Favoriti gli incapaci, esclusi gli esterni. I concorsi col trucco nelle università

Aggiornamento: apr 29

Un articolo su Libero quotidiano parla dei concorsi truccati nell'università italiana. Gattinoni scrive al governo: "Il meccanismo di selezione dei professori, che esclude i docenti esterni, sta uccidendo il merito". Lo scienziato e docente medico dell'università di Gottinga in Germania ripropone gran parte delle soluzioni indicate da "Trasparenza e Merito".


Scrive "Libero":

Lo scorso agosto, durante la conferenza di apertura del meeting di Comunione e Liberazione di Rimini, Mario Draghi aveva detto: "Il Covid sta mettendo a rischio il futuro dei giovani". L'ex capo della Bce, sei mesi dopo, si era soffermato sulla scuola e l'università. "Per crescere come Paese", aveva detto, "non si può prescindere dall'istruzione. Bisogna puntare sulle nuove generazioni, serve un massiccio investimento di intelligenza e risorse finanziarie anche nella ricerca. Se guardiamo alle culture e alle nazioni che hanno gestito meglio l'incertezza e la necessità del cambiamento" , aveva sottolineato, "tutte hanno assegnato all'educazione un ruolo fondamentale".

L'istruzione dalle nostre parti non se la passava bene già prima del Covid, basti pensare alle cattedre vacanti fino a primavera. Il virus ha dato la mazzata, ed essere ottimisti è una parola. Oggi Draghi ha l'arduo compito di rimettere in senso anche questo settore. "In questi giorni", dice a Libero il professor Luciano Gattinoni, luminare di anestesia e rianimazione, "il governo sta pianificando il Recovery Plan, si preparano strategie, ho sentito le proposte più svariate, i partiti litigano, ma si parla troppo poco di università e del livello dei suo docenti, i quali in Italia da un paio d'ani vengono chiamati tutti dall'interno dello stesso ateneo, non c'è selezione, il sistema - quanto meno nella mia specialità - non punta a scegliere i migliori che ne so, da Londra, Parigi, ma anche dalle altre università della nazione, bensì a mantenere lo status quo, così tutti fanno meno fatica".

Gattinoni, ex direttore scientifico e presidente della federazione mondiale di medicina e terapia intensiva, tiene a precisare: "Non significa che tutti i professori non siano all'altezza, sia chiaro. Ma nel giro di qualche anno, con un sistema così orientato, un professore incapace non potrà che avere allievi incapaci, in quali prepareranno allievi altrettanto incapaci. Tale meccanismo abdica alla funzione principale dell'università, ossia selezionare le persone più preparate".

Gattinoni insegna all'università tedesca di Gottinga, nella Bassa Sassonia, da dicembre 2015: "Qui funziona in modo diverso, gli atenei assumono i docenti da ogni parte del mondo, alla selezione possono partecipare tutti, interni ed esterni". Ieri ha inviato una lettera al ministro dell'Università e Ricerca Maria Cristina Messa. "Le inoltro quanto già inviato al suo predecessore (Gaetano Manfredi, che non gli ha risposto, ndr) a settembre 2020. Penso che nell'atmosfera del Recovery Plan questo passo a costo zero sia essenziale per il futuro del nostro Paese. Credo che l'Università italiana, quanto meno nel mio settore, non abbia molto da invidiare alle più titolate internazionali". E però Gattinoni entra nel vivo: "In Italia è invalso l'uso , di proroga in proroga, delle procedura di chiamata "riservate" che da eccezione qual erano sono diventate la regola. Sfortunatamente l'endogamia è madre del cretinismo. Mi risulta che nella mia specialità", prosegue il testo, "tutti i prossimi concorsi siano riservati. Le devastanti conseguenze sulla qualità si vedranno tra 5-10 anni". Gli chiediamo il perché a suo parere si sia consolidato questo sistema. "Perché fa comodo a tutti. Pensi a un professore prossimo alla pensione che ha un allievo prediletto interno. Mette lui al suo posto, è chiaro, così se vuole tornare nel suo ufficio nessuno gli rompe le scatole. A qualcuno può sembra una cosa di poco conto, ma è su queste basi che si costruisce o demolisce un Paese, e nessuno dice niente, è preoccupante. Un processo di selezione normale, aperto all'esterno e in cui possono partecipare tutti", spiega Gattinoni, "può durare 7-8 mesi, è duro, io ho fatto parte di commissioni in Inghilterra, in Svizzera, in Francia, so di cosa parlo. In Italia traggono tutti vantaggi dal meccanismo in essere, vincono tutti, ma la verità è che perde il Paese".

Il Recovery plan destinerà una trentina di miliardi all'istruzione. "Ben venga", commenta Gattinoni, "ma ne possono mettere anche 60: è l''impostazione che va cambiata. La Marina inglese aveva due regole: la prima era che non si poteva diventare capitano sulla stessa nave in cui si era stati impiegati come secondi; la seconda era che capitano, passati i 35 anni, non lo si poteva più diventare. Punto. Era semplice". L'ex ministro Manfredi, dicevamo, non ha mai risposto all'appello di Gattinoni. "Vediamo se stavolta col ministro Messa, che fino a due anni fa era rettrice a Milano, avrò più fortuna", conclude il professore. "Vedete: non bisogna inventare nulla di nuovo, si può fare una riforma a costo zero, non servono montagne di soldi, basterebbe ridare importanza ai vecchi valori e proiettarli nel futuro". Più facile a dirsi che a farsi."


Leggi l'articolo integrale su "Libero quotidiano" del 24 aprile 2021