Corriere:"UniTorino-Chirurgia. Quella cattedra spetta a lei. Così truccarono il concorso a Medicina"

Università di Torino, Facoltà di Medicina, Scuola di Chirurgia plastica. Chiusa l’inchiesta della Procura, sei professori verso la richiesta di rinvio a giudizio: accusati di turbativa. L'articolo sul "Corriere della Sera" (ed. Torino) di Massimiliano Nerozzi.


"Avrebbero pilotato la scelta della commissione giudicatrice e predisposto criteri «ad hoc», truccando il concorso per il posto di professore associato della cattedra di Chirurgia plastica della facoltà di Medicina dell’università di Torino, favorendo un candidato (che poi vinse): è l’ipotesi della Procura che ha chiuso le indagini nei confronti di sei persone accusate di turbata libertà del procedimento amministrativo e (uno), di istigazione alla corruzione. Al centro dell’inchiesta della polizia — iniziata dal pubblico ministero Roberto Sparagna e ora coordinata dal collega Giovanni Caspani — ci sono il professore ordinario e direttore della scuola di specialità di Chirurgia plastica e la dottoressa che avrebbe beneficiato dei favori illeciti, aggiudicandosi il posto (...) Profilo del candidato «su misura» L’inchiesta era partita nel luglio del 2018, dopo una denuncia-querela del dirigente medico della struttura complessa di Chirurgia plastica ovvero il candidato al medesimo concorso, che sarebbe stato penalizzato (...) Nell’inchiesta — dopo quasi un anno di indagini e di intercettazioni, e una microspia audio-video ambientale — sono finiti indagati per turbativa anche i tre componenti della commissione. Appare chiaro, come annotano gli inquirenti nell’informativa conclusiva di 248 pagine, che la vicenda concorsuale in esame è stata certamente “pilotata” in favore della candidata prescelta. Sia attraverso la scelta, oculata e strumentale al fine perseguito, dei componenti della commissione giudicatrice, così attraverso la predisposizione del “medaglione”, artatamente predisposto sulla base di criteri specifici e scelti ad hoc, tali da favorire la candidata. Di più, per non correre rischi, il «medaglione», cioè il profilo del candidato, non verrà neppure utilizzato dalla commissione: è stato predisposto appositamente un metodo “a punteggio”, così da rendere inattaccabili le valutazioni."


Leggi l'articolo integrale su "Corriere della Sera" (ed. Torino) del 24 settembre 2020



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