Firenze e gli applausi dei colleghi ai docenti interdetti ovvero l'Università che NON vogliamo


Avevamo già scritto, qualche tempo fa, un intervento che nel titolo menzionava la parola "vergogna!" indirizzata nei confronti dell'ateneo fiorentino. Adesso, se possibile, si è superato il limite perfino della decenza. Sentite cosa scrive un giornalista del "Corriere" (ed. Firenze) in un articolo del 3 aprile 2019:

"Un boato. E tutti in piedi ad applaudire e sostenere i colleghi professori indagati (molti dei quali già interdetti dai pubblici uffici, aggiungiamo noi, ndr) nell'inchiesta sui concorsi. Così Medicina si stringe attorno a chi è nell'occhio del ciclone. Ieri, all'incontro a porte chiuse che si è tenuto nell'auditorium di chirurgia a Careggi, davanti al rettore e a 250 docenti di Medicina, si è alzato in piedi il presidente della scuola di Salute Umana, per fare un intervento in difesa dei colleghi coinvolti nell'inchiesta Cattedropoli".

Una scena stucchevole oltre che di cattivo gusto per una istituzione universitaria sempre più alla deriva. Cerchiamo di stare ai fatti.

Nell'ordinanza del giudice che ha accolto la richiesta di interdizione dai pubblici uffici per molti dei docenti coinvolti e che sta valutando, attraverso l'approfondimento delle indagini, le ipotesi di reato grave poste in essere dalla procura come abuso di ufficio e turbativa del procedimento amministrativo per la programmazione del reclutamento e alcuni concorsi che sarebbero stati predeterminati, si leggono - a quanto hanno pubblicato gli stralci dei quotidiani locali - spezzoni di registrazioni e intercettazioni ambientali che tratteggiano un quadro davvero fosco e cupo, sia per il settore di Medicina all'Università sia per l'azienda ospedaliera. C'è materiale dunque per interessare, a parte la procura che sta indagando, anche i rispettivi Ministeri dell'Istruzione Università e Ricerca e della Sanità. La domanda che ci poniamo è infatti: come può un'autorità preposta al controllo, alla vigilanza e alla garanzia del funzionamento della pubblica amministrazione far finta che non sia accaduto nulla di fronte a interdizioni di docenti, concorsi predeterminati, conflitti di interessi tra istituzione accademica e azienda ospedaliera?

In particolare, il quadro complessivo che emergerebbe dalle intercettazioni, dimostra che le finalità di ateneo e ospedale fossero ben diverse da quelle che avrebbero dovuto orientare la scelta del più razionale impiego delle risorse pubbliche in vista della individuazione dei migliori professionisti, e che, per quanto riguarda la parte relativa ai concorsi, la violazione delle norme di legge sembrerebbe evidente: i concorsi sarebbe stato costruiti e pilotati su candidati individuati e scelti, cioè predeterminati, fin dall'inizio.

Un ateneo serio ed equilibrato, un rettore responsabile e imparziale, oltre a ribadire di credere nel lavoro della magistratura (al momento i giudici hanno provveduto alle interdizioni), dovrebbe tutelare tutti i docenti, non solo con la presunzione di innocenza il gruppo degli indagati, ma anche e soprattutto le vittime della vicenda da cui è partito tutto con la loro coraggiosa denuncia, ovvero i professori Oreste Gallo e Pasquale Gallina, membri associati di "Trasparenza e merito".

Non si capisce, inoltre, la ragione per cui, nel caso dell'inchiesta di Diritto tributario, che ha seguito le stesse dinamiche di Medicina, cioè l'interdizione dai pubblici uffici in prima battuta di molti docenti e poi, dopo le indagini, il rinvio a giudizio per corruzione (in qual caso), l'ateneo fiorentino (e il rettore pro tempore) si sia costituito parte civile al processo, mentre in questo caso, almeno secondo quanto riportato dal giornalista del Corriere fiorentino, addirittura ci sarebbe una presa di posizione a difesa - diciamo noi - dell'indifendibile.

Una volta di più l'Università di Firenze, stando alle recenti dichiarazioni e soprattutto alle recenti azioni (si vedano incontri con applausi roboanti e annessi boati), dimostra di essere quanto più lontano possibile da una Università che difende la legalità, il rispetto delle regole, la trasparenza delle procedura e la valorizzazione del merito, quanto più distante dall'Università che noi vogliamo.


Leggi l'articolo del "Corriere" (ed. Firenze) del 3 aprile 2019




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