TRA-ME ai candidati a Rettore UniCt: "La cooptazione nominale è il peggioramento dello status quo"

Aggiornato il: 2 set 2019

Dopo le interviste rilasciate nei giorni scorsi dai cinque candidati a rettore per le prossime elezioni balneari dell'ateneo di Catania (la prima votazione avverrà al solleone del 23 agosto) che hanno rivelato alla collettività l'assoluta mancanza di volontà di affrontare di petto la questione dell'illegalità e degli abusi ai recenti concorsi dell'ateneo catanese emersi dall'inchiesta della Procura, "Trasparenza e Merito" interviene nel dibattito con un pesante comunicato (in allegato) che rimanda al mittente la proposta di cooptazione regolamentata, legalizzata o nominale che dir si voglia. Ne parla Giambattista Scirè in un'intervista a Luisa Santangelo per il quotidiano "Meridionews" dal titolo "Senza concorsi il sistema prova a difendersi".

Nelle parole dei candidati a rettore solo critiche generiche alla legge Gelmini ma nessun impegno concreto a vigilare sui concorsi e nessun impegno per procedure veramente trasparenti, con la sensazione di una impermeabilità a qualsivoglia novità e cambiamento dei metodi di reclutamento.

L'Associazione chiedeva e si aspettava quantomeno, sul piano politico da parte del Miur un commissariamento straordinario che sarebbe stato d'esempio, e da parte del mondo accademico catanese, espresso da questi candidati, una condanna forte e chiara della gestione che ha portato tutta la governance dell'Ateneo ad essere coinvolta dall'inchiesta per gravi reati e interdetta dai pubblici uffici. A questo proposito, invece, solo una stucchevole retorica del cambiamento ("ci vuole trasparenza", "discontinuità") e frasi di circostanza ("attendiamo l'esito delle indagini della magistratura"). Di fronte a queste premesse l'Associazione resta convinti della necessità - giuridicamente percorribile - di un intervento di controllo e garanzia del Miur sull'ateneo di Catania per ristabilire la legalità violata.

«La cooptazione – che può essere esplicita o mascherata sotto apparenti procedure elettorali – è generalmente applicata a fini di autodifesa e di mantenimento dei poteri di un gruppo strutturato. Si pone in alternativa all’elezione democratica e alla nomina effettuata con criteri di trasparenza da soggetti esterni all’organo collegiale da integrare o allargare». La definizione che il dizionario Zanichelli dà del termine «cooptazione» basta, secondo Scirè, - come riporta "Meridionews" - a spiegare perché alcuni dei candidati alla carica di rettore dell'università di Catania ragionerebbero con la filosofia del Gattopardo.

Lo scrittore Tomasi di Lampedusa mette la Sicilia in bocca al personaggio di Tancredi: «Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi», dice. E l'ateneo di Catania, per Scirè, si starebbe preparando a seguire la stessa logica. Vincitore in primo grado, di una travagliata vicenda giudiziaria legata a un concorso vinto da chi aveva meno competenze di lui per quel posto, Scirè ha fondato l'associazione Trasparenza e Merito. E con quella ha precorso quanto, mesi dopo, la procura di Catania avrebbe definito «un'associazione a delinquere», finalizzata al taroccamento dei concorsi universitari.

Lo schiaffo all'accademia catanese dato dall'inchiesta Università bandita - scrive Luisa Santangelo - ha portato alle dimissioni dell'ex rettore Francesco Basile e alla necessità di indire nuove elezioni per il Palazzo centrale. Il 23 agosto, venerdì, ai nastri di partenza del primo turno di votazioni balneari si presenteranno in cinque. Alcuni di loro, intervistati da "Meridionews", sul tema dei concorsi pubblici hanno risposto in modo preciso: i professori universitari non possono essere selezionati come i normali dipendenti dello Stato, bisogna trovare un modo per procedere con la chiamata diretta. I più hanno argomentato citando il modello degli Stati Uniti, in cui il meccanismo della cooptazione è ciò che garantisce l'eccellenza della ricerca scientifica e la trasparenza dei processi di selezione.

«Il paragone con l'estero non regge - dichiara a "MeridioNews" Giambattista Scirè - Lì non ci sono i livelli di corruzione, malaffare e illegalità diffusa che ci sono in Italia e che nessuno può negare. Qui è una questione di mentalità, l'idea è che l'università pubblica possa essere trattata come una cosa privata. Se si vuole cambiare il sistema di reclutamento e si vuole procedere per chiamata diretta lo si faccia, ma a quel punto il ministero non dovrebbe dare un soldo agli atenei». Un taglio totale che il ricercatore auspica, a mo' di paradosso, per chiarire un altro punto: «Quando leggo che con più fondi il problema delle storture del sistema verrebbe meno, mi viene da ridere: significa soltanto che chi, con questi pochi finanziamenti che ci sono, ha fatto favori a dieci amici, con più risorse avrebbe fatto favori a venti amici. È la testa che deve cambiare».

Dal giorno dello scandalo che ha coinvolto circa un'ottantina di docenti, in gran parte dell'Università di Catania ma non solo, lui ha assunto una posizione chiara: «Ci vuole un repulisti, ci vogliono azioni forti». La più forte sarebbe stata quella del commissariamento dell'ateneo da parte del Miur. Ipotesi che lo stesso ministero, tramite "MeridioNews", ha smentito con forza sostenendo che l'unico motivo per il quale un ministro può nominare un commissario per un ateneo è che quest'ultimo sia in dissesto economico-finanziario. «Io credo invece che il commissariamento abbia fatto paura dal punto di vista politico: sarebbe stato come ammettere che l'autonomia delle sedi universitarie è un fallimento. Io penso che lo sia e che l'inchiesta della procura ce ne abbia dato una prova».

«La richiesta, a gran voce, di riformare la nomina dei docenti e di procedere alla cooptazione arriva da varie parti d'Italia. È un modo per correre ai ripari e per risparmiarsi i ricorsi dei tantissimi che prima stavano in silenzio e adesso hanno cominciato a denunciare gli abusi subiti. Il mondo accademico sta tentando di tutelare il proprio fortino», attacca. Senza considerare, sostiene lui, i reali interessi delle uniche persone che l'università dovrebbe servire: gli studenti. «Se va tutto bene, perché le iscrizioni calano e i giovani fuggono?». La risposta, secondo Giambattista Scirè, sta nel fatto che «coloro che tentano di aggirare le regole vengono premiati anziché messi all'angolo. Il ministero dell'Università deve fare i controlli e deve applicare le sanzioni. Io sogno un ministero che sia forte e che accentri il potere, anziché decentrarlo. Ma anche a Roma, è chiaro, devono essere capaci di pensare solo al bene dell'università. I primi cambiamenti devono avvenire all'Anvur».

Scrive "La Sicilia":

"C'è chi, però, non è soddisfatto delle parole pronunciate dai candidati. «Avevamo chiesto una presa di posizione chiara e inequivocabile da parte dei candidati, auspicando una presa di distanze dai metodi clientelari e pseudo-mafiosi che ha contraddistinto la governance dell'Ateneo in passato (...), ma nei programmi e nelle interviste rilasciate alla stampa dai candidati non abbiamo letto alcuna presa di distanza in termini concreti rispetto al passato, nel senso di azioni da fare subito all'insediamento (ad esempio sanzioni disciplinari nei confronti di chi ha commesso reati già sanzionati in modo definitivo, e ce ne sono di casi), ma solo una vuota retorica del cambiamento, e le poche proposte fatte vanno nella direzione sbagliata», scrive in una lettera aperta Giambattista Scirè, il ricercatore che ha avuto ragione su un ricorso che l'aveva escluso dal concorso, ma mai reintegrato dall'Ateneo e oggi portavoce dell'associazione "Trasparenza e Merito". Scirè fa l'esempio della «cooptazione che sarebbe da legalizzare secondo più di un candidato a rettore. Non si prendano in giro i cittadini (...). L'Ateneo di Catania ha visto crollare le iscrizioni degli studenti, ha perso credibilità perché il livello della proposta formativa e il livello scientifico dei vari dipartimenti si è abbassato progressivamente, tirando i remi in barca, tanto tutto era deciso cooptando. L'unica soluzione è dunque il concorso pubblico vero, aperto ai candidati che, non attraverso le amicizie e le conoscenze o le scuole e le lobby, ma attraverso il proprio lavoro indipendente, la propria libertà di ricerca, le proprie competenze, il proprio curriculum scientifico, siano capaci di portare il cambiamento nelle pubblicazioni scientifiche, nelle linee di ricerca, nella capacità didattica e via dicendo».

Discontinuità o meno, il nuovo rettore avrà fra le mani una patata bollente."

Intanto, come documenta un articolo su "SudPress", è stato presentato da parte di alcuni docenti e ricercatori dell'ateneo catanese un ricorso alla giustizia amministrativa sulla procedura che ha portato alla convocazione da parte del decano delle elezioni "balnerari" per il nuovo rettore: il Tar si esprimerà nel merito il 12 settembre.


Leggi l' articolo integrale su "Meridionews" del 20 agosto 2019

Leggi il comunicato integrale di "Trasparenza e Merito" del 19 agosto 2019

Leggi l' articolo sul ricorso amministrativo su "SudPress" del 20 agosto 2019

Leggi l'articolo su "La Sicilia" del 23 agosto 2019



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