L'incredibile storia di Paolo Rognini e UniPisa: intervista e denuncia, affinché non accada mai più

Aggiornato il: 16 set 2019

Il suo nome è Paolo Rognini, la sua vicenda viene da lontano, da troppo lontano, ed è l’ennesimo incredibile caso di mala università italiana, sedimentatosi nel corso del tempo.

Paolo, studioso livornese iscritto a "Trasparenza e Merito", ha collaborato, per lunghi anni, a vario titolo con l’Università di Pisa, fruendo di borse di studio, contratti di ricerca, attività seminariali, svolgendo l’attività di cultore della materia prima, ottenendo in affidamento corsi di studio, nel ruolo di professore a contratto, e poi docente di masters di primo e secondo livello, di moduli professionalizzanti, di coordinamento e organizzazione di seminari, in particolare dal 2004 ad oggi. Ha all’attivo molte importanti pubblicazioni accademiche, ed oltre alla docenza, svolge tuttora attività di ricerca e partecipa attivamente a giornate di studio, convegni, congressi ed altre iniziative di carattere scientifico per conto del suo ateneo. Fin qui tutto regolare.

I problemi iniziano nel 2007, in occasione della sua partecipazione ad un concorso per entrare formalmente, come docente strutturato e di ruolo, nell’Università. Viene bandito un posto per ricercatore presso la allora facoltà di Economia dell’ateneo di Pisa per il settore di Geografia Economico Politica (Settore M-MGGR/02). I concorrenti sono solo due: lui e la controparte dei futuri ricorsi. Dopo ben 12 anni da quella data che ha cambiato per sempre la sua vita, ancora oggi non si riescono sciogliere i nodi di una vicenda che ha visto in totale addirittura tre ricorsi, due al Tar ed uno al Consiglio di Stato, tutti vittoriosi. E adesso è iniziata la pratica per il suo quarto e - si spera - ultimo ricorso.

Nel dicembre 2011 il Tar Toscana, per molteplici motivazioni, accoglie il suo ricorso con annullamento delle prove e condanna l’Università di Pisa alle spese. Si arriva così al 2012 dove è la controparte a presentare ricorso al Consiglio di Stato, che però lo respinge. Si ritorna a concorso per la seconda volta, e nonostante l’istanza di ricusazione della commissione, un’istanza alla Commissione Etica di Ateneo per ingiustizia e disparità di trattamento e una segnalazione al Ministero e alla Procura della Repubblica da parte del nostro collega Paolo, tutto rimane invariato e nell’ottobre del 2012 risulta di nuovo vincitrice l’altra candidata, sempre la stessa.

Riparte così il ricorso al Tar, respinto una prima volta ma - e qui siamo nel giugno 2017 - accolto in appello al Consiglio di Stato con annullamento delle prove e condanna , nuovamente, dell’Università di Pisa al pagamento delle spese.

Da quel giugno di due anni fa, nonostante l’esecutività immediata della sentenza, inizia il toto-commissioni: tre, per la precisione, che, appena nominate, stranamente (secondo un classico che si ripete in contenziosi ai concorsi di vari atenei) rassegnano tutte le dimissioni.

Nessuna, evidentemente vuole prendere questa patata bollente ed eseguire correttamente la sentenza, dichiarando vincitore Paolo.

Dopo vari tentativi, finalmente viene nominata un’ultima commissione, che ha come membro Presidente quello stesso di un’altra commissione, quella che ha avanzato di carriera, qualche anno dopo l’ultimo ricorso, la controparte, passata così da ricercatrice a professore associato.

In buona sostanza mentre Paolo, vincitore di plurimi ricorsi dinanzi alla giustizia amministrativa, rimaneva in attesa che venisse eseguita correttamente la sentenza e quindi rinnovata la procedura concorsuale dell’ormai lontano 2007, la controparte, risultata soccombente in quei giudizi, si è vista immediatamente attribuire presso lo stesso ateneo un posto addirittura superiore a quello in precedenza illegittimamente ottenuto. In pratica, mentre Paolo non ha tratto ad oggi alcun beneficio concreto alla sentenza in quesitone, la controparte non ne ha subito alcun effetto negativo, anzi è stata promossa con un’altra procedura.

E si arriva così al marzo del 2019 quando si ripete per la terza volta il concorso che vede stavolta come unico candidato Paolo, visto che la controparte ormai è docente associato e si autoesclude ovviamente dalle prove.

Ebbene, anche senza “competitor”, la nuova commissione messa su dall’Università di Pisa, Paolo come ricercatore a tempo indeterminato proprio sembra non volerlo, con una palese intenzionalità a escluderlo definitivamente con prove addirittura fuori settore, anche se poi, nel frattempo, lo strabismo dell'Ateneo lo premia con un “ottimo con lode” per una tesi di dottorato sulla comunicazione tra scienza e politica e con una docenza a contratto.

A questo punto, la vicenda, che era rimasta nell’ombra e non era mai stata resa pubblica per tutti questi anni, viene da lui resa nota. Esce ad agosto un articolo sul Tirreno, una intervista su Rai Toscana, un comunicato sul sito di Tra-Me ed ora una nuova intervista, che vi proponiamo integralmente, andata in onda su un canale della tv toscana.

Questa vicenda, come accaduto purtroppo in tanti altri casi, ha provocato un danno erariale e un complessivo spreco di risorse pubbliche per tutti gli anni investiti nelle attività e nella carriera di Paolo, poi lasciata in sospeso e quindi vanificata nelle aspettative di inserimento in ruolo. C’è poi il comportamento irregolare delle commissioni, sanzionato più volte dai tribunali, e quello dell’ateneo che ha agito in modo da scoraggiare piuttosto che valorizzare la produzione e l’attività del collega.

Ed ecco che si arriva, all’oggi, per la quarta volta, alla presentazione di ricorso al Tar Toscana per ulteriori molteplici motivazioni.

Paolo ha dichiarato nell’intervista: “La spinta per continuare a lottare per tanti anni proviene dalla passione che ho per la ricerca, per i temi di cui mi occupo, in particolare il comportamento umano a carico dell’ambiente, dall’amore che ho per l’insegnamento, mi piace moltissimo il contatto con gli studenti, queste sono le spinte che ti fanno andare avanti e lottare. Non sono per niente pentito, tornassi indietro rifarei tutto perché credo sia giusto, ognuno nel suo piccolo, mettere in luce questi problemi che esistono nel reclutamento universitario italiano”.

Che dire, siamo uniti al fianco di Paolo nella sua importantissima battaglia di giustizia. A questo punto ci rivolgiamo al Miur affinché intervenga, controlli e, se necessario, sanzioni i comportamenti di coloro che hanno frustrato la sua carriera e le sue legittime aspirazioni accademiche.


Guarda l’intera intervista andata in onda su RTV38 Toscana l’8 settembre 2019

Leggi la sentenza del Tar Toscana del 15 dicembre 2011

Leggi la sentenza del Tar Toscana del 5 maggio 2014

Leggi la sentenza del Consiglio di Stato del 30 giugno 2017 (accolto)

Leggi la sentenza del Consiglio di Stato del 30 giugno 2017 (infondato per la controparte)



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