"NATURE": Mobilità forzata, perché emigrano i ricercatori italiani

Un articolo pubblicato su "Nature" del 2 marzo 2021 sostiene che i dati di uno studio scientifico dimostrano che scarse prospettive di carriera, mancata trasparenza nelle assunzioni e basse retribuzioni sono i principali fattori dietro la scelta da parte di tanti ricercatori di lasciare l'Italia.


Scrive la rivista scientifica internazionale:

"Il pessimismo sulle prospettive di carriera e le insoddisfacenti condizioni di lavoro sono le ragioni principali per cui molti ricercatori italiani migrano all’estero, come conferma un'analisi di Science and Public Policy (...) Gli autori hanno estratto un sottoinsieme del dal database di MORE3 e confrontato un gruppo di ricercatori italiani che lavorano in Italia con un gruppo di ricercatori, pure italiani, che lavorano all’estero; hanno poi ripetuto l’operazione con un confronto tra ricercatori italiani e non italiani che lavorano in Austria, in Svizzera, nei Paesi Bassi e in Lussemburgo (i quattro Paesi che ospitano il maggior numero di ricercatori italiani nel campione di MORE3).

In Italia, quasi la metà dei ricercatori (e tre dottorandi su quattro) afferma di essere malpagata o pagata appena per sbarcare il lunario, rispetto al 15% di ricercatori italiani attivi all’estero (e un dottorando su dieci). Anche la mancata trasparenza nei metodi di assunzione influenza la “mobilità forzata”, come la chiamano gli autori. Il reclutamento nella propria istituzione è considerato “trasparente e basato sul merito” dal 57% dei ricercatori in Italia e dall’80% dei colleghi all’estero. I ricercatori italiani impiegati all'estero hanno una fiducia quasi doppia nelle prospettive di carriera rispetto ai colleghi rimasti in Italia (...) Gli scienziati italiani residenti all’estero contattati da Nature Italy si riconoscono in questo quadro. L’astrofisica Valentina Tamburello si è trasferita da Torino all’Università di Zurigo nel 2013 per svolgere il dottorato: “A Torino i posti di dottorato erano tutti ‘preassegnati’ a studenti di fisica nucleare, e pagati circa 1000 euro al mese; invece a Zurigo ho ricevuto uno stipendio iniziale di 3800 franchi (3400 euro)”, racconta. Ottenuto il dottorato, le è stato offerto un contratto da postdoc: “Tornerei volentieri in Italia, ma ciò significherebbe fare uno o due passi indietro nella carriera”, ha aggiunto. Quando il suo relatore l’ha incoraggiata a fare domanda di dottorato all’Università di Utrecht, nei Paesi Bassi, e all’Università di Chieti dove si era appena laureata, la geoscienziata Vittoria Lauretano ha vissuto due esperienze “opposte”: “Per il posto a Utrecht ho sostenuto due colloqui, uno dei quali di persona, pagato dall’Università; per il posto a Chieti, invece, ho partecipato a un concorso pubblico, benché si vociferasse che i posti erano preassegnati”. Ha scelto i Paesi Bassi per via dello stipendio migliore, della maggiore indipendenza e delle opportunità più concrete di firmare gli articoli come prima autrice, spiega. Non ha mai pensato di rientrare in Italia, e attualmente lavora come postdoc all’Università di Bristol, nel Regno Unito".


Leggi l'articolo in lingua inglese sul sito di "Nature"