LEFT: La grande impostura. Università, concorsi su misura. Storie di ordinario clientelismo

Un articolo sul settimanale "Left" parla dell'attività di contrasto di "Trasparenza e Merito" ai concorsi pilotati, ritagliati su misura per chi dovrà vincerli. In spregio di ogni principio democratico. Sono svariate le storie di ordinario clientelismo negli atenei italiani. Un crimine col quale viene rubato il futuro di una intera generazione di giovani. E del Paese. L'articolo parla del recente libro dal titolo "Ladri di futuro. Il concorrere e la grande impostura dell'università italiana" (Ed. Scienze e Lettere, 2020) della collega dell'Associazione, la studiosa di archeologia Helga di Giuseppe.

L'articolo di Manlio Lilli su "Left" del 14 agosto 2020.


Scrive Left:

"Helga di Giuseppe è un'archeologa, dal nutritissimo curriculum. Che aveva un'ambizione. Quella di continuare a fare ricerca. Per questo non si è risparmiata, nel tentativo di vincere un concorso che le aprisse le porte dell'Università. Ha studiato, ha pubblicato, ha lavorato. Testardamente. Senza riuscirsi. Recentemente ha pubblicato per la casa editrice Scienze e Lettere il libro Ladri di futuro. Il concorrere e la grande impostura dell'università italiana. Una discesa nell'inferno. Provata e raccontata. Con distillata amarezza.

Una storia tutt'altro che isolata. Sfortunatamente. Cambiano i nomi e le età dei protagonisti. Mutano facoltà e dipartimenti delle diverse università disseminate da Nord a Sud del Paese nelle quali le vicende si svolgono. Con un'unica costante, il malaffare. Già, perché di questo si tratta. L'accordo preventivo tra il professore che, attraverso il suo dipartimento, bandisce un concorso, e i restanti membri della commissione giudicatrice sul candidato che lo vincerà. Una decisione che prescinde dai criteri di selezione. Una scelta sulla quale non influiscono i titoli. Per il semplice fatto che un buon numero di concorsi è ritagliato in tutto. e per tutto sui profili di quelli che si è stabilito dovranno risultare vincitori. Candidati, alla pari degli altri iscritti alla selezione, solo nella forma. Nella sostanza dei prescelti ai quali è richiesta un'unica incombenza. Presentarsi alla commissione d'esame. Perché possa essere certificata la loro vittoria. E la sconfitta di qualunque principio democratico.

Quanto questo malcostume si diffuso lo dimostra la nascita, a novembre 2017, dell'associazione "Trasparenza e Merito. L'Università che vogliamo". Come si legge sul portale, "un punto di riferimento per coloro che intendano contrapporsi ad episodi di irregolarità nei concorsi universitari, con particolare riferimento alle procedure di assunzione e di progressione di carriera e del personale docente, in modo da evitare il loro isolamento". Più di 500 iscritti, tra ricercatori e docenti universitari, tutti colpiti dalla mannaia del clientelismo. A partire dal presidente, Giambattista Scirè, al quale "è stato scippato un posto da ricercatore e docente (per tre anni) all'Università di Catania. Storia contemporanea nella sede distaccata di Ragusa". Nel dicembre 2011 la commissione gli preferisce un'architetta. Il Tar e poi il Consiglio della Giustizia amministrativa riconoscono che quel concorso era stato artefatto attraverso "una decisione illogica e irrazionale" e hanno imposto un risarcimento all'ateneo. Dopo sei anni e tre rettori, però, Scirè non ha ottenuto il posto che gli spettava, solo una sostituzione di quattro mesi. Il Tribunale di Catania ha condannato in primo grado i tre membri della commissione per abuso di ufficio. L'ateneo che, in ritardo di anni, ha emanato il decreto che lo riconosce vincitore, non si è costituito parte civile a processo, ma avrebbe chiesto il risarcimento del danno erariale ai membri della commissione. Ed intanto Scirè attende. Una vicenda paradossale, anche se non inconsueta, che aiuta a capire quali siano le regole che troppo spesso sovrintendono ai concorsi universitari. Si quali, sembra di capire, neppure la giustizia nelle sue diverse sedi, riesce a mettere ordine. Vanificando, almeno in parte, il coraggio di chi ha deciso di non accettare soprusi. Terribili ingiustizie. Che non risparmiano neppure quelli che all'Università un posto lo hanno già, ma che ambirebbero ad un avanzamento (...) Addentrarsi nei concorsi universitari, compresi quelli per il dottorato di ricerca, prima tappa non obbligata per accedere alla ricerca istituzionalizzata all'interno di qualche ateneo, significa capire quanto la corruzione sia un male "coltivato". Piuttosto che combattuto. Leggere le tante, troppo, vicende di studiose e studiosi esclusi dal sistema non perché non meritevoli scientificamente, ma semplicemente perché non funzionali ad esso, secondo il giudizio di professori e rettori senza scrupoli, è disarmante. Leggere le affermazioni che qualche coraggioso "escluso" ha provveduto a registrare nel corso di conversazioni non solo private, di quei professori e quei rettori, è la cifra di un fallimento. Del collasso di un sistema (...)

"La cosa peggiore - scrive Helga Di Giuseppe - non sono neanche gli anni buttati via così e il fallimento di un sogno; un ricercatore è una persona creativa che è sempre capace di reinventarsi. Ciò che è davvero grave è il nichilismo che ti lasciano dentro, la sensazione che ogni sforzo sarà vano e che in nessun posto ci sarà mai posto per noi". Quando un Paese commettere reiteratamente un tale crimine nei confronti di diverse generazioni di suoi giovani, merita quel che spesso accade. Che si vada altrove a cercare fortuna.


Leggi l'articolo integrale su "Left" del 14/20 agosto 2020



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