UniPisa e il concorso di Progettazione Architettonica senza regole etiche: il Rettore dice di sì

Ne avevamo scritto anche il mese scorso. Il caso del concorso per un posto da Professore Ordinario nel settore ICAR-14, Progettazione Architettonica, al Dipartimento di Ingegneria dell’energia, dei sistemi, del territorio e delle costruzioni dell’Università di Pisa, ha scoperchiato il “vaso di pandora” degli italici meccanismi di nomina delle commissioni.

L’insistita azione di denuncia del prof. Antonello Boschi ha portato all’annullamento in autotutela di quel concorso e, per reazione a catena, di diversi altre procedure nelle quali gli stessi candidati partecipavano attivamente all’approvazione delle commissioni. Il caso è stato denunciato dal quotidiano “il Tirreno” in un articolo del 13 luglio intitolato “Il candidato nomina i commissari e vince: conflitto d’interessi in 3 concorsi per prof”.

La sistematicità di tale condotta ha costretto la nostra associazione, una voce che grida nel deserto, a fare l'ennesimo appello del 30 ottobre 2020: “All'Università di Pisa i candidati si auto-scelgono la commissione che li valuta”.

Ma il prosieguo della vicenda e il rifacimento del concorso, a partire dalla nomina della commissione, dimostra che all'ateneo di Pisa piace perseverare. Lo stesso concorso consente di verificare infatti che, purtroppo, i rimedi posti in atto dall'ateneo per risolvere la questione possono essere perfino peggiori del male: inibita l’azione dei candidati, sono gli stessi direttori di dipartimento ad individuare i commissari, eletti senza l’enunciazione di alcun criterio, in assenza di regole trasparenti, autonomamente e in via del tutto “discrezionale”. Gli elenchi sono individuati “a piacimento” dei direttori, non dovendo render conto a chicchessia.

È quanto ha denunciato, nuovamente, il prof. Boschi che, nella seduta del Consiglio di Dipartimento del 25 settembre 2020, ha preso atto che una lista di 10 professori “eleggibili”, senza alcuna informazione e/o criterio sulla sua formazione, era stata individuata e messa all'ordine del giorno. Ne avevamo già scritto qui.

All’attenzione del Rettore è stata conseguentemente inviata una formale segnalazione per la violazione dell’art. 21 del Codice Etico a carico del Direttore di Dipartimento. Tale articolo prevede: «L’Università di Pisa salvaguarda e promuove la trasparenza degli atti sia amministrativi che più propriamente di governo, in particolare assicurando una tempestiva informazione che metta tutti gli interessati in grado di valutare preventivamente i provvedimenti che si vogliono mettere in atto e, dove è loro attribuito, di decidere con piena cognizione di causa».

Il Rettore, con un decreto del 16 novembre 2020, ha respinto la segnalazione inoltrata, considerandola “manifestamente infondata”, rilevato che: «la lista dei commissari eleggibili, nel rispetto del principio di buon andamento della Pubblica Amministrazione e di trasparenza amministrativa, è stata approvata all’unanimità sulla base di criteri approvati dal Consiglio del Dipartimento», in data 8 ottobre 2020.

In sostanza il Rettore – fate attenzione alle seguenti date - ritiene congrua la condotta del Direttore perché i criteri per la formazione dell’elenco dei professori eleggibili del 25 settembre 2020 sono stati individuati e approvati in data 8 ottobre 2020. Sarebbe il primo caso nella storia di approvazione dei criteri ex post rispetto all'individuazione degli eleggibili. Ciò dimostrerebbe proprio la violazione dell’art. 21 del Codice etico: i criteri dovevano essere enunciati preventivamente e, nel caso, essere approvati prima dallo stesso Consiglio di Dipartimento, non potendo certo comparire nella seduta di votazione e approvazione della Commissione giudicatrice.

La segnalazione di Boschi risale al 2 ottobre 2020 e i criteri sono stati individuati 6 giorni dopo. È come se, in una partita, fosse prima determinato il risultato e dopo stabilite le regole: nel caso del calcio si urlerebbe allo scandalo e si parlerebbe di partita falsata.

Quanto accaduto non dimostra affatto il “rispetto del principio di buon andamento della Pubblica Amministrazione e di trasparenza amministrativa, semmai il suo esatto contrario.

Leggendo, più in dettaglio, “criteri” menzionati nel documento approvato dal Consiglio di Dipartimento del 8 ottobre, richiamato dal Rettore, si scopre:

- “la lista dei candidati è stata redatta sentite le disponibilità di professori ordinari di varie sedi italiane che avessero i requisiti di partecipazione”;

- “sono esclusi coloro che sono stati commissari in più di un concorso di prima fascia dal 2015 ad oggi”.

Come ben capiscono i lettori e come sanno bene, purtroppo, i colleghi Trasparenza e Merito, l'affermazione “sentite le disponibilità” non è un criterio oggettivo e trasparente ma lascia la libertà di cooptare chicchessia, anche in base a semplici rapporti di amicizia, affiliazione o convenienza.

La seconda condizione si pone invece in aperto contrasto con quanto stabilito dal Piano Nazionale Anticorruzione, aggirandone le sue prescrizioni: «l’incarico di commissario in un concorso locale sia limitato a due procedure all’anno, eventualmente estendibile a un numero massimo di tre per i settori di ridotta consistenza numerica». Il medesimo considera l’attività su TUTTI i concorsi locali, non solo per quelli di prima fascia, a differenza di quanto è scritto nel documento approvato dal Consiglio.

Se i famigerati criteri di eleggibilità fossero stati presentati “preventivamente” e comunicati in modo corretto, e per tempo, all’attenzione di “tutti gli interessati” – come disposto appunto dall’art. 21 del Codice Etico – sarebbero potuti essere contestati, con richiesta di annullamento: la loro formulazione a posteriori, in concomitanza con l’approvazione della Commissione, ha evitato che ciò avvenisse.

Evidentemente il rispetto delle norme etiche e dello stato di diritto riveste un’importanza secondaria e trascurabile per l’Università di Pisa.



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