Uni Palermo "diètro frónt" su concorso Linguistica:errore della commissione, rispettiamo la sentenza

Triplo sarto mortale carpiato con avvitamento del rettore di Palermo Micari in merito al ricorso e alla sentenza del concorso per ricercatore (a tempo determinato) di Linguistica italiana bandito dall'Università di Palermo nel 2017. Come documentano due recenti articoli pubblicati su "Repubblica" ("Università di Palermo, il Tar dà ragione al ricercatore isolato") e sul "Giornale di Sicilia" ("Università, concorso da rifare: "punti in più per il vincitore"), il nostro collega Michele Burgio, studioso di dialettologia iscritto a "Trasparenza e Merito", aveva fatto ricorso ed ottenuto una importante sentenza favorevole da parte del Tar della Sicilia, che già in prima battuta aveva sospeso nel marzo 2018 il concorso. Adesso i giudici, con una nuova sentenza del maggio 2019, hanno scritto che il concorso deve essere annullato ed una commissione di nuova composizione dovrà riscrivere i criteri di valutazione dei titoli e delle pubblicazioni, attenendosi alle disposizioni del Tar. La novità sembra l'atteggiamento completamente mutato, dopo le dure battaglie dell'Associazione per cambiare la mentalità ai concorsi, da parte di alcune istituzioni universitarie, quanto meno di fronte a sentenze di questa portata. Ora occorre però vigilare sui lavori della nuova commissione, affinché non eluda i dettami della sentenza.

Il rettore, a caldo dopo la prima sentenza, aveva dichiarato a caldo il 4 aprile 2018 a "Repubblica": "Nel mondo universitario la cooptazione esiste e non può essere considerata necessariamente un male. Mi sembra normale che lo studente che all’interno di quella scuola si è impegnato duramente cerchi il riconoscimento del suo lavoro, un piccolo vantaggio, naturalmente nel pieno rispetto delle leggi. La presidente della commissione che ha scelto il vincitore del concorso contestato ha la mia fiducia".

Il riferimento era alla presidente di quella commissione che aveva assegnato la vittoria ad un candidato con meno titoli e con il quale aveva collaborato ampiamente.

Oggi il rettore fa sapere laconicamente: “La nostra università rispetta le decisioni della magistratura, rifaremo la commissione”. Michele, isolato dal dipartimento che lo aveva cresciuto, dai suoi stessi amici e colleghi solo perché aveva chiesto, con un ricorso, che fosse assegnato a lui – autore di una produzione scientifica e accademica superiore - quel posto da ricercatore che meritava, ora dice a "Repubblica": “So che le querelle universitarie hanno tempi lunghi. Mi sono dovuto impegnare nell’attività di professore scolastico e adesso, dopo il concorso straordinario del 2018, passato con il punteggio massimo, attendo la collocazione in una provincia. Potrei allontanarmi non poco da Palermo. L’università? È il mio mondo, ma per ragioni emotive preferisco non immergermi nelle dinamiche del ricorso”.

Come potete vedere l'aria sta cambiando e l'atteggiamento arrogante e liquidatorio che un certo ambiente accademico, e alcuni rettori in primis, avevano a proposito dei ricorsi alla magistratura da parte dei candidati ingiustamente penalizzati (considerati inizialmente come una sorta di "utili idioti") ha lasciato il posto a considerazioni molto più meditate, talvolta preoccupate.

D'ora in poi, cari rettori, il decalogo di "Trasparenza e Merito" sarà lo strumento per costruire una Università migliore, più trasparente, legale e meritocratica: l'Università che vogliamo.


Leggi il precedente comunicato di TRA-ME sulla vicenda (15 maggio 2019)

Leggi l'articolo di Corrado Zunino su "Repubblica" del 5 agosto 2019

Leggi l'articolo cartaceo sul "Giornale di Sicilia" del 4 agosto 2019



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