Osservatorio si scioglie, TRA-ME raddoppia: Università, facciamo la rivoluzione un passo alla volta.

Ieri abbiamo letto la dolorosa intervista di commiato dell'Osservatorio indipendente sui concorsi universitari, dal titolo "Università, la resa dell'Osservatorio sui concorsi: il governo legalizza i bandi falsi, ecco perché gettiamo la spugna". Per l'esattezza l'intervista di "Repubblica" è stata fatta al suo presidente Marco Federici, iscritto anch'egli, da tempo, a "Trasparenza e Merito". Federici, nel rendere pubblico lo scioglimento del gruppo, pone questioni importanti e dice la verità sulla miopia delle forze politiche e delle istituzioni a proposito della riforma universitaria. Lo scioglimento però è una resa che noi di "Trasparenza e Merito" non condividiamo. Anzi, proprio di fronte a certi atteggiamenti dell'accademia e della politica, occorre rilanciare, raddoppiare gli sforzi. Chiamare a raccolta soprattutto i cittadini, non gli accademici.

La settimana scorsa avevamo pubblicato un intervento nel quale censuravamo pesantemente la "manina" che ha inserito, nel testo sul reclutamento universitario partorito dalla Commissione Cultura alla Camera, la profilatura specifica dei bandi di concorso universitari, un modo per individuare in modo predeterminato il vincitore del concorso, farne la fotografia del suo curriculum senza però indicarne il nome. Un modo subdolo per mascherare da cooptazione clientelare il pubblico concorso. Sarebbe stato più corretto e coraggioso - la nostra è una provocazione! - introdurre, per legge, la chiamata diretta abolendo il concorso.

Abbiamo criticato e attaccato chi ha lasciato passare questa modifica, dimostrando così di non conoscere in alcun modo le reali esigenze di una riforma trasparente e meritocratica del mondo universitario, rischiando di fare così un regalo enorme ai baroni e alle clientele che lo gestiscono, spesso illegalmente.

Abbiamo ricevuto tanti messaggi di apprezzamento dai cittadini e anche diversi parlamentari ci hanno chiesto di inviare gli emendamenti da fare al testo ancora in discussione alla Camera che poi passerà, si spera non "blindato", al Senato.

Fughiamo, intanto, qualsiasi dubbio in proposito: non vogliamo affatto rappresentare i sostenitori dello "status quo" degli attuali concorsi.

Quella che noi sosteniamo per l'università è una rivoluzione culturale, una rivoluzione della mentalità, fondata sull'etica pubblica, da mandare avanti un passo alla volta, attraverso le denunce, i ricorsi, l'azione giudiziaria, la denuncia pubblica e mediatica, le concrete proposte di riforma. L'università è un bene pubblico, un bene comune, dei cittadini, una cosa troppo seria, che condiziona il futuro del Paese (nel male, come è gestita attualmente, nel bene se fosse riformata secondo criteri di trasparenza, merito e legalità), troppo importante per essere lasciata in mano a docenti che in modo autoreferenziale e clientelare ne decidono le sorti, usando soldi pubblici per fare interessi privati. Unico caso al mondo di università gestita solo da docenti, senza controllo delle famiglie, dei cittadini e nemmeno dello Stato cioè del ministero, attraverso una versione di autonomia che è divenuta anarchia, far west, autodichia.

Il testo che è stato pubblicato e reso noto dalla Commissione Cultura della Camera è assolutamente blando, insoddisfacente, inefficace, anzi rischia di peggiorare le cose. Ma siccome la nostra Associazione ha senso di responsabilità e soprattutto ha senso della realtà, pragmaticamente, abbiamo deciso, per questa legislatura, di proporre alle forze politiche che vogliano dimostrare, nei fatti, non a parole, di essere per una università dei cittadini e non per una università in mano alle clientele e ai baroni, due semplicissimi emendamenti al testo che vanno in una doppia direzione: 1) eliminazione del profilo scientifico predeterminato e individuato preventivamente nel bando di concorso; 2) attivazione di un concorso nazionale con sorteggi reali delle commissioni per i diversi settori scientifico disciplinari, eliminando la farsa dei concorsi locali che alimentano corruzione, favoritismi e clientele. Queste sono due modifiche di emergenza, nell'immediato del testo sul reclutamento, da fare subito.

Due dati su tutti a sostegno dei nostri emendamenti: nel 90% circa dei concorsi universitari di ogni settore e di ogni ateneo vince sempre il candidato interno, quindi la comparazione meritocratica non esiste; più di 5 mila sentenze amministrative in ambito universitario dal 2014 ad oggi dimostrano che le commissioni dei docenti agiscono in modo illegale e che la macchina dei concorsi universitari non funziona.

La nostra Associazione è rimasta oggi l'unico baluardo di contrasto reale, fondato su azioni e fatti, non parole, alla Mala università.

Abbiamo denunciato più di un decennio fa, in tempi non sospetti, quando nessuno lo faceva, pagando con l'isolamento, con le ritorsioni, con l'accantonamento e il rallentamento della carriera. Abbiamo suscitato le inchieste delle Procure che hanno decapitato i vertici di associazioni a delinquere negli atenei, abbiamo proposto ricorsi al Tar in ogni sede e luogo sui concorsi dei dipartimenti universitari. Siamo stati individuati dall'opinione pubblica come un faro a tutela del diritto di una università aperta, democratica, pubblica, che valorizzi il merito e le competenze. Siamo stati indicati dai media come un interlocutore credibile per la riforma universitaria, con proposte chiare. Di recente siamo stati riconosciuti anche dai tribunali in modo formale, cioè in udienza al processo, come l'unica vera e reale rappresentanza delle pratiche virtuose universitarie a tutela delle vittime ai concorsi e delle buona università. A tutela della cittadinanza. La nostra azione ha smosso le coscienze e coinvolto, oggi, dopo tre anni di battaglia, circa 720 docenti e ricercatori che si sono iscritti con tanto di documento. Numeri un tempo impensabili, che sono destinati ad allargarsi e a crescere. Due "Ambassador" di eccezione come i professori Andrea Crisanti e Tomaso Montanari, si sono aggiunti ai già tanti autorevoli docenti che ci supportano, ed hanno deciso di metterci la faccia e di appoggiare la nostra azione. Persone umane in carne ed ossa, persone disposte a dar battaglia anche dentro l'accademia, ma contro le pratiche illegali, al fianco dei cittadini e non di chi abusa.

Il discorso più articolato, complesso, di lungo periodo, per una riforma radicale dell'università è quello che noi facciamo da tempo e che abbiamo reso noto ovunque, sui giornali, in televisione e sul nostro sito. E' bene riproporlo ancora una volta qui, per gli smemorati.

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Le continue notizie di scandali legati alle irregolarità dei concorsi universitari impongono una riflessione approfondita perché ci troviamo di fronte ad una vera e propria emergenza. Non si tratta, purtroppo, di fatti episodici, quanto di un “sistema di potere”, una rete di comportamenti illeciti e privi di integrità accademica, estesi a molti atenei, come dimostrano le inchieste di alcune procure e gli studi più recenti pubblicati sulla prestigiosa rivista internazionale “The Lancet”. Le università italiane vengono sempre più percepite come sistemi gerarchizzati, chiusi, opachi e non competitivi. Il grado e l’anzianità dei docenti hanno un peso significativo in qualunque decisione, dal reclutamento alla progressione di carriera, troppo spesso adottata non sulla base del merito bensì delle regole che la gerarchia impone. Tutto questo comporta una penalizzazione degli studiosi più giovani, indipendenti, costretti ad andare all'estero per vedere valorizzate le proprie qualità, o a cambiar mestiere, con la conseguenza dell'abbassamento del livello scientifico del sistema universitario italiano e la perdita di competitività rispetto ai sistemi di istruzione superiore di altri Paesi. Può essere stimato in termini di mancata crescita del PIL il peso di un sistema universitario poco efficace, caratterizzato da un reclutamento fondato non sulla competenza e sulla meritocrazia, bensì sullo scambio di favori, dove ogni concorso appare predeterminato nel suo esito. Questa situazione richiede una presa di coscienza collettiva ed un intervento riformatore significativo: 1) Governance. In nessun altro Paese al mondo l’università pagata dai contribuenti è gestita dai docenti universitari secondo un modello autoreferenziale, senza rendere conto ne agli studenti ne alle famiglie ne alla collettività. Un sistema basato su una malintesa autonomia che i Padri Costituenti avevano riservato alle università per tutelare la libertà d’insegnamento dei docenti calpestata dal fascismo e che si traduce oggi, troppo spesso, in discrezionalità senza limiti ed abuso di potere. In Italia l’attuale normativa ed i regolamenti universitari prevedono una elezione dei vertici gestionali e del rettore secondo procedure feudali e oligarchiche, basate sul meccanismo del “voto ponderato”, che sancisce il diritto di voto con prevalenza assoluta di peso per i docenti strutturati, penalizzando quelli a tempo determinato e i ricercatori (che svolgono da precari gran parte dell’attività didattica e di ricerca), il personale tecnico-amministrativo e gli studenti. Occorre rendere l’elezione del rettore quanto più democratica e aperta possibile, secondo il principio di una testa un voto. È opportuno, ancora, trasformare il mandato unico di sei anni in due mandati triennali non rinnovabili, nonché l’introduzione di specifiche norme sulla responsabilità disciplinare del rettore, oggi del tutto assenti. 2) Programmazione. Programmare e impostare la “pianta organica” dei vari atenei sulla base di reali e comprovate esigenze didattiche e di ricerca nei diversi settori scientifici, in modo da rendere ogni università competitiva e all’avanguardia rispetto a parametri territoriali, nazionali e internazionali, evitando sprechi di risorse per chiamate predeterminate, senza che siano puntualmente verificate “ex ante” dai competenti organi le esigenze didattiche, di ricerca e assistenziali. 3) Figure professionali. Eliminare tutte le figure precarie pre-ruolo ad eccezione del ricercatore. Ruolo unico della docenza universitaria, senza la differenziazione tra professore ordinario e associato, che attualmente svolgono le stesse mansioni ma hanno una retribuzione ben diversa, e che aumenta le possibilità di scambio di favori e corruzione negli avanzamenti di carriera in forma di concorso ad personam o “sartoriale”.

4) Reclutamento. L’efficienza del reclutamento è fondamentale per gli effetti virtuosi che ha sul Paese: la spinta positiva alla crescita socio-economica che l’università potrà dare negli “anni a venire” dipende dal reclutamento che farà “oggi”. Nel sistema vigente dei concorsi si assiste a innumerevoli episodi di mala università e alla esplosione dei contenziosi giudiziari. Le aree di maggiore criticità risiedono nella formulazione dei bandi e nella individuazione dei settori concorsuali e scientifico-disciplinari, nella nomina delle commissioni esaminatrici, nella individuazione dei criteri di valutazione e nella loro applicazione. Da qui occorre partire per ridisegnare una procedura trasparente in grado di eliminare le barriere all’entrata dei candidati esterni e di disincentivare tutti quei comportamenti collusivi rivolti a favorire gli studiosi provenienti dagli atenei che bandiscono. Ad esempio: vietare la partecipazione alle commissioni esaminatrici per i docenti dell'ateneo che bandisce la procedura; incentivare la partecipazione al concorso da parte di candidati esterni; vietare che il commissario sia in confitto di interessi per ragioni più ampie di quanto non sia previsto come nel caso di collaborazione assidua con il candidato che deve valutare; tenuto conto dell'alto numero di idonei all'Abilitazione scientifica nazionale nei vari settori, non è possibile che ai concorsi si presenti un solo candidato, quello che deve vincere; imporre un minimo di tre candidati partecipanti al concorso affinché l'esito sia valido; stabilire criteri di valutazione della commissione sulla base di una precisa griglia ministeriale, cioè la determinazione preventiva da parte del Ministero, per ciascun settore, dei punteggi minimo e massimo, espressi in centesimi, per tutti i titoli e le pubblicazioni, in modo da ridurre al minimo la discrezionalità e limitare al massimo l’arbitrio assoluto delle commissioni. Creare un osservatorio permanente con collocazione ministeriale ma costituito da membri indipendenti che assicuri controlli e vigilanza “ex ante” sui concorsi. Prevedere l’integrale pubblicazione degli atti concorsuali, l’eventuale presentazione di ricorsi, il loro esito e le decisioni assunte dagli organi (autotutela, esecuzione di sentenza, etc). 5 ) Avanzamento di carriera. Dopo l’ingresso in ruolo è necessario monitorare l'attività del singolo docente con una valutazione “ex post” della sua produzione scientifica, non affidata ad una commissione ma prevedendo delle soglie automatiche da superare, secondo parametri e criteri internazionali. Occorre premiare con degli incentivi, in termini di “bonus” a livello economico, la produttività, penalizzando invece gli inerti. Occorre tutelare effettivamente in ogni sede quei ricercatori e professori associati, in possesso delle abilitazioni scientifiche nazionali, che per ragioni di politica accademica o a causa delle loro denunce e segnalazioni, sono fatti oggetto di vere e proprie vendette interne, quando non di procedimenti disciplinari. 6) Etica pubblica. Penalizzare e diminuire i fondi ordinari per gli atenei “viziosi”dove si verificano contenziosi(simmetrica premiazione degli atenei “virtuosi”dove non si verificano) o colpevoli di non vigilare con i loro uffici sulle irregolarità (ad esempio il 3-5% in meno per chi non esegue correttamente le sentenze della magistratura, per chi non sanziona conflitti di interessi e illogicità di valutazione e non adegua le commissioni alle norme previste dall’Anac. Non si può demandare il compito di riformare il sistema universitario alla magistratura ma occorre etica pubblica. 7 ) Sanzioni. Prevedere multe pecuniarie pesanti, sospensioni e procedimenti disciplinari per i commissari che si sono macchiati di irregolarità a livello di giustizia amministrativa, civile e penale nei concorsi sancite da sentenze passate in giudicato, in modo che non paghi la collettività (danno erariale) ma i reali e diretti responsabili. Rendere esplicita la possibilità – già prevista in via interpretativa – di giungere al “commissariamento” di quegli Atenei che hanno reiteratamente e gravemente violato disposizioni legislative, similmente a quanto accade per Comuni e, in taluni casi, Regioni. 8 ) Piramide capovolta. In un sistema universitario che funziona la distribuzione dei docenti dovrebbe avere la forma di una piramide, invece nel sistema italiano le percentuali sono rovesciate: 55% di professori ordinari e associati (quest'ultima categoria, in particolare, è in eccessiva crescita numerica), 27% ricercatori, 18% assegnisti. Questo è semplicemente inaccettabile.


Leggi il pdf della lettera con la proposta di riforma dell'università di TRA-ME