Lettera aperta alla ministra della Giustizia sulla Procura e un caso all'Università di Foggia


*La lettera è stata inviata via PEC al capo di Gabinetto del Ministero di Grazia e Giustizia, alla Procura generale presso la Corte di Cassazione e alla Procura Generale presso la Corte d'Appello di Bari.

Sarà pubblicata il 28 settembre 2021 sul quotidiano "L'Attacco" di Foggia.



Illustrissima Ministra della Giustizia, Prof. Marta Cartabia

Gentilissimi Procuratore Generale presso la Corte di Cassazione

e Procuratore Generale presso la Corte d’Appello di Bari,

Trasparenza e Merito esprime forte preoccupazione per la situazione relativa all’Università di Foggia su cui abbiamo scritto in più occasioni ( 1 2 3 4 5 6 7 ).

In un contesto in cui le Procure e i Tribunali in ogni parte d’Italia stanno offrendo significativo supporto per sradicare i mali cronici del sistema universitario, l’allarme è indotto dall’apparente atteggiamento ondivago e globalmente benevolo, che si riscontra nei pronunciamenti degli organi giudiziari foggiani, conseguenti agli esposti presentati dai professori Centonze e Del Nobile sui quali la Guardia di Finanza ha svolto lunga ed accurata attività di indagine.

Non si tratta affatto di volersi sostituire al giudizio della magistratura, ed è ovvio che ogni sentenza va rispettata. Qui si tratta, semplicemente, di evidenziare alcuni elementi che emergono dalla documentazione in nostro possesso, in modo tale che possano essere presi in considerazione con la dovuta attenzione.

Con sentenza emanata nei giorni scorsi il GIP ha assolto con formula piena alcuni docenti di UNIFG accusati di truffa, peculato e falso in atto pubblico per una vicenda (a conclusione di approfondite indagini della Guardia di Finanza che depositava una informativa) collegata ad un finanziamento per il quale persino il MIUR si era costituito parte civile.

Come puntualmente riportato dal quotidiano “L'Attacco”, che ha seguito con attenzione l’intera storia, l’analisi accurata della vicenda lascia emergere una verità processuale, determinata da decisioni della Procura e del Tribunale, che sembra contrastare con i fatti accertati nel corso delle indagini.

Giova sintetizzare i passaggi essenziali.

A marzo 2016 i proff. Diego CENTONZE e Matteo Alessandro DEL NOBILE presentavano denuncia-esposto alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Foggia. La denuncia riguardava la gestione del finanziamento erogato dal MIUR al DARE (Distretto Agro-Alimentare Regionale) per l'esecuzione di cinque progetti.

I docenti CENTONZE e DEL NOBILE, che erano originariamente coinvolti nei progetti oggetto dell'indagine, lamentavano la loro illegittima estromissione dagli stessi, oltre ad evidenziare alcune violazioni delle regole che presiedono alla esecuzione e rendicontazione dei progetti.

A seguito della denunzia la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Foggia – allora diretta dal leccese dott. Leone De Castris – incaricava prontamente la Guardia di Finanza allo svolgimento delle indagini preliminari finalizzate all'accertamento dei fatti. A conclusione delle indagini preliminari a gennaio 2019 la Guardia di Finanza depositava l'informativa finale, che accertava che tutti i fatti denunciati si erano svolti esattamente come narrati nell’esposto e individuava le corrispondenti ipotesi di reato, in parte rispetto ai fatti contenuti nell’esposto, in parte su fatti ulteriori emersi nel corso dell’indagine, tra i quali spicca l’ipotesi di truffa del DARE ai danni dell’Università di Foggia (che non si è costituita parte civile) per un importo pari a circa 2ML€ e ulteriori ipotesi di falso nella documentazione redatta per le rendicontazioni, che hanno condotto a rappresentare al MIUR costi non effettivamente sostenuti per un importo complessivo di circa 300.00,00€.

Ma se in qualche modo la benevolenza degli organi giudiziari può comprendersi per gli aspetti legati ai tecnicismi dei progetti di ricerca, non si capisce come sia possibile considerare penalmente irrilevante una ulteriore ipotesi di truffa ai danni del MIUR per circa 200.000,00€. Nello specifico, l'Ateneo foggiano ha attivato tre cottimi fiduciari presso altrettanti caseifici per la fornitura di prodotti lattiero-caseari. Dall'analisi dei documenti di trasporto e dalle testimonianze raccolte presso i caseifici la Guardia di Finanza ha accertato che le ditte, seppure regolarmente pagate dall'Università di Foggia, non hanno mai fornito quanto previsto dal cottimo fiduciario. Sul punto si rileva che agli atti ci sono le dichiarazioni – si badi, auto-accusatorie – che per ben due volte il fornitore ha reso alla polizia giudiziaria, confermando di non aver mai fornito i prodotti a Unifg e di aver “spartito” con un docente il compenso fatturato.

Sulla base della informativa della GdF, come sopra sintetizzata ma fedelmente descritta, il pubblico ministero stralcia il caso dei cottimi fiduciari, che pertanto segue una via autonoma, e chiede il rinvio a giudizio solo per la faccenda dei “Time Sheet” e per la questione della convenzione stipulata tra DARE ed UniFg che vede sottrarre all'università circa 2 ML€. Tutti gli altri reati accertati dalla GdF non vengono presi in considerazione dalla Procura. A questo punto della vicenda il procuratore della Repubblica è il dott. Ludovico Vaccaro, foggiano.

Dall’Informativa della GdF sono scaturiti tre procedimenti penali distinti:

1. quella che vede il rinvio a giudizio per la vicenda dei “Time Sheet” e della convenzione tra DARE ed UniFg;

2. le vicende legate alla nuova ulteriore denuncia presentata dai professori CENTONZE e DEL NOBILE per tutti quei reati accertati dalla GdF per i quali il PM non ha chiesto il rinvio a giudizio (denuncia DARE_2);

3. i cottimi fiduciari.

La prima vicenda è quella oggetto della recente sentenza del GIP, che non spiega perché UniFg abbia dovuto rinunciare a circa 2ML€, e non considera che persino il PM, riscontrando che i fatti si fossero effettivamente verificati, aveva però proceduto a derubricare il peculato in malversazione, reato meno grave e per il quale, dunque, gli imputati potevano essere “liberati” dalla prescrizione.

Relativamente alla seconda denuncia (DARE_2), il PM archivia per la modifica del reato di abuso d’ufficio e per la prescrizione di reati quali il falso in atto pubblico, ma ammette che tutto quanto denunciato corrisponde al vero. In conseguenza, invia l’informativa della GdF alla Procura della Corte dei Corti per accertare se vi è un possibile danno erariale.

Per quanto riguarda, infine, i cottimi fiduciari, la GdF ottiene da una delle tre imprese coinvolte la piena confessione del reato commesso. Di fatto, l’imprenditore in presenza del suo avvocato riferisce ai finanzieri di avere intascato i soldi da UniFg senza avere mai fornito alcun prodotto alla stessa Università. Ammette inoltre di avere diviso quanto ricevuto da UniFg con un docente di Bari. La confessione (sopra menzionata) venne resa dall’imprenditore alla GdF per ben due volte, ed in tutti e due i casi era presente il legale di fiducia dell’imprenditore. Nonostante la piena confessione il PM chiede ed ottiene l’archiviazione perché ritiene che dall’indagine della GdF non sarebbero emersi elementi univoci e sufficienti per un valido esercizio dell’azione penale.

L’attività giudiziaria iniziata in modo energico, con precise direttive e pieno appoggio agli investigatori rallenta e si sgonfia inspiegabilmente nonostante una informativa severa della Guardia di Finanza. E non è la prima volta che accade. Era già successo per l’esposto presentato dalla professoressa Francesca Cangelli, per un concorso poi annullato dal Consiglio di Stato; anche in quel caso la GdF chiedeva persino l’applicazione di misure cautelari di sospensione dagli uffici e tutto si è sgonfiato in un nulla di fatto. Stesso esito per la vicenda che ha riguardato le due professoresse Albenzio e Robustella, per le quali un GIP, fuori dal coro, aveva persino chiesto l’imputazione coatta per aver falsamente dichiarato di non versare in situazioni di incompatibilità per la partecipazioni a concorsi.

Ribadiamo che l’Associazione ripone nella magistratura, inquirente e giudicante, la più assoluta fiducia, ritenendola l’ultimo, invalicabile baluardo di legalità presente in questo Paese e fornendole ogni utile sostegno nelle occasioni in cui ci è stata data la possibilità di intervenire quale parte civile nei vari processi. Siamo certi che le vicende dell’Ateneo foggiano saranno attentamente vagliate dalle competenti autorità.

Intanto, dalla attuale governance dell'Università di Foggia si sprecano le grida di giubilo per lo scampato pericolo, con l’aggravante che – a quanto pare – si cercherà di addossare tutti i costi legali su chi ha osato attirare l’attenzione degli organi giudiziari, mettendosi in contrasto col sistema di potere accademico e con il cosiddetto “cerchio magico”. Ci si domanda se, nel rispetto della sentenza, a tutela delle parti danneggiate, non sia opportuno proporre legittimamente appello contro la stessa, non fosse altro per dare la possibilità a un diverso collegio giudicante (nelle persone e nella sede) di valutare se i fatti, così come puntualmente ricostruiti dalla Guardia di Finanza, non costituiscano responsabilità penale per gli imputati.

Alla Ministra Marta Cartabia – che peraltro proviene dal mondo universitario – al Procuratore Generale presso la Corte di Cassazione e al Procuratore Generale presso la Corte d’Appello di Bari chiediamo di esercitare le facoltà previste dall’ordinamento, ivi compresi i poteri ispettivi, al fine di fugare ogni dubbio sulle vicende giudiziarie che vedono coinvolta l’Università degli Studi di Foggia.


Catania,

25 settembre 2021


Trasparenza e Merito.

L'Università che vogliamo


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