


Per una ricostruzione più dettagliata di questo ulteriore capitolo della incredibile vicenda, si rimanda agli articoli sulla stampa.


Leggi l'articolo di "Live Sicilia" del 28 febbraio 2022

Leggi l'articolo di "Catania Today" del 1 marzo 2022

Leggi l'articolo di "SudPress" del 2 marzo 2022