SudPress: lettera aperta del ricercatore Giambattista Scirè, vittima-simbolo di "Università Bandita"

Il post scritto ieri sul suo profilo facebook dall'amministratore e portavoce di "Trasparenza e Merito" è stato pubblicato oggi integralmente da "Sud Press". Scrive il direttore Pierluigi Di Rosa:

"Quanto emerso con l’inchiesta “Università Bandita” non è soltanto un caso giudiziario clamoroso, rappresenta uno spaccato emblematico di una società che si è persa, in cui la tracotanza, il delirio di onnipotenza di un branco di inqualificabili figuri ha posto un’ipoteca pesantissima sulle future generazioni. Occupare e svilire il ruolo di un’Università è un crimine contro tutta la comunità. Dietro le gesta vergognose di una banda di mentecatti spregiudicati ancora spudoratamente in giro, alcuni addirittura tornati impunemente al comando, ci sono le storie di tante persone meritevoli, che avrebbero potuto contribuire alla crescita del nostro territorio e che invece sono state schiacciate, umiliate, vilipese. Sono storie di uomini, di famiglie, non dimenticherò lo sguardo triste del brillante ricercatore neurofisiologo costretto a non partecipare ad un concorso che avrebbe vinto: “Mi hanno preso subito in Francia offrendomi uno staff e tutto quello che mi serve per svolgere le mie ricerche, ma ho due figli di 8 e 5 anni e li vedo ogni 3 mesi, ogni volta li trovo diversi e solo perché a Catania “il mio turno” non arrivava mai.” E quanti ce ne sono di questi, quante occasioni perse per la nostra città. Per questo oggi proponiamo un vero e proprio “romanzo dell’orrore del potere catanese”, la lunghissima lettera (ma leggetela, non distraetevi subito!) di Giambattista Scirè, un ricercatore di Storia vittima di uno dei più clamorosi casi di sopruso: con diverse sentenze esecutive, non è mai riuscito a farle eseguire dall’ateneo catanese! Non si è arreso, a costo della sua salute, ha costituito un’associazione nazionale, “Trasparenza e Merito. L’Università che vogliamo”, che conta oggi 500 docenti iscritti e, soprattutto, racconta la sua vicenda come contributo affinché si possa riuscire a non farle accadere più queste porcherie, o quanto meno a sputtanarle. (PDR)"


"Rieccomi, buon anno. In tanti mi avete chiesto il motivo della mia assenza dai social negli ultimi tempi.

Come qualcuno ha già capito è dipesa, purtroppo, dal fatto che non mi sono sentito bene, a seguito di un devastante accumulo di stress che mi ha costretto al riposo, a fermarmi totalmente su consiglio medico per riprendere fiato e ricaricare le energie, per evitare di rischiare quello che in gergo medico si chiama “stato depressivo reattivo”.

Come quando si è stati ininterrottamente sui pedali della bici, dopo aver fatto Giro d’Italia, Vuelta spagnola e Tour de France insieme, bisogna fermarsi un po’ per poi ripartire.

Ciò che mi è stato fatto in questi anni dall’università è qualcosa di subdolo, vergognoso, che grida vendetta.

Anni di abusi, ingiustizie e ritorsioni, senza poter più fare il proprio lavoro, dedicandosi solo ad aiutare gli altri (centinaia di casi dell’associazione), senza mai fermarsi, senza tregua, sono lunghi da trascorrere per chiunque, anche per un combattente.

Mentalmente oltre che fisicamente, si paga il prezzo del sacrificio, l’organismo ti porta il conto tutto insieme. Ma per fortuna il peggio è passato. Dicono che gli “scalatori” su due ruote danno il meglio di sé nella lunga distanza. Rieccomi qui, dunque, di nuovo in sella.

Chi mi vuole male è servito, e dentro l’università italiana sono in tanti.

Tanti, a decine, a centinaia, sono infatti i concorsi abusivi annullati dalle sentenze dei Tar, tante sono state le denunce penali su concorsi illegali.

Evidentemente, far emergere alla luce del sole e rendere pubblico quello che tutti sanno ma che nessuno ha il coraggio di dire così a viso aperto, come ho sempre fatto – contate pure i post che ho pubblicato sul mio profilo in due anni sui casi più diversi e disparati, ne troverete a centinaia – fa molta più paura ai responsabili degli abusi di quanto si pensi.

Sintetizzo per quei nuovi contatti che non conoscono la mia storia: ho denunciato un concorso truccato all’Università di Catania (sede Ragusa) e nel lontano 2012 il Tribunale amministrativo ordina alla commissione di riformulare la graduatoria nel rispetto del bando di concorso e del decreto ministeriale, ma la commissione riconferma il punteggio FOTTENDOSENE altamente.

Il Tar Catania allora riscrive di suo pugno la graduatoria nella sentenza e nel 2014 mi dichiara vincitore – UNICO PRECEDENTE in cui i giudici si sostituiscono letteralmente alla commissione per la MACROSCOPICITA’ del reato -, ma l’ateneo se ne RI-FOTTE allegramente.

Allora il Consiglio di Giustizia siciliano (corrispondente del Consiglio di Stato) nel 2015 riconferma tutto compreso il risarcimento danni ma l’ateneo continua, per 3 lunghi anni, a NON ESEGUIRE la sentenza.

Due rettori, Pignataro e Basile, hanno continuato a FOTTERSENE e a prendermi in giro, non riconoscendomi il titolo di vincitore e dichiarando il FALSO (anche in registrazioni di interviste in trasmissioni televisive mai andate in onda ma in mio possesso). Successivamente i due rettori sono stati sospesi, interdetti e costretti a dimettersi dai loro incarichi nell’ambito dell’inchiesta “Università bandita”.

Nel 2017 i giudici del Tar confermano l’elusione del giudicato sul mio caso da parte dell’ateneo, mentre nel 2019 il Tribunale penale CONDANNA la commissione ad un anno di reclusione e interdizione dai pubblici uffici per il reato di abuso di ufficio in concorso tra loro e parla di “COLLUSIONE A PIU’ LIVELLI” da parte dell’ateneo e di “TELA” ordita dalla controparte.

Il DANNO alla carriera e alla mia vita, come confermano in giudici nella sentenza, risulta incalcolabile ma l’ateneo ha continuato a negarmi perfino la proroga del biennio, proroga concessa in 52 casi di Rtd su 53, tutti tranne il mio.

La motivazione formale?

Non avrei svolto materialmente il triennio precedente, come se la colpa per non averlo svolto fosse mia e non dei commissari condannati e dell’ateneo colpevole, verrebbe quasi da ridere ma purtroppo, come ben capite, c’è solo da piangere.

Inoltre dall’ateneo dicono che non ci sarebbe stata l’esigenza didattica e di ricerca: FALSO, perché il corso di storia contemporanea è stato mantenuto in vita e sono stati banditi, negli anni seguenti, altri concorsi per lo stesso settore.

I colleghi degli altri settori che all’epoca vinsero regolarmente i rispettivi concorsi in quella tornata del bando alla sede distaccata di Ragusa dell’Università di Catania in cui avrei vinto anch’io se tutto si fosse svolto correttamente e regolarmente, oggi sono divenuti PROFESSORI ASSOCIATI.

Io invece sto a spasso.

Intanto la persona (che per comodità i giornali avevano chiamato “l’architetta”, e non mi meraviglia affatto visto che all’epoca del concorso aveva laurea in architettura – nessun dottorato di ricerca – con titoli e pubblicazioni nel settore ICAR-15 Architettura del paesaggio) che ha usufruito del vantaggio patrimoniale, con tanto di danno erariale per tutti i cittadini, a seguito di concorso truccato, ha continuato ad avere contratti, grazie ai protagonisti di “Università bandita”, in particolare gli ex rettori e all’ex prorettore, all’epoca direttore del Disum, e a stare nello stesso dipartimento del reato, cioè all’ateneo di Catania, dove tuttora lavora.

I fatti dicono che, nonostante ciò, la “raccomandata” o anche “favorita illegittimamente”, lo scrivono i giudici non io, ha fatto carriera mentre la VITTIMA è stata ISOLATA ed emarginata dall’ambiente accademico, “ipotecandone il futuro, obliterandone l’entusiasmo, rallentandone (o meglio si potrebbe dire bloccandone) il cammino professionale”. Questo purtroppo è accaduto in una università italiana e cose simili accadono in tanti altri atenei.

La motivazione VERA di questo accanimento contro di me al limite della perversione? Chi è appoggiato politicamente e accademicamente deve andare avanti, chi è intoccabile è protetto e portato avanti, chi non lo è deve essere fatto fuori, con ogni mezzo.

Nel 2011 quando mi presentai a quel concorso senza chiedere il permesso a nessuno – cosa che nell’università italiana, a detta candidamente di molti colleghi, non si deve mai fare perché si commette un atto di lesa maestà – avevo 5 monografie importanti pubblicate con editori nazionali (la controparte solo 2 con case editrici minori), 110 punti di pubblicazioni contro 60 di lei, quasi il doppio, ed avrei dato troppo fastidio a chiunque dal punto di vista scientifico nel mio settore, come infatti è accaduto in quell’occasione a Catania, ma anche, più in generale, in altri concorsi ed ecco la ragione delle ritorsioni e dell’accanimento: far fuori chi merita per piazzare gli amici o le “amiche”, i parenti delle “famiglie” o delle “scuole” o delle “società”; colpiscine uno per educarne cento, per citare le Br da cui una parte dell’università italiana purtroppo non sembra distanziarsi troppo per metodi.

Altro termine di paragone più calzante?

Semplice, questa si chiama mafia accademica, senza troppi giri di parole. La mia carriera accademica (dal quel momento mi hanno chiuso le porte per qualsiasi tipo di pubblicazione scientifica le riviste e le case editrici) si chiude nel momento stesso in cui ho preso il coraggio a quattro mani ed ho denunciato tutto alla magistratura e sui giornali.

E’ un paese civile, secondo voi, quello che permette che possa accadere tutto ciò? Poi è nata Tra-Me e da quel momento ho messo davanti a tutto sempre e solo gli altri, con passione, dedizione totale, gratuitamente, facendo una battaglia corale non più individuale.

Ma in tutti questi anni, a parte la magistratura che ha fatto correttamente il suo lavoro e che è l’unica istituzione dello Stato al quale mi sento di dire davvero grazie, COSA HA FATTO LA POLITICA per censurare certe azioni e certi comportamenti? Un emerito cazzo.

Una interrogazione parlamentare del senatore Corsini (allora PD) è rimasta tutt’oggi senza risposta da parte del MIUR (sono trascorsi 7 anni).

All’epoca, un amico giornalista mi disse di aver saputo direttamente da una senatrice molto vicina all’allora ministra Fedeli (anch’essa PD) che quest’ultima le aveva detto chiaramente di mettermi l’animo in pace perché il ministero “contro il muro della massoneria accademica catanese” non aveva il potere di fare nulla. Sì, amici, avete letto bene.

Lo Stato e la politica che abdicano di fronte a poteri masso-mafiosi, proprio come dice Gratteri per la pubblica amministrazione, vale in particolar modo per l’Università.

Successivamente il senatore Morra fece più di un appello al mio fianco dicendo che il M5S avrebbe “rotto i cabbasisi” a Viale Trastevere fin tanto che il clamoroso abuso ai miei danni non fosse stato sanato e poi , più recentemente, aveva dichiarato che l’ateneo di Catania ha agito nel mio caso con un “atteggiamento mafioso”.

Peccato però che le cose sono poi andate esattamente come quando il MIUR era in mano al PD, anche con il MIUR in mano al M5S, nulla di concreto, solo parole al vento. Anzi peggio, solo aspettative create e disattese, illusioni, delusioni.

Contro la mafia accademica (catanese ma non solo) è mai possibile che nessuna forza politica dell’arco parlamentare possa intervenire duramente? Forse perché in realtà non vuole realmente intervenire?

Forse perché ha il suo tornaconto diretto o indiretto nel mantenere intatte certe rendite dei baroni e certi notabili accademici a gestire il ministero?

Ripeto la domanda: è un paese che può dirsi civile quello che permette tutto ciò? No, non lo è.

Ecco perché dovrò proseguire la sacrosanta battaglia contro il baronato universitario e contro il reclutamento pilotato, truccato, illegale, abusivo, rivolgendomi alla Corte di Giustizia europea e brandendo la Carta dei diritti del ricercatore.

Ora, un governo degno di questo nome, un ministero funzionale (non un BARACCONE come questo che elargisce soldi dei cittadini agli atenei senza chiederne conto, come prevede anzi obbliga la sua funzione di controllo e garanzia, neppure dopo le sentenze penali), una università appena moralmente decente, avrebbero dovuto mettermi nelle condizioni, per provare quanto meno a limitare il grave danno commesso, di poter tornare a fare ricerca e cercare di recuperare il tempo perduto non per colpa mia.

Come? Concedendomi almeno (era il minimo sindacale) la proroga del contratto, come accaduto per tutti gli altri.

Il ministro del MIUR Fioramonti, prima di dimettersi, aveva DICHIARATO PUBBLICAMENTE che il caso è agghiacciante e rappresenta l’emblema di un sistema anti-meritocratico da abbattere e che quindi “Scirè deve essere reintegrato” (luglio e ottobre) ma evidentemente le sue parole non contavano già allora nulla, le sue lettere erano carta straccia proprio come le sentenze della magistratura di questo paese, perché anche il nuovo rettore gli ha fatto metaforicamente una PERNACCHIA.

L’ateneo ora in mano a Priolo, che a parole avrebbe dovuto porsi in discontinuità con “l’associazione a delinquere” del passato – terminologia non mia ma pronunciata in conferenza stampa dal Procuratore di Catania Carmelo Zuccaro e riconfermata nella recentissima ordinanza – continua imperterrito nel danneggiarmi.

Forse il rettore sarà soddisfatto solo quando l’ateneo sarà costretto a risarcirmi per la causa civile che ho avviato, tanto il rettore sa bene che utilizzerà i soldi dei cittadini, ovvero della collettività, non li tirerà fuori certo di tasca propria.

Dovrebbero essere infatti i cittadini ad andare a tirare le orecchie, uno per uno, ai vari rettori che si sono succeduti e che hanno permesso, grazie al silenzio complice della politica, danni erariali a profusione.

Quello che appare ora evidente, dopo la sostituzione di Fioramonti con Manfredi, cioè a dire con il rettore di una Università (Napoli), nonché il presidente della CRUI, la conferenza dei rettori delle università italiane, è che gli uffici ministeriali erano già allora e sono, ancora di più oggi, in mano alla CRUI, e decidono tutto.

In sostanza il vuoto e, nei fatti, la complicità della politica, permettono che tutto sia saldamente in mano alla burocrazia ministeriale gestita dagli atenei stessi.

Uno scempio.

Il comportamento dell’ateneo di Catania è vergognoso e grida vendetta, ma anche la strumentalizzazione pubblica e mediatica da parte di alcuni, riempiendosi la bocca con la lotta al baronato ai fini del consenso, per poi perseguire e raggiungere solo i loro scopi (politici o accademici) e non fare un solo atto concreto a fronte delle tante vite accademiche (e in alcuni casi non solo, visto che ci sono stati suicidi) di persone distrutte, è un fatto altrettanto grave sul quale non si può sorvolare o fare finta di nulla. In ogni caso eccomi qui, di nuovo in mezzo a voi, a lottare, come sempre, anzi ancora più agguerrito.

No, non mi abbatteranno mai.

Andrò fino alla Corte di Giustizia europea.

I danni alla mia salute (con tanto di referti medici) compresi i danni alle relazioni familiari e sociali lì metterò tutti in conto ai commissari, all’ateneo e a coloro che hanno avuto responsabilità, dirette e indirette, sull’accaduto, quindi anche al MIUR per omissione di atti d’ufficio mai segnalati da loro ad alcuna procura, nonostante le ripetute comunicazioni sui reati commessi.

Pagheranno e risarciranno tutto con gli interessi, fino all’ultimo centesimo.

Sono sincero: di una università come questa, con la “u” minuscola, che seleziona e agisce con questi metodi truffaldini, metodi che fanno vergognare di far parte della categoria dei docenti universitari, non potrei mai far parte, a meno che non si attui una vera e propria rivoluzione sul reclutamento.

La nostra università ideale, “l’università che vogliamo”, non è quella attuale dei raccomandati, dei predestinati, degli amici degli amici, dell’élite e delle “famiglie” che contano, ma è una università democratica, genuina, delle pari opportunità per tutti, trasparente, che sostiene chi è indipendente, autonomo e che premia il merito.

Se poi anche qualche altro/a collega avrà come me il coraggio di denunciare tutto FINO IN FONDO, subiranno la stessa sorte coloro che hanno abusato e truccato i concorsi in giro per gli atenei d’Italia.

Purtroppo ho avuto modo di constatare in questo periodo di “tregua” che mentre la mala università procede senza sosta (a ritmi da piano quinquennale sovietico per l’industria pesante), le segnalazioni degli abusi continuano ad aumentare e ci sono stati diversi gravi nuovi casi di cui vi parlerò presto, non hanno quasi avuto alcun risalto sulla stampa né sui social.

In sostanza se mi fermo io, se si ferma l’associazione, a divulgare e rendere pubblici, un giorno sì e l’altro pure sui social, i casi di abusi negli atenei, tutto rimane nascosto come accadeva un tempo prima che esistessimo.

Ed è ciò che auspicano i manipolatori e i truccatori di concorsi, i cosiddetti “delinquenti col curriculum”, cioè che cali il sipario sul reclutamento falsato per poter continuare a fare i loro porci comodi.

In realtà, nonostante tutto sia rimasto quasi ignoto all’opinione pubblica, sta accadendo una cosa molto importante: il LIVELLO DELLO SCONTRO tra tribunali amministrativi, procure della Repubblica e gli atenei si sta innalzando.

E’ come se, di fronte alle tante sentenze amministrative eluse, non eseguite dagli atenei, di fronte al silenzio complice del ministero e della politica (di qualunque parte e governo precedente e attuale), i magistrati, i procuratori, i pubblici ministeri, i giudici abbiano deciso di intervenire sempre più duramente.

Ricordate i toni pesantissimi della sentenza penale sul mio caso che ha condannato la commissione? Un linguaggio che non aveva precedenti.

Ecco, di recente, ci sono stati almeno altri due atti che vanno in questa direzione di innalzamento del livello dello scontro.

Qualche giorno fa, la procura di Catania ha confermato, dopo la chiusura delle indagini, la richiesta di perseguire per diversi reati (turbata libertà del procedimento, corruzione, induzione indebita, falso ideologico, abuso di ufficio) dieci docenti all’apice di quella che per gli inquirenti sarebbe stata una “associazione a delinquere” che coinvolge direttamente e indirettamente tantissimi altri docenti, con tanto di capo, promotore e partecipi, che condizionava illecitamente tutto il reclutamento dell’ateneo.

Si tratta di una inchiesta, quella chiamata “Università bandita” che non trova precedenti.

Un secondo importante atto è stato, qualche giorno fa, quello del Tar Pescara che ha deciso di inoltrare direttamente gli atti della sentenza in Procura, in relazione al procedimento sul concorso irregolare per un posto di ricercatore (tipo b) in Statistica sul quale ha fatto un nuovo ulteriore ricorso accolto la carissima e coraggiosissima Agnese Rapposelli, collega di Tra-Me.

Era accaduto in precedenza all’ateneo di Verona, ora accade nuovamente all’ateneo di Chieti-Pescara.

Il segnale dei giudici è chiaro: c’è un sistema di reclutamento truccato sul quale non si può intervenire “solo” amministrativamente ma bisogna farlo penalmente e in modo sempre più pesante.

L’importanza di questa nuova sentenza è che crea un precedente fondamentale riguardo al Piano Anac che, come scrivono i giudici, deve essere seguito dagli atenei e inoltre costringe la commissione di nuova nomina ad attenersi e a non potersi discostare dai dettami dei giudici inserendo nuovi criteri in corso.

Un grazie dunque ad Agnese (anche a nome degli altri), che deve essere di esempio per tutti per il coraggio, l’intelligenza e la tenacia con cui sta portando avanti il contenzioso, a costo anche di pesanti ritorsioni nel suo lavoro quotidiano all’università.

Nel frattempo, proprio per contrastare ancor di più queste pratiche illecite e illegali, ho da comunicarvi alcune importanti novità.

Trasparenza e Merito. L’Università che vogliamo, che di recente ha raggiunto ormai quota 500 iscritti tra ricercatori e docenti – numeri impensabili quando siamo nati nel novembre 2017 ed eravamo appena in 10 “matti”- diventerà un’associazione riconosciuta anche come soggetto giuridico tale da potersi costituire, d’ora in poi, non solo ad “adiuvandum” nei casi di ricorsi e denunce dei singoli iscritti ma anche nei processi penali sui concorsi truccati come parte offesa.

Tra-Me inizierà così a inviare in prima persona, a tamburo battente, giornalmente, con l’ausilio di un sempre più ampio parco di studi legali di riferimento, denunce in procura a tutto campo sul reclutamento e a costituirsi nei processi.

Collaborerà con il Codacons perché i reati commessi nelle università impattano fortemente, con danni enormi, nella vita di tutti i cittadini, degli studenti e delle famiglie.

Non si tratta solo di supportare, dunque, i ricorsi amministrativi e rendere pubblici i casi, ma anche di colpire penalmente chi manipola i concorsi: questa sempre di più sarà la nostra missione come associazione.

Visto che il ministero continua a non intervenire e a non mettere mano alle regole perché è in mano agli stessi rettori – cioè il controllore è la stessa persona di chi deve essere controllato – e visto che gli atenei continuano allegramente a fottersene delle sentenze amministrative – tanto i risarcimenti vengono pagati con i soldi dei contribuenti – allora l’obiettivo sarà che i diretti responsabili paghino di tasca propria, pesantemente, dopo le condanne penali.

Più saranno costretti a pagare economicamente in modo salato e pesante, più qualcuno forse inizierà a pensare che non valga la pena andare in commissione e truccare per un favore da ricambiare.

Questo sarà il primo importante obiettivo.

Inoltre Tra-Me, d’ora in poi, avrà uno o più rappresentanti tra ricercatori e docenti in ogni ateneo d’Italia, in ogni anfratto delle università, dove esiste gente, seppure silenziosa e guardinga, che condivide i nostri valori e appoggia le nostre finalità, che faranno parte del nuovo gruppo di lavoro, il quale sarà esteso a nuovi ingressi.

Ringrazio dunque per il contributo dato finora da Adamo Domenico, Agnese, Alice, Anna Maria, Antonella, Antonio e Cecilia. Serve linfa nuova e le “risorse umane“ ci sono eccome.

Ad esempio il prof. Francesco Saverio Regasto (ordinario a Uni Brescia) e il prof. Oreste Gallo (associato a Uni Firenze) hanno già dato ampia disponibilità ad essere coinvolti direttamente in prima persona nel gruppo. Anche altri colleghi e colleghe come Anna, Antonella, Celestina, Francesco, Giuseppe, Helga, Luca, Mariacristina, Margherita, Monica, Nicola Malvagio, Serena si sono detti disponibili.

Tutti monitoreranno e segnaleranno, poi partiranno le denunce.

Sarà prevista una piccola quota annuale fissa di contributo/donazione in modo da strutturare meglio le attività, sostenere il crowfunding, realizzare eventi in modo continuativo, definire le sedi (ad esempio a Catania).

Sono state già avviate ricerche in vista di alcune importanti pubblicazioni scientifiche con i dati sul reclutamento pilotato nell’università italiana e saranno stilate delle classifiche degli atenei che commettono più e meno irregolarità, con una sorta di “bollino” di certificazione di Tra-Me, sentenze alla mano.

Alcuni docenti finiti a insegnare all’estero, importanti luminari dei vari settori, ci hanno detto a chiare lettere che la ragione per cui non hanno potuto fare carriera in Italia è stata per colpa di un sistema accademico clientelare, familistico, nepotistico, in gran parte corrotto.

Proprio quello che noi combattiamo strenuamente.

Presto verranno a dirlo pubblicamente. Intanto il punto di partenza è solido: 448 segnalazioni di irregolarità delle quali il 70% si è trasformato, grazie all’associazione, in ricorso o denuncia; l’aumento del 40% di ricorsi amministrativi sull’Università nel corso degli ultimi due anni, inchieste o processi in corso su concorsi universitari truccati in molte procure d’Italia, grazie alle denunce di nostri iscritti.

Saremo – d’ora in poi in modo ancora più organizzato ed efficace – sempre più una vera e propria SPINA NEL FIANCO di chi commette abusi negli atenei Italiani.

Cambiare l’università è possibile, anche al costo di crearne una completamente nuova, fondata davvero su legalità, trasparenza e merito, che preveda nuove forme di partecipazione e di elezione della governance degli atenei, che modifichi in meglio le regole sul reclutamento della classe docente.

La rivoluzione di Tra-Me, che si fonda sulle energie della parte migliore dell’università e di tutti i cittadini che credono nella giustizia e nel merito, è lenta, graduale ma è in atto.

Mentre aumentano le tensioni tra magistratura e atenei, con la politica che purtroppo fa da sponda alla mala università, l’anima di Tra-Me è sempre più viva.

Ma dobbiamo essere sempre di più a volerla fare.

Siamo una associazione no-profit senza alcun appoggio politico, siamo a-partitici, non riceviamo finanziamenti da nessuno, quindi è necessario che sia ognuno a metterci tempo, impegno e risorse, in prima persona.

Prende avvio dunque una “conta” tra tutti gli iscritti per sapere chi è disposto a metterci forze ed energie in modo attivo.

Per informazioni e dettagli sulle novità scrivetemi quanti più numerosi/e, manifestando le vostre proposte e la vostra disponibilità, all’indirizzo: trasparenzaemerito@gmail.com o anche all’indirizzo personale: gs@giambattistascire.it

Chissà, in fondo, se vi sono veramente mancato!

In ogni caso rieccomi qui tra voi.

Colgo l’occasione di questo mio “rientro”, se pur in ritardo, per augurare di cuore BUON ANNO a tutti i miei coraggiosi amici e alle mie impavide amiche, e che questo anno appena iniziato possa regalarvi il meglio in tutti gli aspetti della vita.

Giambattista Scirè".


Leggi l'articolo su "Sud Press" del 14 gennaio 2020



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