Il bando kafkiano alla facoltà di architettura di Firenze e le sentenze del Tar ignorate

Aggiornamento: mar 31

Sul caso del collega e amico Andrea Bulleri ne avevamo scritto sul nostro sito per ben 3 volte: "Quando la realtà supera la fantasia", "Il commissario ad acta non può dimettersi", "Oltre la metafisica del concorso universitario". Oggi ne scrive Saul Caia sul "Fatto quotidiano", menzionando l'attività costante e ormai onnipresente sui concorsi da parte dell'Associazione "Trasparenza e Merito".

Scrive il quotidiano:

"Il bando kafkiano alla facoltà di architettura di Firenze e le sentenze del Tar ignorate.

Nel dicembre 2015 l’ateneo di Firenze “indice un procedimento di valutazione comparativa per reclutamento di un ricercatore a tempo determinato”. Ma anni di ricorsi non bastano al secondo classificato


Quante volte avrete letto di ricorsi nei concorsi universitari? Atti impugnati, contenziosi sui punteggi assegnati ai candidati o sulla nomina dei componenti della commissione. Nella maggior parte dei casi, quando interviene la giustizia amministrativa, le sentenze vengono rispettate. Ma non in questa storia.

Giustizia di Fatto desidera raccontarvi una vicenda accaduta nell’Ateneo di Firenze, che potrebbe sembrarvi surreale, ma è la cruda realtà, dove per quattro volte il Tar è dovuto intervenire per dare suggerimenti e indirizzi, che sono stati interpretati dai commissari giudicanti a loro piacimento.

Inizia tutto il 29 dicembre 2015, a pochi giorni da capodanno, l’Università degli Studi di Firenze ha “indetto un procedimento di valutazione comparativa per reclutamento di un ricercatore a tempo determinato, presso la Facoltà di Architettura”. Il settore scientifico è “composizione architettonica e urbana”.

Al bando si presentano sei candidati, e dopo le valutazioni redatte dalla commissione giudicante, il ricercatore vincitore prende servizio a febbraio 2017. Come spesso avviene nei concorsi universitari, uno dei concorrenti, presenta ricorso al Tar, perché reputa che il punteggio assegnato ai suoi titoli non sia corretto.

È l’architetto Andrea Bulleri, arrivato terzo in graduatoria, il quale ritiene che la “commissione utilizza dati curriculari diversi da quelli dichiarati” da lui “in sede concorsuale, sottoscritti sotto forma di dichiarazione sostitutiva di certificazione e atto di notorietà”.

Al momento del ricorso Bulleti ha un punteggio di 67,5, preceduto dal dottor Alberto Pireddu con 69 e infine dal dottor Riccardo Renzi con 76.

Il 28 febbraio 2018 il Tar accoglie il ricorso di Bulleri, condannando l’università di Firenze a pagargli le spese legali. I giudici amministrativi scrivono che la “commissione esaminatrice dovrà procedere alla rinnovata valutazione e attribuzione di punteggi nei confronti dei candidati”, “con obbligo di motivare i rinnovati giudizi in relazione ai rilievi espressi dal Collegio nella trattazione delle censure che sono state ritenute fondate”, “entro e non oltre il termine di 45 giorni dalla sentenza”.

Il 23 marzo, i tre componenti della commissione “si riuniscono per via telematica” per la nuova valutazione, e recepiscono le segnalazioni dal Tar, interpretandole a modo loro. Con il nuovo ricalcolo dei punteggi, Bulleri guadagna solo 0,5 punti (68), Pireddu ne perde 3,5 (65,5) e Renzi solo mezzo punto (75,5). Per la commissione, Renzi resta il vincitore.

L’architetto Bulleri chiede una seconda volta l’intervento della giustizia amministrativa, che il 19 settembre tira ancora le orecchie ai commissari giudicanti, che non avrebbero preso in esame i suggerimenti della precedente sentenza. I giudici, poiché la commissione non ha seguito le linee guida proposte, decidono di nominare “presidente della Commissione nonché commissario ad acta il Preside della facoltà di architettura della Università di Bologna”, che insieme al preside della facoltà di architettura fiorentina, “provvederà alla designazione degli altri membri della Commissione assicurandone la imparzialità”.

Passano quasi sei mesi (6 marzo 2019), ma la nomina ancora non c’è. Perché? La risposta ha del grottesco. Non esiste più una facoltà di architettura a Bologna, quindi l’università gigliata non saprebbe a chi rivolgersi. Per la terza volta interviene il Tar, che sceglie come “presidente della Commissione di concorso” e “Commissario ad acta il professore Gino Malacarne, ex Preside della Facoltà di Architettura”. Ma a nenanche un mese dall’investitura, l’1 aprile, il professor Malacarne “rinuncia all’Incarico – scrivono i giudici del Tar – per non meglio precisati impegni, istituzionali, accademici e familiari”.

Il tempo continua a passare, e per avere un nuovo commissario bisognerà aspettare il 18 settembre 2019. Questa volta, è la quarta, i giudici amministrativi nominano Annalisa Trentin, docente ordinario dell’Università degli Studi di Bologna, che in qualità di commissario il 13 novembre completa la commissione scegliendo Enrico Bordogna, del Politecnico di Milano e Francesco Valerio Collotti, dell’Università degli Studi di Firenze.

La nuova commissione fissa per il 12 maggio 2020 la scadenza dei lavori finali sulla decisione dei curricula dei candidati. Peccato che nel frattempo, a gennaio dello stesso anno, è già terminato il triennio da ricercatore a tempo determinato del professore Renzi.

Della vicenda, si è occupata anche l’associazione “Trasparenza e Merito – L’Università che vogliamo”, di cui ò responsabile scientifico il siciliano Giambattista Scirè, che nell’articolo “L’ateneo di Firenze oltre la metafisica del concorso universitario: il caso di Progettazione”, parla di una “surreale e kafkiana vicenda che ha nuovamente come protagonista un ateneo italiano” anticipando l’esposto presentato dall’architetto Bulleri alla Procura di Firenze.

A metà giugno scorso, è arrivato il verdetto finale della nuova commissione giudicante, che conferma per la terza volta la cattedra al professor Renzi (punteggio 73,7), in barba ai ricorsi dell’architetto Bulleri e alle sentenze del Tar di Firenze."


Va fatta una considerazione di carattere generale: non è possibile che le sentenze dei Tar non vengano eseguite impunemente in questo modo dagli atenei fino a quanto poi il Tar stesso viene indotto a defilarsi. Occorre una riforma complessiva del sistema della giustizia amministrativa in Italia, soprattutto dando concretezza ed efficacia all'esecutività delle sentenze, in particolare evitando la strada del risarcimento (a spese della collettività) e percorrendo quel reintegro sul posto di lavoro del ricorrente vincitore del ricorso.

Nello specifico, la vicenda fiorentina, come tiene a dirci il nostro amico e collega Andrea, a cui va tutta la vicinanza e solidarietà dell'Associazione per l'incredibile storia accadutagli, non è affatto conclusa. Lui fa ricorso nuovamente al Tar che decide di non decidere e solleva una eccezione per difetto di interesse, ma i punteggi non tornano. A questo punto il collega presenta un ricorso straordinario al Capo dello Stato, tuttora pendente. Nella speranza che la Procura di Firenze si muova oltre l'ambito dei concorsi di Medicina, il contenzioso dunque continua.


Leggi l'articolo sul "Fatto quotidiano" del 25 marzo 2021