Regasto sul "Fatto": L'abuso d'ufficio non esiste più. Ha vinto "l'impunità" di gregge

Il Prof. Francesco Saverio Regasto, docente ordinario di diritto pubblico comparato all'Università di Brescia, scrive oggi un importante articolo sul "Fatto quotidiano", dal titolo emblematico L'abuso d'ufficio non esiste più: ha vinto l'impunità di gregge.

Storture. A furia di semplificare, il reato è stato svuotato: che dice la Corte Costituzionale?

Il giurista cita nell'articolo la meritoria e coraggiosa battaglia di "Trasparenza e Merito" e menziona Giambattista Scirè che aveva posto la grave questione, nel silenzio generale e in solitudine, su "MicroMega" qualche tempo fa.


Scrive Regasto sul "Fatto":

Quel che sembrava impossibile un anno e mezzo fa oggi è triste realtà ed è avvenuto utilizzando, come grimaldello, la pandemia e la necessità di procedere speditamente e anche “arbitrariamente”, nella cauterizzazione dei lavori (…) Quel che era impossibile e indicibile per un governo gialloverde è diventato realtà per l’esecutivo giallorosa: l’abolizione, di fatto, del reato, avvenuto in una calda giornata estiva con il del cosiddetto “semplificazioni”. Non si è trattato di una mera “svista”, ma di una scelta volontaria volta a rendere impuniti i comportamenti di amministratori locali che potranno violare i Regolamenti comunali (…) una sentenza della Cassazione ha messo una pietra tombale in senso tecnico sulla vicenda, statuendo che la modifica apportata al codice ha efficacia retroattiva. Mi domando, francamente, se in nome di una presunta semplificazione, e soprattutto, dell’esigenza di “accelerare” i procedimenti amministrativi giacenti, valesse la pena di creare una sorta di “impunità di gregge” per l’unica fattispecie che consentiva ai pubblici ministeri di aprire un fascicolo di indagini (…) così facendo all’Università, dunque, sfuggono dalla novella dell’art. 323 del codice penale. In buona sostanza, nel reclutamento del personale docente e ricercatore e in ogni altra procedura, non è più contestabile l’abuso di ufficio. Certo è che la pubblica amministrazione si ritrova oggi in una diarchia: quella “governata” esclusivamente dalla legge e quella, al contrario, in cui la normazione regolamentare prevale sulle norme primarie. Per i funzionari della prima è ipotizzabile il reato di abuso di ufficio, per quelli della seconda è del tutto escluso. Si impone, credo, una riflessione anche in termini di violazione del principio di uguaglianza e di compatibilità del nuovo abuso di ufficio con la Costituzione. Si deve dunque sperare, ancora una volta, in un intervento demolitorio della Corte”.


Leggi l'articolo integrale su "il Fatto quotidiano" del 8 dicembre 2020



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