Prosperi: "All'Università la logica mafiosa dei concorsi produce stragi di speranze e intelligenze"


In un due lunghi articoli del 2008 il professor Adriano Prosperi, docente di Storia moderna alla Scuola Normale Superiore di Pisa, nonché editorialista dei principali quotidiani italiani ("Corriere della Sera", "la Repubblica", "Sole24Ore"), descriveva, lucidamente e impietosamente, i meccanismi allora - E TUTTORA - in atto nel reclutamento della classe docente dell'Università italiana.


"Se il clan dei casalesi compie una strage in un centro abitato in pieno giorno, nessuno vede, nessuno denunzia, nessuno testimonia. Precisiamo: nessun italiano. Ma parliamo dell'università. Qui le stragi ci sono ma non si vedono. Sono stragi di speranze e di intelligenze. Ogni anno in questa stagione il saldo demografico dell'università si chiude in negativo: i giovani migliori vanno all'estero, i pochi che vengono in Italia da fuori vi arrivano da paesi più poveri e più incolti del nostro. Anche qui è stato un immigrato, un raro esempio di "ritorno dei cervelli" a fare una radiografia impietosa e documentata del sistema universitario. Il professor Roberto Perotti ne "L' Università truccata" ha denunziato le malattie dell'università e illustra il meccanismo dei "concorsi dei rampolli". Le regole della parentela sono elementari nelle popolazioni primitive studiate dal grande antropologo Claude Levi-Strauss. Lo sono anche nelle tribù accademiche italiane. Qui basta un padre Magnifico Rettore a determinare l'irresistibile entrata dei membri della sua famiglia nell'università che governa e nel suo stesso dipartimento. Naturalmente il problema non è la consanguineità dei professori ma il blocco degli studi e la penalizzazione dei giovani migliori che la logica mafiosa dominante nei concorsi ha prodotto con la scomparsa tendenziale delle università italiane dalla parte alta della comunità scientifica internazionale. Le pagine di Perotti fitte di nomi e cognomi potevano scatenare una tempesta di querele e di proteste, riempire le aule dei tribunali di dignità offese. Non è accaduto niente. Le toghe infangate e svergognate hanno continuano a coprire magnificenze fasulle abbarbicate a cattedre e rettorati. Si diceva una volta: "Calunniate, calunniate, qualcosa resterà". Viene voglia di dire oggi: criticate, criticate, niente resterà. Resta solo uno stato d' animo di invidia e di rancore, diffuso tra le famiglie soccombenti e nella poltiglia umana che dallo spettacolo dell'ignoranza trionfante e prevaricante ricava solo una spinta alla maldicenza anonima e indifferenziata e può consolarsi così delle proprie frustrazioni. Ma lo scandalo vero è la sordità delle istituzioni e dei poteri. In un'altra cultura avremmo visto probabilmente manifestazioni pubbliche, esibizioni delle vergogne su lenzuolate di nomi, proteste di associazioni e di sindacati, inchieste di magistrati, interrogazioni parlamentari. Nel libro di Perotti c' è quanto basterebbe in un paese dotato di un vero governo e di una vera opposizione per mettere in movimento almeno una inchiesta parlamentare. Anche perché gli intrecci osceni che avvengono nei concorsi non sono fatti solo di dinastie familiari. Come tutti sanno, il vigente principio dello "ius loci" affida al potere delle cosche accademiche localmente prevalenti la selezione delle nuove leve di docenti attraverso il paravento di finti concorsi. Su questa materia è stato detto tutto. Non è stato fatto nulla."


E ancora:

"Per quanto riguarda l'università, qui da molti anni la selezione e l'avanzamento nei ruoli affidati di diritto ai docenti hanno battuto la strada segnata dal cosiddetto ius loci: un diritto non dissimile per natura da quello del controllo che mafie e camorre impongono sui traffici commerciali, sulle iniziative economiche, sui flussi di ricchezza. Al di là della privata moralità dei singoli, questo sistema è micidiale perché inaridisce fino ad ucciderla la linfa della competizione, punisce i migliori se vengono da fuori e premia i mediocri se nascono in casa e garantiscono clientela tradizionale e ossequio servile al "maestro" del posto. In questo anniversario del Sessantotto l'università dei baroni è un lontano ricordo che non suscita rimpianti. Ma proprio in questi mesi sono stati riavviati alla chetichella e alla spicciolata i concorsi, dopo il lungo blocco destinato ufficialmente a preparare una riforma che non c'è stata. Riprendono su base locale: e questo fa ripartire laboriose trattative sommerse e percorsi labirintici per far sì che quel preciso candidato e non altri abbia nella sua sede il posto preparato per lui."


Leggi l'articolo dal titolo "Cosa dare agli studenti", su "la Repubblica" del 21 ottobre 2008

Leggi l'articolo dal titolo "Il fallimento dei professori", su "la Repubblica" del 25 giugno 2008




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