CdS: Anche il prof, come tutti, è parente di sé stesso quindi il concorso non è valido

Il Consiglio di Stato: perfino il docente universitario, come tutti gli altri cittadini, è parente di sé stesso quindi quel concorso non è valido.

Ricordate la vicenda segnalata da un articolo di G.A.Stella sul "Corriere della Sera" del marzo 2018 dal titolo "Il prof che bandisce il concorso per sé. La legge vieta solo l’aiuto a parenti", sulla quale il Tar all'epoca, a proposito di una procedura di chiamata per professore ordinario da parte della Scuola Normale Superiore di Pisa, aveva dato l'ok ritenendo che non ci fosse alcuna violazione della legge?

Il Consiglio di Stato, con una sentenza del 19 gennaio 2019, ha stabilito che il docente, "al momento della presentazione della domanda di partecipazione alla selezione, versava in una doppia e concorrente situazione d’incompatibilità: l’una – qualificata come incandidabilità – espressamente prevista dall’art. art. 6, comma 2, del Regolamento dell'ateneo; l’altra, desunta dal conflitto d’interessi quale componente del Collegio Accademico che ha formulato ed ha approvato la proposta di attivare la procedura di chiamata ex art. 18 della legge n. 240 del 2010".

In sostanza i giudici del CdS stabiliscono che il docente, in conflitto di interessi, non può far chiamare dall'ateneo il concorso, né per i propri parenti né tanto meno per sé stesso. Ma veramente? Ecco lo stato in cui versano le regole e le procedure nell'Università italiana. Verrebbe da ridere se non ci fosse da piangere.


Leggi la sentenza integrale del Consiglio di Stato del 19 gennaio 2019

Leggi l'articolo sul Corriere della Sera del 26 marzo 2018




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