Favoritismi e baronie non sono casi isolati: Giambattista Scirè racconta la Mala università

Dopo la vicenda del contratto negato a Catania nel 2011 (finita con la beffa di un reintegro di 4 mesi), il ricercatore, che nel frattempo ha fondato l'associazione Trasparenza e merito, pubblica un saggio dal titolo Mala università (Editore Chiarelettere) che raccoglie testimonianze emblematiche di concorsi pilotati e abusi di potere da parte di professori e rettori. Non sono mele marce, racconta, ma un problema strutturale del mondo accademico italiano. L'articolo sul ilfattoquotidiano.it

di Riccardo Antoniucci | 30 SETTEMBRE 2021


“Se ti interessa dimmelo subito e cerchiamo di concordare una strategia. Ti raccomando di non farne menzione con nessuno. È opportuno procedere con prudenza e riservatezza”. “Stai molto attento al ricorso e, soprattutto, non fare mai accuse personali che sarebbero sbagliate. È meglio evitare di esporsi”.

A dispetto delle apparenze, questi messaggi dal carattere cospirativo, hanno come soggetto un concorso pubblico per una cattedra di Storia contemporanea all’Università. Sono alcuni dei messaggi, anzi “avvertimenti” che Giambattista Scirè ha ricevuto personalmente. Ai tempi era solo all’inizio di quella che si sarebbe trasformata in una battaglia di trasparenza per denunciare le storture del sistema universitario italiano.

La storia di Scirè ha avuto risalto nelle cronache. Dopo aver studiato e insegnato all’Università di Firenze, Scirè a fine 2011 si presenta e vince un concorso da ricercatore a tempo determinato nell’Ateneo di Catania. Cattedra di Storia contemporanea nella sede distaccata di Ragusa. Il posto viene però assegnato a un’architetta senza i titoli necessari per l’incarico.

Le carte finiscono in tribunale e alla Scirè viene riconosciuto dal Tar come legittimo vincitore e reintegrato nel 2014. Per soli quattro mesi però, perché nel frattempo l’orologio del contratto aveva continuato a girare. Alla scadenza, su 53 ricercatori che ottengono un rinnovo, l’unico a non riceverlo indovinate chi è?

Il calvario dell’autore è solo una delle storie contenute nel suo ultimo libro, da poco uscito per Chiarelettere e intitolato icasticamente Malauniversità (la prefazione è di Piercamillo Davigo). Per il suo caso, ha scelto la via della denuncia pubblica, che nel 2017 si è tradotta in un’associazione che il programma ha già nel nome "Trasparenza e Merito. L'università che vogliamo", che denuncia del movimento del malcostume cooptativo delle nostre università. È questo stesso approccio che si ritrova nel libro Malauniversità. Con dovizia di particolari e di documenti (mail, messaggi, intercettazioni, testimonianze dirette), il libro dà conto di tanti casi emblematici di malaffare accademico. “Nella società odierna, un candidato che si presenti a un concorso universitario da solo, cioè puntando sui propri titoli e sulle proprie pubblicazioni scientifiche, senza la protezione di un ‘padrino’, è un temerario, perché si accinge a mettersi contro e a combattere non il candidato predestinato, cioè il vincitore prescelto, e nemmeno l’avversione della commissione che ha già deciso l’esito, ma l’intero potere dell’università intesa come ‘sistema’”. Non sono casi isolati di mele marce, argomenta Scirè, ma nodi di sistema: “Questo libro non fa propria la tesi della contrapposizione tra la buona università e la Mala università, né il tentativo di paragonare l’una all’altra in termini numerici. No, qui non troverete nulla di tutto questo, per una semplice ragione: l’università che funziona, gli esempi di eccellenza, il contesto di sacrificio quotidiano e di duro lavoro, costante e instancabile, dei tanti ricercatori e docenti che vivono la Mala università come un problema serio, grave – anzi, come un nemico– non dovrebbe essere affatto una notizia. La buona università, quella che rappresenta la punta di eccellenza del paese, dovrebbe essere la normalità, la regola e non l’eccezione”. Molte delle vicende riportate sono state oggetto di sentenze amministrative, altre riguardano processi ancora in corso. Tutte sono storie emblematiche di un sistema corrotto. Accanto a casi come quello dell'ex rettore di Tor Vergata Giuseppe Novelli, leggiamo non solo di concorsi pilotati e “dissuasione” di candidati competenti che rischiavano di sparigliare le decisioni già prese su chi deve vincere, fino a un drammatico capitolo sulle molestie sessuali. E soprattutto di una sorta di codice non scritto, ma largamente praticato, dei baroni universitari che selezionano i loro assistenti non sulla base del merito, ma con il criterio del servilismo e della docilità rispetto al potere, spesso e volentieri truccando le loro competenze. Il libro si basa su una raccolta “corale”: tutti i protagonisti del volume sono docenti e ricercatori iscritti all’associazione Trasparenza e Merito. Non è l’unico saggio che parla di scandali di accademici, di concorsi truccati e parentopoli. Però è forse il primo che racconta il problema come un dato di sistema, una questione che dipende dalla struttura di potere che si è cristallizzata nell’ambito accademico. E che di fatto lo cannibalizza: se la riproduzione della classe dei docenti e dei ricercatori è affidata in maniera sistematica alla cooptazione e alle affiliazioni a potentati, il sistema sforna solo figure servili e poco competenti, impoverendo la qualità della ricerca. Scrive l’autore: “Partiamo da un presupposto: in nessun altro paese del mondo l’università è pagata da tutti i contribuenti ma è gestita da soli universitari, secondo un modello di autonomia autoreferenziale che diventa arbitrio assoluto”.

Malauniversità si spinge anche sulle soglie dei rapporti tra baronati e massoneria, secondo un modello che Scirè non ha problemi a definire di carattere mafioso. Perché un sistema di cooptazione così ampio non può non avere rapporti con l’esterno, ricevendo e producendo input da e verso gli sistemi di potere del Paese. Scrive Scirè: “la questione non si esaurisce in una serie di scandali (seppur numerosi), di entità più o meno grave, ma viene analizzata come un vero e proprio «sistema di potere» bidimensionale, attivo sia dentro l’Accademia sia fuori di essa.


Leggi l'articolo integrale su ilfattoquotidiano.it il del 30 settembre 2021